L’Emblema Dell’Anima – Eliana Crescenzo

Medara sembra una giovane ragazza come tutte le altre, in procinto di iniziare una nuova avventura alla Yale University. Nessuno sospetta che in realtà sia una creatura ultracentenaria in cerca di risposte su un importante oggetto del suo passato, né potrebbe mai immaginare che faccia parte di uno dei più importanti Clan di Cacciatori del mondo… Perché all’oscuro degli esseri umani, si aggirano creature quasi immortali e dai poteri terribili, creature che sembrano voler distruggere l’equilibrio del nostro mondo.

Medara è la protagonista di L’emblema dell’anima un libro di Eliana Crescenzo pubblicato con la nostra casa editrice Gruppo Albatros Il Filo.

Noi del Gruppo Albatros Il Filo abbiamo avuto il piacere di poter intervista la giovane autrice Eliana Crescenzo per conoscerla meglio e per farci raccontare qualcosa in più sul suo libro L’emblema dell’anima.

  • Com’è nata la sua passione per la scrittura?

La mia passione per la scrittura è nata quando ero ancora una bambina. Mi piaceva guardare le persone e fantasticare sulle loro vite, sulle loro avventure, e la stessa cosa capitava osservando gli oggetti; guardando la riva di un fiumiciattolo, ad esempio, pensavo “chissà se tanto tempo fa, qualcuno passeggiava qui intorno … Chi era? Un guerriero o un taglialegna?”. Sono sempre stata molto affascinata dalla pittura e da come alcuni artisti siano riusciti ad esprimere sulla tela esattamente ciò che provavano. È stato proprio durante gli innumerevoli tentativi da novella pittrice che compresi che ciò che rimaneva dopo il mio lavoro non raccontava pienamente le mie emozioni o le cose che io volevo esternare; rimaneva comunque il mio grande bisogno di tirar fuori cose che non riuscivo a racchiudere in un foglio da disegno. Un pomeriggio, all’epoca delle scuole medie, guardando fuori dalla finestra, quasi come se fossi in trance, presi un foglio e cominciai a scrivere; le parole scorrevano veloci e definitive, e la mano sembrava avere una vita propria. Solo quando rilessi quelle cinque pagine, mi resi conto per la prima volta di essere riuscita a tirar fuori quello che da tempo volevo dire, in un modo molto più diretto e naturale per me.

  • Qual è stato il primo libro che ha letto e cosa le ha insegnato?

Sinceramente non ricordo quale sia il primo libro che io abbia assaporato, perché già da piccola adoravo mi venissero lette diverse storie. Quando ho imparato a leggere, non mi sono più fermata e ho divorato qualsiasi testo mi trovassi davanti. Prediligo comunque generi movimentati, quindi, sicuramente tra i primi libri che lessi, potrei citare ‘I Viaggi Di Gulliver’ di Jonathan Swift, ‘Ventimila Leghe Sotto I Mari’ di Jules Verne, ‘Le Tigri Di Mompracem’ e tutto il ciclo di avventure di Sandokan di Emilio Salgari, la saga di ‘Harry Potter’ di J.K. Rowling, ‘Dieci Piccoli Indiani’ di Agatha Christie, ‘Shining’ di Stephen King. Sono del parere che ogni libro insegni qualcosa; tante volte sono emozioni che diamo per scontate, come l’amicizia, ma leggendo cosa i personaggi sono disposti a fare per proteggere questo valore o quello in cui loro credono, i nostri orizzonti si ampliano sempre di più, facendoci soffermare a pensare e a valutare meglio quello che ci circonda. Spesso questi ragionamenti ci spronano ad emulare le azioni compiute da un personaggio che apprezziamo particolarmente o in cui ci rispecchiamo.

  • Com’è nata l’idea di questa storia?

