A proposito di poesia – Il Gruppo Albatros Il Filo presenta: ZIBALDONE DE PENSIERI IN ROMANESCO (in forma più o meno breve de poesia) di Sandro Fiorentino

Nell’articolo odierno parliamo del libro ZIBALDONE DE PENSIERI IN ROMANESCO di Sandro Fiorentino, pubblicato dal Gruppo Albatros Il Filo. Presentiamo qui un’intervista con l’autore del libro per evidenziare gli aspetti letterari più originali e le esperienze più importanti che sono condensate in questo testo. Affronteremo anche i temi che maggiormente sono rilevanti per l’autore e ai quali viene data espressione in modo peculiare.

ZIBALDONE DE PENSIERI IN ROMANESCO di Sandro Fiorentino, pubblicato dal Gruppo Albatros Il Filo, è la celebrazione degli attimi più importanti della vita e della quotidianità colti attraverso il mezzo eternizzante della poesia. L’uso di scelte stilistiche dialettali conferisce all’espressività dei componimenti una veste più spontanea e diretta, in grado di esprimere letterariamente la teatralità e forza del gesto.

Per saperne di più, ecco l’intervista con l’autore: buona lettura!

Quali sono i temi decisivi di questa raccolta poetica?

Parlare di veri e propri temi decisivi, mi risulterebbe un po’ difficile…in realtà il titolo stesso “Zibaldone de’ Pensieri” mette in evidenza che la raccolta non è improntata su uno o più argomenti, fatti, o soggetti dominanti; sicuramente le opinioni socio-politiche sono, credo, presenti con forza e chiarezza…ma, altrettanto si può dire dell’amore per gli animali, per il mondo vegetale e la Natura tutta in generale e addirittura, direi, per cose ed oggetti (v. “Il Lampione, “La Panchina”, etc.), in cui gli stessi, oltre che prendere “corpo”, sembrano possedere anch’essi un’anima, cosicché il mondo animale e vegetale diventa quasi umano, e quello inanimato diviene “cosa viva” fino a confondersi l’un l’altro in modo imprescindibile e inalienabile avvicinandosi ad una concezione “animistica” del “Tutto”. Vorrei anche menzionare la sezione dedicata al rapporto fra i due sessi (“Sull’Amore”) che rende manifesto il mio atteggiamento verso di esso come appare esplicitamente espresso nel “L’ Amore Vero”; non posso neanche mettere da parte quel senso di Nostalgia per il passato in generale e il “Mito” (in particolare quello greco), oppure, più semplicemente, per l’ormai lontana gioventù, per le scelte fatte o non fatte con le conseguenze seguite, spesso irreversibili. Ma, in fin dei conti, tutti i “temi” trattati conducono a quello chiaramente “esistenziale”, i rapporti con se stessi e gli altri, con l’altro da sé, con l’esterno e l’Universo in generale: il tutto preso a volte con ironia, altre quasi con rabbia, altre ancora con tenerezza, o nostalgia, o, anche, rammarico…però, mai con disperazione!

Quali esperienze particolarmente significative nella sua vita trovano espressione nei suoi componimenti?

Tutte le mie composizioni (non oso definirle a”tout court” poesie) nascono da piccole o grandi esperienze da me vissute, sognate o semplicemente pensate o immaginate: ancora una volta mentirei se dessi maggior considerazione ad una più che all’altra; dipende dallo stato d’animo con cui si affrontano le situazioni o gli accadimenti : “La Goccia”, penso ne sia la più significativa, seppur semplicissima, espressione. Senz’altro il mio “preferire le cicale alle formiche”(Er Pessimista”) ha influito notevolmente sulla mia esistenza; ma anche lo stendersi su un prato accanto a un bel fiore, senza coglierlo e senza toccarlo nonostante la sua bellezza (Favola d’Amore) mi ha fatto capire chi ero e quello che sarei poi diventato. E come non dare il giusto peso alla “Preghiera” che, credo, quasi ogni essere umano ha fatto almeno una volta nella vita, ciascuno all’Immagine del suo Essere Supremo, chiedendo di ”sprigionà dalla realtà tutti li sogni e de mannaje in fila solo i più belli”…Penso semplicemente di aver descritto quello che “sono”: uno per cui, a volte, una sola nota ben suonata può assurgere al concetto di Sinfonia…e tante note insieme, se non inserite nel tempo giusto e nella giusta tonalità , non possono produrre nessun tipo di Musica.

Come descriverebbe il suo stile di scrittura? Quali autori del presente e/o del passato prende come modello? Che possibilità espressive dischiude il dialetto?

