gruppo albatros il filo presenta: “COM’È FATTO IL PARADISO?” – Gino Janni

Oggi parliamo del libro Com’è fato il paradiso? Di Gino Janni pubblicato con la nostra casa editrice Gruppo Albatros il Filo.

Noi del gruppo Albatros il filo abbiamo avuto il piacere di poter intervistare Gino Janni per conoscerlo meglio e scoprire qualcosa in più sul suo libro Com’è fatto il paradiso?

Riportiamo di seguito l’intervista all’autore, buona lettura!

  • QUANDO NACQUE LA SUA PASSIONE PER LA SCRITTURA?

Il mio interesse per la scrittura, il racconto, la registrazione periodica di esperienze vissute intensamente, è nato nei miei ripetuti viaggi degli anni  ’70 in America Latina (soprattutto nelle zone rurali di Ecuador, Perù, Colombia). Dopo le intense giornate di lavoro (ricerca sociale nelle zone  marginali di quei paesi), la sera al lume di candela mi piaceva scrivere un diario intimo, personale, nel quale si alternavano registrazioni minuziose di fatti, di incontri, di riunioni, di difficili trasferimenti a piedi nella foresta, di conversazioni ricche e spesso accidentate con indigeni, meticci, gente povera o funzionari governativi ignoranti e presuntuosi, e improvvise invenzioni di come le cose sarebbero potute – invece – accadere. Mi piaceva inventare storie alternative, completare ciò che mi era realmente accaduto con accadimenti diversi, migliori o peggiori. Spesso mi divertivo a immaginare finali disastrosi, contrasti pericolosi. Poi mi ricordavo anche di vicende familiari di amici, che erano avvenute nelle capitali (Quito, Lima, Bogotà) nelle settimane che avevo passato nelle case di coloro che mi ospitavano; partecipavo attivamente, con consigli, ai racconti di situazioni e discussioni familiar- parentali, dominate dalle “Matrone” (le grandi “nonne” che dominavano le scene familiari, ed alle quali ero molto legato). Insomma, il contrasto tra la vita urbana delle capitali e la povertà e spesso la “indecifrabilità” dei mesi passati nelle lontane periferie del mondo marginale, mi stimolarono a scrivere nel diario un miscuglio di esperienze vissute e di storie “possibili”. Poi, quando tornavo a casa, nella mia residenza romana, rivedevo il tutto; e così cominciai a impegnarmi nel raccontare pezzi della mia vita, delle mie esperienze, privilegiando sempre le relazioni intense tra le persone, che comprendevano anche – ovviamente – le relazioni intime. Scrivere di me, e di coloro con i quali avevo vissuto esperienze stimolanti, ma sempre completando e arricchendo le storie vere con particolari aggiunti, che mi sembravano “necessari”, cominciò a diventare, verso la fine degli anni ’70 e per tutti gli anni ‘80, quasi un “obbligo”. Mi dava un grandissimo piacere scrivere racconti di me, o di persone che in parte mi assomigliavano. Ma tenni il tutto segreto per lunghi anni, non immaginando che poi, un giorno, avrei potuto pubblicare queste storie.

  • COSA LE PIACEREBBE DIRE AI SUOI LETTORI?

Ai miei lettori mi piacerebbe dire che debbono, forse, mentre leggono i miei racconti, pensare lungamente alle loro storie analoghe, necessario intreccio tra realtà vissuta veramente, intensamente, e spesso dolorosamente, e realtà immaginata. Infatti, le storie che uno possa inventare dipendono da alcune trasformazioni, arricchimenti o impoverimenti, di storie vere, vissute. Mi piacerebbe anche dire che scrivere racconti era per me una assoluta “necessità”; non potevo farne a meno. E rileggerli era per me una emozionante esperienza: mi arricchiva le giornate, mi riempiva di soddisfazione. Così spero che accada ai miei lettori: prima che si emozionino al leggere le mie storie, e poi che si impegnino anche loro a scrivere i loro racconti della loro vita. Quando si partecipa intensamente alle emozioni forti della vita, si riesce in genere a scrivere con grande talento. Il talento è stimolato dalle emozioni, dalla partecipazione intensa. Infine, credo che sia bene che io mi sia impegnato nello scrivere i racconti. Penso che in questo modo ho completato la conoscenza di me che avevo, ed ho al tempo stesso registrato parte delle cose che avrei voluto si fossero realizzate. Suggerisco, insomma, ai miei lettori che si esercitino nello scrivere storie, parti delle loro vite, ma sempre mescolando le cose vere con i desideri di come avrebbero voluto che si realizzassero.

  • HA ABITUDINI PARTICOLARI DURANTE LA SCRITTURA?

