Novecento popolare – Anna Maria Muran

Nella campagna veneta, sullo sfondo del ventennio fascista, la vita del ragazzo del grammofono corre veloce, come un nastro che si riavvolge, e la pellicola proietta su un grande schermo un film avventuroso ed emozionante. Nello sguardo di Nino, ultimo di otto fratelli, si riflette la storia della famiglia Brega, tra duri lavori nei campi, lutti, amori e avventure. Le scene di vita quotidiana di questa numerosa famiglia si intrecciano ai contrasti con il Conte Arenghi, grande proprietario terriero, e ai dissidi con i maggiorenti locali del fascismo. La guerra irrompe nel vissuto di tante famiglie, come in quella di Nino, stravolgendone la quotidianità. Attraverso le vicende della famiglia Brega, talvolta utilizzando espressioni dialettali, l’autrice stende l’affresco di un pezzo di storia veneta del Novecento e con essa ci restituisce la memoria, preziosa, di uno dei tanti internati italiani.

Anna Maria Muran, nata a Verona, è stata a lungo impegnata come insegnante della Scuola Primaria.
Nel corso degli anni ha raccolto le testimonianze dei familiari sulla loro vita trascorsa a cavallo del Novecento, nell’Era Fascista, poi durante la Seconda guerra mondiale, fino al periodo della Prima Repubblica. Raccontare questa Storia è stato per lei un imperativo per rispondere a un richiamo dei protagonisti dal loro passato. Per non dimenticare.

Oggi parliamo di Novecento popolare un libro di Anna Maria Muran pubblicato con la nostra casa editrice Gruppo Albatros il Filo.

Noi del gruppo Albatros il Filo abbiamo avuto il piacere di intervistare l’autrice Anna Maria Muran per scoprire qualcosa in più sulla sua passione per la scrittura e sul suo libro Novecento popolare.

Riportiamo di seguito l’intervista. Buona lettura!

  • Perché ha cominciato a scrivere? C’è un’immagine nella sua memoria che ricollega al momento in cui ha deciso di condividere i suoi racconti con i lettori?

Ho iniziato a scrivere sin dall’adolescenza, quando il narrare era per me un modo di stupire, prima di tutto me stessa. C’è un’immagine che mi si affaccia alla mente: sono ancora una bambina e sorprendo mio fratello mentre legge di nascosto il mio diario segreto. Mi infurio, mi vergogno, lo vorrei strozzare; lui sembra destarsi da un sogno e mi guarda serafico: – Che bello quello che hai scritto! – mi dice. In seguito mi sono divertita a inventare personaggi e storie per i bambini, collegandoli agli apprendimenti usuali. Tutto questo per la mia attività di insegnante. Nel tempo che riuscivo a ritagliare dal mio lavoro leggevo e scrivevo, ma tutto restava chiuso nel cassetto. Dopo un banale incidente, che però mi ha costretta quasi all’immobilità per un lungo periodo, ho iniziato a ripensare a ciò che mi era stato narrato dai miei genitori sulla vita delle loro famiglie e mi sono chiesta perché tutto ciò doveva perdersi nell’oblio. Quei miei parenti erano ormai passati a miglior vita, ma sentivo tornare alla mia mente i racconti di tante vicende, come un richiamo, il dovere di ricordare quanto avevano vissuto. Erano persone semplici, avevano trascorso la loro vita in un modo che, nel terzo millennio in cui vivevo, mi appariva davvero romanzesco. Impossibile dimenticare. Ho provato il desiderio adolescenziale di stupire me stessa, con un occhio sempre rivolto ai potenziali lettori. Inventare i luoghi, i tempi, le situazioni e le emozioni che, nei racconti fatti dai miei genitori erano stati solo accennati. Ero io che dovevo dare ordine e forma a tutta la storia. Mi è piaciuto a tal punto che ho aggiunto del mio. 

  • Quale messaggio ha voluto dare con il suo libro ai lettori?

Non dimenticare. Non dimenticare per capire quanto fosse colma di ostacoli e sofferenze la vita della gente “vera” che rappresentava la grande maggioranza della popolazione, nel pieno Novecento. A scuola impariamo le gesta eroiche e le imprese che hanno dato l’impronta alla storia, ma si dimentica quasi sempre che la vita di quei tempi era quella della gente del popolo, segnata inevitabilmente dalle decisioni dei “grandi”. Non dimenticare che era gente come noi e, come noi, non avevano altro desiderio se non quello di allontanare le brutture, divertirsi e sognare un futuro migliore.

  • Cosa le ha insegnato il suo libro?

Il mio libro attraversa tre importanti periodi storici: Fascismo, Seconda Guerra Mondiale e Primo Periodo della Repubblica. Mi ha insegnato letteralmente a vedere le ingiustizie e le difficoltà della gente qualunque e, soprattutto, mi ha fatto riflettere sulla mentalità gretta di certi personaggi, ai quali veniva concesso un po’ di potere che esercitavano spesso con cattiveria sui loro pari, sulla gente semplice. Un personaggio famoso ha affermato: – La Democrazia non è affatto perfetta, ma è il governo migliore che io conosca. Sta agli uomini migliorarla. Anche questo ho capito scrivendo il mio libro.

  • Com’è stata la sua esperienza editoriale?

L’esperienza editoriale è stata davvero coinvolgente e stimolante. Non volevo visibilità, per questo ho scelto di adottare uno pseudonimo, per evitare di mettere in copertina il nome della famiglia. Ma alla fine ho ceduto ai suggerimenti degli Addetti Stampa e ho accettato di partecipare alla promozione del libro. E devo dire che mi è piaciuto. Ho imparato molto anche da questa esperienza.

  • Ha qualche piano per il futuro?

La storia continua… Il Novecento popolare non si ferma agli anni Sessanta.

Un racconto che ripercorre la storia, tre importanti periodi storici attraverso le vicende di una famiglia veneta, è questo ciò che troviamo in Novecento popolare.

A noi del Gruppo Albatros Il Filo non resta che ringraziare ancora una volta Anna Maria Muran per averci dedicato del tempo e aver risposo alle nostre domande. A lei va un grandissimo in bocca al lupo per il suo libro Novecento popolare e per il futuro.

A te caro lettore buon viaggio, indietro nella storia. Ascolta sempre i racconti, leggi, informati, ma soprattutto non dimenticare, non farlo mai. Ogni storia ha un significato profondo e ogni storia può insegnarti qualcosa. Vai oltre la storia scritta sui libri scolastici, cerca informazioni sulla gente di quel periodo perché avevano sogni e ambizioni come le abbiamo noi e ascoltare le storie del passato è una cosa bellissima.

Ci sentiamo presto.

La vostra redattrice.

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