L’idea di questa storia è nata osservando una parete, una parete che pian piano è scomparsa ed è diventata una prateria, rischiarata dalle fiamme. Qualche mese prima, mi ero ritrovata tra le mani un antico tagliacarte d’argento, lo stesso rappresentato nella copertina, appartenuto alla mia bisnonna; non sono un’esperta di antiquariato, ma gli oggetti datati mi hanno sempre affascinata molto, così pensai subito di tenerlo. Non saprò mai se venne acquistato come decorazione o se venne effettivamente utilizzato, però gli oggetti antichi hanno sempre qualcosa da raccontare, ma non avendo niente su cui basarmi, decisi di inventare qualcosa che potesse valorizzarlo e renderlo importante al livello della storia che avrei scritto.Se volevo rendere rilevante il tagliacarte, nella storia doveva diventare un oggetto di una certa importanza, quindi avendo già una storia in mente, mi concentrai sull’elaborazione del mio primo vero personaggio; avevo bisogno di qualcuno di particolare, qualcuno dal passato complesso, dall’identità inizialmente ignota e la cui storia venisse spiegata pian piano.

  • Com’è stato vedere il suo libro pubblicato?

Vedere il mio libro pubblicato è stata un’emozione indescrivibile, un sogno; come se fosse qualcosa di talmente lontano, da risultare impossibile, surreale, perché non avrei mai immaginato di tenere tra le mani uno dei miei manoscritti. Nella mia mente, la storia era ben chiara fin dall’inizio: sapevo già cosa sarebbe successo cento pagine dopo e sapevo già quale sarebbe stata la frase finale, ma dopo aver abbozzato solamente due pagine, la tentazione di smettere era forte, perché davo per scontato fosse un traguardo irraggiungibile. Interrompere il tutto, però, sarebbe stato l’equivalente di dire “io non ci credo, non credo a quello che sto scrivendo”, e se tu per primo distruggi quello in cui credi, tutti gli altri lo faranno; ci credevo, era reale, quindi perché non andare avanti e, per una volta, finire la storia? Bisogna essere disposti a combattere per i propri desideri, essere pronti a sorridere davanti a chi ride di te.

  • Ha già piani per il futuro?

Parlare di piani per il futuro è un azzardo. Mi piacerebbe continuare a dar vita ad altri personaggi e spingerli alla ricerca di qualcosa di forte quanto pericoloso, farli combattere, farli ridere e farli piangere … Far galoppare dei cavalli all’inseguimento di qualcuno, dar vita a degli intrighi e poi risolverli; è una cosa che mi appaga, che mi piace fare. Per esprimermi, preferisco scrivere, anziché usare la voce, perché lo trovo più facile. Questo può essere considerato un difetto, ma anche un pregio; dipende sempre dal punto di vista con cui si guardano le cose. Al momento, sto lavorando a qualcosa di nuovo, ma il futuro non dipende solamente da me, ma dalla quantità di persone che riuscirò a coinvolgere. La vita è un insieme di vittorie e di sconfitte, e anche questa è una bella sfida, ma sono pronta a impegnarmi per vincerla, perché questo è il mio obiettivo: vedere concretizzato in una storia ciò che la mia mente ha elaborato.

L’emblema dell’anima è un sogno diventato realtà e noi del Gruppo Albatros Il Filo siamo onorati di aver fatto parte di questo percorso editoriale che ha portato alla realizzazione di un sogno, la pubblicazione di L’Emblema dell’anima.

Noi non possiamo fare altro che ringraziare Eliana Crescenzo per averci dedicato del tempo e aver risposto alle nostre domande, a lei va un grandissimo in bocca al lupo per il suo libro e per il futuro.

A te, caro lettore, buona lettura, perditi tra le pagine di questa fantastica storia e credi sempre nei tuoi, perché come ti ho già detto in precedenza, se ci credi tanto prima o poi si avvera, e l’emblema dell’anima ne è una grande dimostrazione!

A presto!

La vostra redattrice.

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