Nulla di particolare. Solo un isolamento completo nel mio studio, con la porta ben chiusa e la intensa consapevolezza che scriverò pezzi della mia vita reale o possibile. Se non mi viene subito l’idea buona per iniziare un pezzo, un racconto, mi metto a fantasticare. Spesso mi tengo anche sul tavolo qualche racconto degli scrittori che più amo, e leggo qualche racconto breve. Mi piacciono molto i racconti brevi. Leggo soprattutto Sciascia e Calvino. Basta a volte un pezzo anche breve, che mi dà lo stimolo per cominciare a scrivere. Poi vado sempre a rovistare nei quaderni dei miei diari, leggo qualche pagina, e subito dopo inizio. E’ molto bello rendermi conto che quando comincio a scrivere posso rimanere impegnato in questa operazione fino a circa un’ora o due ore. Poi rileggo il tutto, e in genere mi emoziono un poco. E’ molto bello rileggermi. Nella scrittura non ho uno schema precedente all’inizio dello scrivere. So come comincerò, ma non so come finirò. Con il tempo, e l’esercizio, mi sono ormai convinto che dopo aver scritto le prime frasi, mi vengono una dietro l’altra le idee, le immagini, i personaggi, i loro rapporti, le considerazioni e i commenti.

Dopo aver finito un pezzo, esco da casa e vado a fare una passeggiata nella villa vicino casa mia, tra gli alti alberi di pino e mi metto a discutere con gli usignoli. Poi torno e rileggo con attenzione, facendo qualche correzione.

  • CHE MESSAGGIO HA VOLUTO LANCIARE CON IL SUO LIBRO?

Ho voluto raccontare un problema che mi ha tormentato per tutta la mia vita: perché gli uomini, i maschi, e soprattutto i siciliani dell’epoca della mia gioventù, sono (o erano) così ossessionati dal dominio sulle donne, dal successo con esse, dalla continua ricerca di nuove esperienze? Il tema del “Don Giovanni incompleto” mi ha sempre appassionato. Al tempo stesso, volevo comunicare alcune esperienze mie, o da me osservate attentamente, di donne straordinarie, capaci di decidere autonomamente, di risolvere difficili problemi, di ottenere risultati eccellenti, di esercitare un solido, spesso indiretto ma efficace, controllo sugli uomini. E anche, ho voluto comunicare un messaggio specifico: bisogna viaggiare, ma non come un turista da Hotel di 4 stelle; bisogna mostrare grande curiosità per la gente diversa, dialogare, cercare di comprendere i costumi e i modi di vita, le idee diverse dalle proprie; e poi scrivere dei diari su queste esperienze. Penso che se tutti, fin da bambini, si abituassero a scrivere un diario “con le cose strane che mi sono successe”, si abituerebbero a immaginare storie belle e speso migliori di quelle effettivamente accadute. Come dire che “vivere e scrivere sulla propria vita è una terapia indispensabile”.

  • COM’E’ STATA LA SUA ESPERIENZA EDITORIALE?

È stata in realtà ottima. Avevo già, naturalmente da molti anni esperienze di rapporti con diverse case editrici, per i miei lavori professionali di studioso. Ma in quei casi era la mia figura accademica che esercitava forte influenza sugli editori, ai fini delle pubblicazioni. In questo caso, quello della pubblicazione del mio libro di racconti, le cose sono andate diversamente. Dapprima ho avuto contatti con diversi editori che mi facevano attendere molto per darmi risposta, chiedevano somme rilevanti e non sembravano avere specialisti in grado di valutare con attenzione e competenza la mia proposta. Poi, sulla base di un suggerimento di un amico esperto, ho acceduto alla Editrice Albatros e sono rimasto immediatamente colpito dal veloce giudizio positivo sulla proposta e dalla organizzazione editoriale che mi affidava fin da subito a persone competenti. Ho poi avuto in tempi relativamente brevi un testo provvisorio, con alcuni interventi che ho subito considerato pertinenti. Anche i tempi di pubblicazione sono stati solleciti e il libro poi pubblicato, alla fine, mi ha entusiasmato, con la sua bella copertina. Quindi, nel complesso, considero questa esperienza largamente positiva. Naturalmente, sono rimasto un po’ sorpreso e imbarazzato dalle comunicazioni che ho ricevuto circa la possibile partecipazione ai numerosi premi letterari italiani di questi mesi del 2021. Alla fine ho deciso di non partecipare ad alcuno di essi, forse per timidezza e riservatezza, non so. Invece, credo che andrò a Torino alla prossima Fiera del Libro di Ottobre, per vedere attentamente l’esposizione dei libri di Albatros.

A noi del gruppo Albatros il Filo non resta che ringraziare ancora una volta Gino Janni per averci dedicato del tempo e aver risposto alle nostre domande. A lui va un grande in bocca al lupo per il suo libro Com’è fatto il paradiso? E per il futuro.

A te caro lettore auguro una buona lettura, ci sentiamo presto.

La vostra redattrice

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