Definire o descrivere uno “stile”, che sia di scrittura, di pittura, scultura, architettura o arte in generale, credo sia molto difficile…a meno che non ci si riferisca ad un “genio” o ai numerosi imitatori di quello: personalmente non ritengo di appartenere, ahimè, al primo caso, ma neanche, fortunatamente, al secondo. Certo non penso si possa parlare di Retorico, Aulico, o al contrario Ermetico e neanche, in senso lato, di Ricercato, nell’accezione tecnica e culturale dei termini: ho cercato semplicemente di dare un andamento ritmico ed una buona sonorità ad ogni componimento, cercando di arricchirlo di un “sapore antico”, quasi fuori dal tempo, anche nel caso di argomenti attuali, o facenti parte addirittura della quotidianità; questo è lo stile che ho perseguito e che spero di aver trasmesso al lettore. Gli autori che ho preso a modello? Partendo da Omero, dovrei attraversare, percorrendoli quasi anno per anno, secoli di storia della letteratura e della filosofia per arrivare, per fare un esempio, fino a Baricco…non finirei mai: in breve, credo di aver preso qualcosa da tutti i poeti, filosofi e scrittori vissuti negli ultimi 25 secoli; sono innumerevoli quelli che mi sono rimasti dentro per sempre, anche se, a volte, non me ne sono accorto…Certo non ho menzionato il Belli e Trilussa…ma l’ho ritenuto scontato, anche se, contrariamente all’aspetto “formale”, i contenuti sono spesso diversi. E qui arriviamo al motivo per cui abbia scelto questo tipo di espressione e comunicazione: il dialetto romanesco; a parte la causa meramente soggettiva della mia origine Capitolina, mi sembra che ogni dialetto, qualunque esso sia, in modo più o meno efficace e significativo, assolva decisamente alle seguenti funzioni: mitiga e alleggerisce gli argomenti più “pesanti”, da un punto di vista psicologico, sociopolitico, culturale ed esistenziale, trattati; possiede, in nuce, una maggiore carica ironica; può ottenere, se ben equilibrato, una più immediata efficacia comunicativa ed una maggiore musicalità e sonorità al testo; permette all’autore di esprimersi in modo più immediato e spontaneo.

Cosa vuole comunicare ai lettori?

Non sono un saggista, non un filosofo, non un politico, non uno psicologo e tanto meno uno storico o un cronachista: ho cercato solo di comunicare le mie sensazioni di fronte alle piccole e grandi cose; i miei pensieri e le mie limitate, soggettive esperienze, confrontandole con quelle comuni per non dire dei più; ho cercato di far capire che la nostra esistenza non è legata soltanto agli esseri umani che ci sono più o meno vicini, ma a tutto il mondo, inteso nella sua pienezza, che ci circonda; ho cercato di far capire che spesso l’ironia è l’unica via, ma non può essere di più che un’ancora di salvezza… Ho cercato di far pensare, ma anche di lasciarsi andare, commuoversi fin quasi a piangere, ma nello stesso tempo sorridere, se non ridere, di noi stessi e di quello che ci circonda… Ma quelli che mi hanno fatto veramente capire che in fin dei conti non avevo perso il mio tempo invano, sono stati due miei amici: Fabrizio, che lavora in un centro di anziani e li ha visti sorridere come non facevano da tempo, quando gli ha letto le mie poesie; Luca, che mi ha fatto sapere che sua madre, ormai allettata da tempo, ha riso come una bambina, aggrottando però quando fosse il caso le sopracciglia nell’ascoltare lo “Zibaldone”. Cosa poter sperare di comunicare e dare di più?

Come è stata la sua esperienza editoriale con il Gruppo Albatros Il Filo? Progetta di scrivere altri libri?

Non credo di essere in grado di esprimere il mio giudizio con piena consapevolezza. Senz’altro i miei primi rapporti con alcuni collaboratori del gruppo Albatros sono stati dire positivi è poco! Non faccio nomi tanto li conoscete tutti molto meglio di me. Tutto il periodo immediatamente precedente e susseguente la pubblicazione è stato per me decisamente significativo e stimolante, oltre che naturalmente, gratificante. Degli effetti, invece, della distribuzione e della diffusione sono rimasto all’oscuro per lungo tempo e, in verità, lo sono tutt’ora: non so neanche in quante e quali librerie si possa reperire lo “Zibaldone”, né quante copie siano più o meno state vendute…probabilmente questo fa parte della norma e riconosco di essere totalmente ignorante per ciò che riguarda il mondo dell’editoria e i problemi ad esso connessi; devo confessare che il mio entusiasmo si è, anche se lentamente, molto affievolito. Che dire? Questo ultimo suo invito mi è arrivato come un salvagente gettato in alto mare ad un naufrago lontano mille miglia dalla costa. La ringrazio quindi per il suo intervento graditissimo, seppure probabilmente non sufficiente a farmi se capire se quello che ho scritto valga più o meno qualcosa; mi perdoni la forse eccessiva sincerità, ma penso che essa sia uno dei maggiori valori che dobbiamo, in ogni caso, perseguire e conservare gelosamente. In quanto al mio progetto di scrivere altri libri, in effetti avevo iniziato qualche mese fa; ma, al momento, mi trovo in una fase in cui mi sto interrogando sulla relativa validità dei miei componimenti.

Ringraziamo l’autore per aver risposto alle nostre domande e per averci aiutato ad arrivare al cuore del testo e delle questioni in esso implicate. ZIBALDONE DE PENSIERI IN ROMANESCO di Sandro Fiorentino, pubblicato dal Gruppo Albatros Il Filo, merita di essere letto con attenzione, perché ci apre la strada alla comprensione del miracolo della vita che si nasconde in ogni piega del nostro vissuto quotidiano.

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