L’orecchio “in guazzetto” – Paolo Mancini

Con il suo L’orecchio “in guazzetto”, Paolo Mancini ci racconta la gratificante, ma anche a tratti esilarante, professione di chirurgo. Gli aneddoti privati si mescolano a quelli di corsia, confluendo in uno spaccato di vita ironico e leggero che vale davvero la pena di leggere.

Paolo Mancini, reggellese di nascita, abita a San Casciano val di Pesa dall’età di 4 anni. Dopo la maturità classica si è laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Firenze nel luglio 1972 e successivamente specializzato in Chirurgia Generale e in Chirurgia Vascolare. Dal 1985 ha lavorato nelle Divisioni Chirurgiche degli Ospedali fiorentini prima come assistente, poi come aiuto e, dal 1997 al 2015, come Direttore di Struttura Complessa. Ha eseguito in prima persona oltre 15.000 interventi chirurgici, e in più che altrettanti ha preso parte come aiuto chirurgo. È appassionato da sempre di ogni tipo di musica, ma prevalentemente della classica e lirica. Ama i viaggi, la lettura, il cinema e il teatro di prosa.

Oggi parliamo del libro L’orecchio “in guazzetto” di Paolo Mancini pubblicato con la nostra casa editrice Gruppo Albatros il Filo.

Noi del Gruppo Albatros il Filo abbiamo avuto il piacere di poter scambiare quattro chiacchiere, seppur virtuali, con l’autore, Paolo Mancini per conoscerlo meglio e scoprire qualcosa in più sul suo libro L’orecchio “in guazzetto”. Conosciamo molto bene i nostri lettore per questo abbiamo deciso di condividere con voi, cari lettori, questa intervista all’autore, sappiamo quanto siete curiosi! Quindi buona lettura!

  • Perché ha scelto questo titolo per il suo libro?

È il titolo di uno degli episodi che racconto nel libro: la scelta è motivata dalla voglia di suscitare la curiosità…avrei potuto sceglierne altri come ad es. “Il minestrone emostatico” ecc. e lo scopo è quello di far capire fin da subito che quello che racconto non ha niente a che vedere né con le malattie né con i reparti di Chirurgia, che sono stati solo il palcoscenico nel quale si sono svolte realmente le storie riferite, compresa buona parte della mia vita.

  • Quando ha avuto l’idea di scrivere questo libro?

Era un’idea che coltivavo da molto tempo, o meglio, che mi veniva tutte le volte che si verificavano quegli avvenimenti. Tanto più perché quando li raccontavo agli amici, generalmente in riunioni conviviali, suscitando l’ilarità generale, mi veniva spesso suggerito di scriverli. Appena in pensione, con alterni ripensamenti e molte pause, l’ho fatto incrociando le dita.

  • Cosa ha provato nel vedere il suo libro pubblicato?

Soddisfazione e contentezza per esser riuscito a farmi questo regalo. Ovviamente anche titubanza e perplessità prima di darlo alle stampe, specie considerando la qualità degli scrittori attuali e passati (sono da sempre un accanito lettore): non ho l’impudenza di confrontarmi con loro. Il mio lavoro non è un romanzo: è solo la cronaca di fatti realmente accaduti nella maniera come li ho raccontati, senza esagerazioni né invenzioni di sorta: quello che spero è solo di aver dato allo scritto una forma gradevole, chiara e leggera.

  • Cosa si aspetta dall’incontro con il lettore?

Che si ripetano quegli apprezzamenti (e magari, perché no? anche le critiche) che ho avuto dopo le prime copie vendute e regalate: ovvio che si è trattato di amici e conoscenti, magari compaesani che mi conoscono e, bontà loro, anche mi stimano per il mio passato di chirurgo. In ogni caso io penso che i miei racconti non abbiano una validità per la loro collocazione nel tempo e nello spazio: potrebbero esser successi dovunque e in qualunque tempo: l’umanità di fronte alla malattia è sempre e dovunque la stessa: l’uomo è spesso “nudo e indifeso” e in quei frangenti soffre, ma qualche volta offre anche lo spunto per qualche sorriso

  • Ha progetti per il futuro?

Se intende progetti connessi con la scrittura, confesso che qualche idea già mi balugina nella mente, per ora informe, ma dello stesso tenore: io ritengo che in tutti i tempi, ma soprattutto in questo, così tormentato e difficile, valga la pena di offrire alla gente un appiglio per isolarsi e trovare in un libro il modo per ricrearsi e sorridere; anche se questo possa originare dalla descrizione di debolezze che sono comunque connaturate con l'”humanitas”: forse è presunzione pensare di riuscirci, ma forse ci proverò.

L’orecchio “in guazzetto” ci racconta la professione di Paolo Mancini, e lo fa raccontandoci degli aneddoti che incuriosiscono il lettore e lo tengono incollato alle pagine di questo libro. Ed è sempre bello leggere racconti che parlano di professioni così esilaranti come quelle del chirurgo, ma soprattutto è bello quando viene fatto con leggerezza, quando si raccontano storie vissute tra le corsie e gli studi medici. Un vero e proprio racconti di vita reale, per divertire, incuriosire, per concederti un momento di pure leggerezza.

A noi del gruppo Albatros il Filo non resta che ringraziare ancora una volta Paolo mancini per averci dedicato del tempo e aver risposto alle nostre domande. Siamo felici di averlo accompagnato lungo questo percorso che ha visto la nascita del suo libro, il racconto del suo lavoro. A Paolo Mancini va un grandissimo in bocca al lupo d parte di tutto il Gruppo Albatros il Filo per il suo libro L’orecchio “in guazzetto” e per il futuro.

A te caro lettore ti auguro una buona lettura, prenditi un momento per te, di leggerezza e immergiti tra i racconti reali di Paolo Mancini. E se ti va, dopo averlo letto facci sapere cosa ne pensi, sia a noi che all’autore fa piacere sapere cosa pensano i nostri lettori.

Ovviamente…ci sentiamo presto, con tantissime novità!

Buona lettura.

La vostra redattrice

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