GRUPPO ALBATROS IL FILO PRESENTA: Jackie – Luna Denoi

Metaforico: il primo libro di Luna Denoi si intitola “JACKIE” e sta già riscuotendo grandi consensi tra chi ha avuto il piacere di leggerlo. Noi del Gruppo Albatros abbiamo deciso di raccontarvelo ponendo alcune domande direttamente all’autrice, che ringraziamo per averci dedicato qualche ora del suo tempo.

Chi è Jackie? 

Prendendo spunto dalla figura retorica, Jack of all trades, che in versione femminile sarebbe Jill of all trades, ho preferito modificare il nome al femminile chiamandola semplicemente Jackie. Mi colpisce molto il suono che questo nome emette, sembra un diminutivo. E con questo arrivo alla risposta: Jackie è tutte le donne che al lavoro sono considerate solo un’aggiunta al lavoro maschile. Non siamo (ancora) considerate alla pari, e a volte veniamo trattate come se poter lavorare fosse una gentile concessione che ci viene fatta.

La moda degli ultimi tempi ci permette di declinare qualunque mestiere al femminile e alle donne che hanno osato abbandonare il grembiule e lasciare la propria cucina,  viene concesso di fare dei lavori che in passato erano di esclusiva maschile, declinati al femminile. Vediamo però che questi lavori svolti dalle donne non vengono di certo considerati alla pari degli (stessi) lavori quando il ruolo sia ricoperto da un maschio. La famigerata disparità di salario è solo la minima parte della disuguaglianza.

Jackie quindi è una donna che non accetta più di stare nel silenzio e ringraziare. Sarà per l’età, non essendo di primo sale, Jackie non vuole più stare al gioco. In quanto questa è la vita, non un gioco. Quindi decide di gridare che l’imperatore è nudo. Nella fiaba, il bambino lo grida dalla sua innocenza, nella realtà di Jackie c’è troppo e quindi è impossibile per lei non vedere. E per lei è diventato impossibile non parlare, imperdonabile per lei restare muta.

In questa storia c’è più voglia di riscatto o di puntare il dito?

In realtà è di più. Io in quanto Autrice non ho bisogno di riscatto, lavoro in un ambiente sereno. E mi ritengo fortunata. Ecco quanto questo è diventato eccezionale, ambienti di lavoro sereni sono una rarità. In passato però si, ho vissuto anche esperienze simili in prima persona e ne sento moltissime  “in giro”. Come introdotto sopra, Jackie rappresenta infinite storie dei lavoratori, di ambedue i sessi. In questo sono simile a Jackie, nell’essere stufa di questo mondo finto, falso.
Le regole sono ben chiare, soltanto rispettando le regole si riesce a sopravvivere nel mondo di oggi. Ma sopravvivenza non è vita. In questo periodo storico tramite Jackie ho dato voce ai pensieri che ci accomunano in tanti. Parto dal mondo del lavoro, ma estendo il racconto e la riflessione ben oltre l’orario dell’ufficio.

Ci racconta brevemente la metafora della ricetta?

La tartare è un piatto molto semplice ma anche molto complicato allo stesso modo. Semplice da fare, complicato nella selezione degli ingredienti. Se preparato con ingredienti scadenti e/o scaduti, ha delle conseguenze serie sulla salute del consumatore. Oggi consumiamo di tutto, purché abbia un bell’aspetto, sia considerato di moda, venga approvato dagli influencer …La tartare è fatta di ingredienti crudi e ben visibili. Ma anche qui possiamo essere confusi quando viene ben adornata. O quando non vogliamo neanche sapere cosa mangiamo, consumiamo tutto perché va di moda. La qualità non la vedi però. Te ne accorgi dopo, se sia scadente. Per capire la qualità serve ben altro. Serve andare a profondo. Serve fermarsi un attimo e vedere il contorno. Non gli addobbi. E quando è maleodorante, non ci sono dubbi. O almeno non dovrebbero esserci. Non parlo più della macelleria di fiducia, ovviamente.  Quindi se nel mondo agroalimentare ci sono tanti enti che assicurano la qualità del cibo che mangiamo, con la metafora espongo che per quello che ci viene offerto in pasto ogni giorno, al lavoro e nella vita, non c’è nessun ente a sorvegliare. La bella vita, che viene elogiata come nirvana della nostra esistenza, in realtà è una trappola. Preparando la tartare, faccio in piccoli prezzi la realtà, ma per mangiare sano / vivere sano serve la supervisione di molti. Serve, servirebbe, che le persone siano disposte, pure a costo del sacrificio dei propri comfort, a non mandare giù tutto o guardare dall’altra parte, a coprire tutto, adornare tutto, per il quieto vivere nei loro piccoli castelli.

Qual è stato il momento più sorprendente durante la scrittura del suo libro?

Che questa scrittura possa essere un libro. Sono riflessioni che da anni scrivo su pezzetti di carta, scontrini del supermercato o buste delle lettere – in base alle situazioni e emozioni che esse suscitano e che non potevo tenere racchiuse. Sicuramente gli avvenimenti personali e mondiali dell’ultimo periodo hanno dato quella spinta e forma che serviva a partorire Jackie. Le idee quindi hanno preso forma nella quotidianità di Jackie.  La giornata di Jackie, descritta nel libro, è una qualsiasi giornata lavorativa e non solo lavorativa.

Quali sono le sue fonti di ispirazione per la scrittura?

Rischio di sembrare banale, la vita è una fonte inesauribile. Gesti e parole di vita quotidiana che magari un giorno non noto, in un altro momento quello stesso episodio scatena una valanga di pensieri e associazioni che metterli per iscritto è l’unico modo di controllare la potenza del pensiero. Mi piace osservare gli invisibili e imparare da loro. Lasciarmi ispirare da loro. Piccolo Principe dice che l’essenziale è invisibile agli occhi, si, le persone più vere oggi sono invisibili. La vera bellezza oggi è invisibile e intima, e in quei rari momenti che riesco a intravederla, è una ispezione immensa.

È stato un piacere per noi dare la parola a Luna Denoi: speriamo, con le nostre domande, di avervi svelato alcuni dettagli interessanti sul libro “JACKIE”. Non esitate a commentare, saremo curiosi di leggere le vostre considerazioni. Buona lettura e alla prossima intervista.

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