gruppo albatros il filo presenta: L’alfabeto della sofferenza – Luca Pagliai

«Randagio abbandonato, dormo nei vicoli sporchi dell’esistenza. Non cerco clemenza, solo avanzi di cui nutrirmi, scarti di vite altrui.»

Se, come molti di noi, appena prendete mano un libro iniziate a spulciarlo nei suoi elementi esterni, sicuramente sarete rima- sti colpiti da un frase che sarebbe potuta passare inosservata, ma che a noi ha fatto male e che crediamo sia un punto centrale per l’interpretazione di tutto il libro. Un professore (di lettere, per altro…) dice ad uno studente di lasciar perdere la scrittura perché scrivere è troppo “tematico e noioso”. Lo studente in questione è il nostro autore, Luca Pagliai, che, a proposito della poesia e della scrittura scrive, invece, “sono per me più di un hobby o di un la- voro, sono la mia vita”. Luca non ha fatto un percorso semplice: succede, sembra banale a dirsi, ma a volte noi esseri umani abbiamo la capacità di perderci e sprofondare in abissi inimmaginabili, in luoghi da cui nessuno potrà portarci via se non noi stessi e la nostra volontà. Alcuni elementi esterni, però, hanno la “straordinaria” – per non dire spaventosa – forza, in negativo ben s’intende, di spingerci ancora più giù, e proprio questo ci rimanda alla frase incriminata: come si può pronunciare una sentenza così grave su un qualcosa di straordinario come la scrittura?

Un’altra ferita sul mio corpo. Cammino rovinosamente chino sull’elsa della mia spada, ripercorrendo a ritroso questa strada. La guerra è finita e questa rotta è rigida solo in salita. […]

(APOCALISSE)

Molto è successo da allora, ma una cosa è certa: le parole sono sopravvissute – nell’animo di Luca – a tutto, al dolore, alla sofferenza, al male che lui stesso si infliggeva nei peggiori dei modi, e sono state pazienti, sono state fiduciose: hanno capito che un giorno sarebbero potute, finalmente, spuntare fuori, che ci sarebbe stata per loro, e dunque per Luca, quell’occasione che per un seme è un raggio di sole e un terreno favorevole: per lui sono state la fiducia, in se stesso e negli altri, e la convinzione di poter lasciare andare la presa di quell’ancora malefica che sempre più lo trascinava, lasciandosi finalmente pian piano risalire.  Risale il caduto dal girone nono. Ali spalancate, forza di tifone. Cerca vendetta contro il risorto. I peccatori aspettano in cerchio, intonando e ballando sabba blasfemi, mentre l’ombra sua propaga i tentacoli. È finito

il tempo dei miracoli. (CADUTO)

Ogni parola, ogni verso, ogni virgola di questa raccolta di- ventano un rilievo nel muro che spinge sempre più in alto, verso un’aria fresca, nuova. Attenzione, però, perché i muri non sono mai lisci, e le pietre spesso taglienti, ecco allora che versi si fanno essi stessi spigolosi, graffianti, una lacerazione che brucia, ma che sentiamo sta anche guarendo, non più infettata dal male di vi- vere ma disinfettata con la possibilità di essere, e portatrice della memoria di ciò che è stato. Le poesie qui raccolte sono visioni ma anche attimi di consapevolezza, gridi di dolore e carezze di tenerezza; sono anche però il grazie e il perdono che umilmente dedichiamo a chi non ci ha mai abbandonato nonostante le difficoltà.

Oggi parliamo del libro L’alfabeto della sofferenza di Luca Pagliai pubblicato con la nostra casa editrice gruppo Albatros il Filo.

Noi del gruppo Albatros il Filo abbiamo avuto il piacere di poter intervistare l’autore Luca Pagliai per conoscerlo meglio e scoprire qualcosa in più sul suo libro L’alfabeto della sofferenza.

Riportiamo di seguito l’intervista all’autore, buona lettura!

  • QUAL E’ LA FONTE D’ISPIRAZIONE PER LA STESURA DELLE SUE POESIE?

Principalmente le mie esperienze di vita e di chi ho attorno che sono state decisamente drammatiche. I miei stati d’animo, che mi piace immortalare in scrittura e la società moderna, una sorta di “secondo medioevo”. Infatti, più progrediamo scientificamente, più regrediamo culturalmente. Siamo involucri sempre più vuoti e non notiamo più la SOFFERENZA di chi ci sta accanto.

  • QUANDO NACQUE LA SUA PASSIONE PER LA SCRITTURA?

È sempre stata in me, fino da quando ero un ragazzino delle elementari. Poi decisi durante il programma di recupero in comunità nel 2019 che scrivere mi era sì d’aiuto per esorcizzare tutto il mio male di vivere, ma che sarebbe potuto essere anche qualcosa di più.

  • CHE MESSAGGIO HA VOLUTO LASCIARE CON LE SUE POESIE?

Si potrebbe parlarne per ore e ore. Sono spiragli s’una vita piene di scelte sbagliate, errori che hanno lacerato il mio animo ma anche quello di tante persone. Quando lasci che la tua vita sprofondi nel caos, il caos regnerà sovrano. Parlare di tossicodipendenza, bipolarismo, violenza sulle donne e discriminazione, avendole vissute direttamente non è facile, vorrei che chi leggesse capisse quanto la vita può essere crudele e superare i propri pregiudizi.

  • COSA LE PIACEREBBE DIRE AI SUOI LETTORI?

Non arrendetevi mai, per quanto possiate soffrire, per quanto la vita e le persone vi possano annientare dentro, convivete col dolore e diventate più forti. Tutti prima o poi vi faranno soffrire, specie in una società così malata come la nostra attuale. Vi capiterà spesso e solo la vostra volontà saprà premiarvi. Ogni attimo è prezioso per fare e creare qualcosa d’importante, anche i momenti più neri. Lasciate un’impronta indelebile su questo pianeta, qualcosa che ricordi il vostro passaggio.

  • HA PROGETTI PER IL FUTURO?

Sì, certamente. Sto preparando una seconda raccolta, molto diversa per tematiche, ecologista e onirica, ed un primo romanzo è in fase embrionale. Dovrebbe essere il primo di una trilogia, che avrà come temi la tossicodipendenza e la violenza di genere.

A noi del gruppo Albatros il Filo non resta che ringraziare ancora una volta Luca Pagliai per averci dedicato del tempo e aver risposto alle nostre domande. A lui va un grandissimo in bocca al lupo per il suo libro L’alfabeto della sofferenza e per il futuro.

A te caro lettore auguro una buona lettura, se ti va lascia un commento, facci sapere cosa ne pensi per noi è sempre molto importante ricevere un vostro feedback perché solo così possiamo crescere e migliorare.

Ci sentiamo presto, buona lettura!

La vostra redattrice.

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