GRUPPO ALBATROS IL FILO PRESENTA: Io pellegrino – Giampietro Manzalini

Oggi abbiamo il piacere di incontrare Giampietro Manzalini, autore del libro “Io pellegrino”. Un’opera che nasce da un’esperienza di profonda riflessione e solitudine, quella del Cammino di Santiago e del Cammino di Sigerico lungo la via Francigena. A quasi settant’anni, Manzalini si mette in cammino per confrontarsi con la vita, esplorare i luoghi carichi di storia e interiorizzare un viaggio che non è solo fisico, ma profondamente spirituale. Attraverso le sue parole, ci accompagna lungo sentieri polverosi e pietre levigate, condividendo con noi emozioni intense e una visione lucida del mondo. Manzalini è un uomo che non ha mai smesso di mettersi alla prova, spinto da una forza interiore che gli ha permesso di raggiungere grandi traguardi. Oggi ci racconta il suo percorso e le lezioni che ha imparato lungo la strada.

Giampietro, il titolo del suo libro, “Io pellegrino”, sembra suggerire un viaggio sia fisico che spirituale. Quali sono stati i momenti più significativi per lei durante il suo cammino e come questi hanno influenzato la sua scrittura?

A riflettere bene sono stati due: la partenza e l’arrivo al Monantero di S. Maria de Finbus Terrae. Nel primo, la tensione interiore e la paura mi hanno portato a pensare “Chi sono? Dove vado? Perché?” Tre interrogazioni che non mi hanno mai abbandonato lungo il percorso, soprattutto nei momenti di difficoltà. Durante i Camini le risposte si sono create da sole.

Durante il suo viaggio sul Cammino di Santiago e poi sulla via Francigena, ha attraversato luoghi di grande storia e spiritualità. In che modo i paesaggi e i luoghi che ha visitato hanno arricchito il suo percorso personale e il suo racconto?

Le difficoltà di entrambi (Santiago è stato percorso al culmine della pandemia Covid, quasi tutti gli Ostelli sul Camino erano chiusi) mi hanno fatto immaginare di essere Pellegrino del XV secolo. Nel vedere quei luoghi Sacri ho percepito lo spirito di chi viaggiava attraversando quei luoghi, incontrando persone e difficoltà. Come nella vita per il Pellegrino ciò che conta “E’ LA META”. Noi uomini d’oggi, né abbiamo perso il senso. Ho cominciato a darmi le risposte, non immediatamente, poco per volta. Il “Dove vado?” si stava formando nella mia testa: “Vado verso la Fine” è stata la più sentita”. Riflettendo con senno di poi, entrambi i Camini mi sono sembrati come la vita, anzi più facili.

Durante il suo cammino in solitudine, ha avuto modo di confrontarsi con le sue paure e riflettere sulla vita. Quali pensieri o emozioni hanno avuto maggiore impatto su di lei durante queste lunghe giornate di pellegrinaggio?

Si, ho avuto due momenti in cui ho rischiato le vita, ma non ricordo di essermi emozionato particolarmente. Ho invece sempre più colto la profondità del silenzio, della solitudine: passo dopo passo. Questa sensazione mi ha profondamente cambiato: oggi mi sento molto più riflessivo, attento agli altri, più pronto nell’ascoltare. Poco per volta è nata la terza risposta: “Perché?” … perché a quai 70 anni volevo conoscermi meglio, confrontarmi con chi sono tato fino ad ora, fare il punto della mia vita.

La sua determinazione e la voglia di mettersi continuamente alla prova sono un tema ricorrente nella sua vita. Cosa l’ha spinto a intraprendere questi viaggi, e quali consigli darebbe a chi desidera iniziare un cammino simile? “Io pellegrino” è un viaggio verso l’ignoto, ma anche verso la scoperta di sé stessi. Quali sono i valori e le lezioni di vita che vorrebbe trasmettere ai lettori e, in particolare, ai suoi nipoti, come parte del suo lascito spirituale?

Raggiunti i 70 anni penso non sarò più in grado di ripetermi. Entrambe le esperienze mi hanno però enormemente arricchito.  Consiglio vivamente di affrontarli (uno o entrambi) a tutti coloro che si pongono domande sul nostro “perché qui”. Spero fra dieci anni, ma non ci credo, di potere ripetere almeno Santiago con i miei nipotini (entrambi ora hanno un anno). Il mio desiderio sarebbe di trasmettere loro saldamente i concetti di bene/male, si/no, on/off. Ecco questa è la risposta alla prima domanda: ” Chi sono? ” Sono una formichina, che con tanta volontà ha realizzato molto nella vita, ha sbagliato anche molto nella vita, comunque una formichina necessaria al mondo, ma non indispensabile.

Grazie, Giampietro, per aver condiviso con noi la sua storia e le sue riflessioni. Il suo cammino ci ricorda l’importanza di affrontare la vita con coraggio, determinazione e umiltà. “Io pellegrino” non è solo un racconto di viaggio, ma una guida per tutti coloro che cercano un significato più profondo nel proprio percorso. Siamo certi che le sue parole ispireranno molti a intraprendere il proprio viaggio interiore, spinti dallo stesso desiderio di conoscenza e crescita.

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