Un mondo quasi imperfetto – Marco Zinghini

Nell’articolo odierno parliamo del libro Un mondo quasi imperfetto di Marco Zinghini, pubblicato dal Gruppo Albatros Il Filo. Presentiamo qui un’intervista con l’autore del libro per evidenziare gli aspetti letterari più originali e le esperienze più importanti che sono condensate in questo testo. Affronteremo anche i temi che maggiormente sono rilevanti per l’autore e ai quali viene data espressione in modo peculiare. Un mondo quasi imperfetto di Marco Zinghini, pubblicato dal Gruppo Albatros Il Filo, è un romanzo appassionato e appassionante: Claudio, uomo per bene, generoso ed altruista, cade in disgrazia. Dopo la separazione dalla moglie, perde tutto: la casa, la famiglia, il figlio, il lavoro… ma soprattutto la dignità. Una sofferenza inenarrabile ed ingiusta lo porterà a covare rabbia ma lo spronerà, anche, a non arrendersi mai e a cercare in tutti i modi di riavere suo figlio e la sua vita. L’incontro con due malviventi segnerà la svolta, lo condurrà a compiere azioni alquanto discutibili nel tentativo ultimo di riemergere e di rimettersi in gioco provando a vivere una nuova esistenza.

Per saperne di più, ecco l’intervista con l’autore: buona lettura!

Quali sono i temi decisivi di questo romanzo?

Questo romanzo abbraccia tanti temi, e andare a capire quali tra questi sono quelli più decisivi è impresa ardua, se non altro perché sono estremamente connessi tra di loro. Voglio dire, dal tema dell’amicizia ne scaturisce quello dell’amore, dal tema familiare quello del sentirsi parte di un gruppo che può diventare una nuova famiglia. Piccoli cosmi raccontati in non moltissime pagine, ma che, presi singolarmente nella realtà possono valere enormi spazi delle nostre vite. Ecco, credo che il libro riesca a condensare tutto questo, riesca a rendere l’idea di quell’ampio spaccato di vita che in un modo o nell’altro coinvolge ogni essere umano.

Su tutto sono sicuro che al lettore, più di altro, giunga chiaramente e prepotentemente il tema della “lotta”, della rivalsa, dell’adattamento e di un, seppur momentaneo, cambiamento di uno stile di vita che, appunto, solo cambiando può portare ad una rinascita. Questo si, forse è parecchio evidente di questa storia. Arrivato ad un bivio devi vivere o morire, fermarti per sempre o andare avanti in ogni modo possibile, e di solito si sceglie di andare avanti, di combattere, di vivere quando non si ha nulla più da perdere.

Quali sono le caratteristiche umane e caratteriali dei personaggi principali e come si evolvono durante gli eventi della storia?

“Un Mondo Quasi Imperfetto” non vede moltissimi personaggi presentarsi al lettore durante il dipanarsi della storia, alcuni di questi, per altro, rimangono piuttosti misteriosi e appaiono in modo indiretto nella stessa, vedi ad esempio la figura del padre di Giuliano, appena citata, ma che lascia subito intendere l’importanza che avrà nella scelta criminale della vita del figlio. Ogni personaggio, a partire da quelli meno narrati, posseggono delle caratteristiche centrali e ben delineate, soprattutto ai fini della realizzazione della trama che avevo in mente: il pratico e fedelissimo Renato, il compagno di mille battaglie che rimarrà così fino alla fine senza mai perdere la stima e l’ammirazione che ripone nei confronti di Giuliano, il quale invece, dall’alto del suo essere leader e motivatore deve mantenere una certa freddezza, tradita da un incredibile sensibilità empatica dovuta ad alcuni fasi del suo passato e che lo porterà a volte a ragionare come un criminale non dovrebbe fare. Il redivivo Claudio, ecco forse è lui l’unico personaggio che si evolve veramente nel proseguire del racconto, un uomo distrutto, debole, a pezzi che riesce grazie all’aiuto che gli viene offerto a capire che solo con un drastico cambiamento nel modo di pensare prima e agire poi riuscirà a tirarlo fuori dal “pantano” in cui era finito. E poi ci sono le donne, le quali rivestono una parte fondamentale nel destino degli avvenimenti e della storia che il libro racconta. La superficiale, indecisa e comunque “umana” ex moglie di Claudio, colpevole di buona parte delle sue sventure, e la dolce e comprensiva Cristina, letteralmente ancora di salvataggio per lui allo stesso modo dei due amici criminali.

Come detto, tutti personaggi definiti, forse nell’insieme statici, che racchiudono ognuno un proprio microcosmo delineato che si va ad incastrare e plasmare con quello degli altri ma senza perdere la propria personalità.

Cosa vuole comunicare ai lettori con questa opera?

Sa, questa del comunicare qualcosa ad ogni costo è una bella domanda per me. Esordisco a risponderle così, perché è una questione per la quale ho riflettuto spesso e che per un po’ mi ha assillato. Mi spiego. Prima di iniziare ovviamente c’era in me là volontà di volere esprimere dei concetti, di toccare un punto, di comunicare un messaggio, di analizzare anche talune questioni di carattere giuridico e sociale per quelle che fino a quel momento erano state la mie esperienze di vita e i miei trascorsi. Esperienze di vita e trascorsi che erano quelli di un ragazzo di 28 anni, un po’ troppo esuberante e baldanzoso diciamo così, e che nel momento di iniziare a scrivere la storia era anche un po’ arrabbiato per vie di alcune situazioni che erano capitate. È bene, il mio timore proveniva dal fatto che le mie ragioni, le mie riflessioni e la spinta che mi animava potesse essere fraintesa. Poi in fase di elaborazione e stesura del testo mi rendevo conto di come il racconto andasse ad abbracciare moltissime tematiche che non avevo pianificato dal principio di includere. È più andavo avanti e più mi rendevo conto di come quello che io cercavo di comunicare, fossero in fin dei conti messaggi talmente universali, comuni a tutti, persino scontati in quelle che sono le speranze e i desideri a cui la maggior parte degli individui ambisce.

