DOLCEROMA – Fabio Resinaro svela con caustica ironia i retroscena dell’editoria e del cinema

Dolceroma è un film atipico per il nostro panorama cinematografico. Action, caustico, ironico, paradossale. Un film che si destreggia sempre al limite dell’assurdo, giocando a mettere in piedi una scenografia faraonica e kitsch per il puro gusto di farla esplodere sotto gli occhi dello spettatore. Proprio così si apre la nuova pellicola di Fabio Resinaro, con una deflagrazione che fa saltare in aria la lussuosa residenza di Oscar Martello, produttore cinematografico senza scrupoli interpretato da un mai così a suo agio Luca Barbareschi.

Dolceroma si diverte a smontare ad uno ad uno i cliché e le rappresentazioni romantiche  che avvolgono il mondo dell’editora e del cinema. Andrea Serrano (Lorenzo Richelmy), giovane scrittore di belle speranze e di deprimente presente, in attesa che il suo talento venga riconosciuto sbarca il lunario occupandosi di pulizie per un obitorio. Ha 29 anni e ha pubblicato da poco il suo primo romanzo “Non finisce qui” per la cui pubblicazione ha dato fondo ai suoi risparmi vendendo precisamente 187 copie. Viene contattato dal produttore Oscar Martello che, pur precisando da subito di non essersi spinto oltre la pagina numero 30, propone ad Andrea una trasposizione cinematografica del suo libro. Il film prosegue seguendo la complicata realizzazione del film in cui i due protagonisti si troveranno a dover gestire un giovane regista dalle tendenze fin troppo sperimentali (“Tarkovskij de noantri” come viene apostrofato da Martello), un’attrice in crisi, un investigatore che pare appena uscito dai poliziotteschi anni ‘70 e l’irruzione della malavita. E a fare da sfondo a tutto questo c’è Roma, una città in cui il giovane Serrano si trova improvvisamente catapultato e spaesato, ma chissà fino a che punto…

Un film destinato a diventare presto un film di culto per la furia iconoclasta con cui si scaglia contro i luoghi comuni che vorrebbero vedere uno scrittore geniale diventare con la sua opera prima un caso letterario e conquistando milioni di lettori, e allo stesso modo contro l’idea romantica del cinema come “fabbrica dei sogni” in cui le righe del giovane talento possano prendere forma e movimento proprio come il nostro aveva sempre immaginato.

Nel 2016 era stato Michael Grandage con Genius a dare nuovi spunti per il mito del genio letterario prendendo Jude Law e trasformandolo in un Tom Wolfe confusionario e grafomane che precipita nello studio dell’editor Max Perkins casse piene di fogli sparsi da cui spremere un’opera prima folgorante e destinata a cambiare le sorti della letteratura nel giro di qualche mese.

È questo fulminante successo a svelarci la matrice romantica del film di Grandage. La vita di un libro esige sempre i suoi tempi ed è Andrea Serrano con le sue 187 copie a ricordarcelo. è sempre il tempo a dar ragione della fortuna di un testo, e successi miracolosi da milioni di copie, ahinoi, non appartengono alla realtà del mondo editoriale, con buona pace dell’eclettico Jude Law.

Con questo speriamo che il successo di un buon libro non debba dipendere necessariamente dall’esplosione di una lussuosa villa in stile finto-settecento o che non debbano essere i traffici più o meno leciti di un produttore senza scrupoli a portare nelle sale cinematografiche un libro di valore.

Quello su cui Dolceroma ci invita a riflettere, tolto il suo cinismo esasperato e le sue esplosioni in stile blockbuster americano, è che come deve rendersi conto il giovane Andrea Serrano, ogni carriera letteraria non può che costruirsi una copia alla volta.

 

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