Ecco, forse “Un Mondo Quasi Imperfetto” è un libro per tutti, che esaspera tematiche per le quali ognuno di noi farebbe la “guerra”. Chi non ha mai sentito crescergli dentro un sentimento di rivalsa? Quanti sono coloro che non hanno bisogno di avere un amico vero di cui fidarsi ciecamente e con cui confidarsi, capirsi, ed entrare in complicità? Quanto conta in positivo o in negativo la presenza di un padre in una famiglia? Chi non ha sognato l’amore vero almeno una volta nella vita? E chi dopo aver toccato il fondo non ha desiderato di tornare a vedere la luce? Ora basta altrimenti rischiamo di spoilerare. Ad un certo punto avevo pensato che il mio romanzo poteva essere considerato eccessivamente forte, forse schierato da qualche parte, a tratti anche smielato, ma non poteva dato le tematiche che abbraccia, non essere capito. E questo è importante. Fondamentale.

Come descriverebbe il suo stile di scrittura? Quali autori del presente e/o del passato prende come modello?

Gaurdi, so che potrà sembrarle una risposta scontata, con la quale forse le avranno risposto in molti, ma nel mio caso, ad essero estramemte sincero, non ritengo di possedere un particolare stile di scrittura, o perlomeno non mi sforzo ad averlo, e forse non mi rendo conto nemmeno di averlo. Sa, per certe cose forse bisognerebbe chiedere ad altri, ed effettivamente ora che ci penso c’è stato più di qualcuno tra coloro che mi seguono da un po’, e che prima di aver letto il libro già aveva letto alcuni miei articoli che mi aveva fatto notare di possedere un tipo di scrittura molto riconoscibile e personalizzata, nel senso che anche senza sapere chi fosse l’autore, si capisce immediatamente e senza possibilità di errore che a scrivere fosse Marco Zinghini.

Per l’altra cosa, non ho un modello di riferimento particolare a cui ispirarmi, e questo lo conferma anche quello che le ho scritto poc’anzi, e cioè del mio modo di scrivere molto particolare. Certo, non le nego l’apprezzamento che ho provato ad esempio nel leggere Nietzsche: profondo, complesso, ma allo stesso tempo incisivo e concreto, roba che, a giudicare dai temi che ha toccato, non deve essere stato affatto semplice. E poi c’è Stephen King, del quale credo di aver letto più libro in assoluto. Straripante e dettagliato. Ecco, forse, la ricerca della descrizione dettagliata, a tratti maniacale, l’ho avuta in dote proprio dal maestro dell’horror.

Come è stata la sua esperienza editoriale con il Gruppo Albatros Il Filo? Progetta di scrivere altri libri?

Non cercherò facile adulazioni con lei, che con Albatros ci lavora, ne perché siete la mia casa editrice. Quello che dico è il mio pensiero più sincero: Bene! È vero che non ho avuto altre esperienze di tale importanza, e non le nascondo che all’inizio avevo avuto perplessità sul fatto di dover pagare qualcosa per cominciare. Tralascio pure i pareri della gente, perché poi bisogna farsi un idea personale sulle cose. Come detto mi sono trovato bene, senza sentirmi mai allo sbaraglio o abbandonato nel percorso di preparazione alla pubblicazione, né in fase di promozione, con i tanti consigli e suggerimenti di premi letterari a cui far leggere l’opera, nè in quella antecedente di correzione e elaborazione. E consideri “Un mondo quasi Imperfetto ha visto la luce nel momento di totale pandemia, questo per dirle che tante cose che volevamo fare per sponsorizzare il romanzo non le abbiamo potute fare per causa di forza maggiore. Anche questa intervista che non ricordavo dovesse arrivare a distanza di qualche mese l’ho molto apprezzata. Se proprio dovrei fare presente un piccolo aspetto negativo è stato quello della superficialità nell’elaborazione della copertina, che io ritengo di grande importanza ai fini dell’impatto che offre in chi vuole acquistare un libro. Specialmente se l’autore è ancora uno sconosciuto.

Sullo scrivere altri libri non saprei darle una risposta decisiva adesso. Ho delle idee ovviamente… parecchie idee, ed anche buone credo, scrivere peró è impegnativo e stancante. Alla stesso tempo è estremamente catartico, e se avró bisogno, piuttosto che andare in terapia da uno strizza cervelli opterei per la scrittura. Vi tengo aggiornati comunque, potreste vederne (anzi leggerne) ancora delle belle!

Ringraziamo l’autore per aver risposto alle nostre domande e per averci aiutato ad arrivare al cuore del testo e delle questioni in esso implicate. Un mondo quasi imperfetto di Marco Zinghini, pubblicato dal Gruppo Albatros Il Filo, merita di essere letto con attenzione, perchè è un romanzo pieno di sorprese, in grado di tenere il lettore col fiato sospeso dall’inizio alla fine, e perchè fa riflettere su questioni fondamentali per la nostra esistenza che troppo spesso trascuriamo.

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