Oggi abbiamo il piacere di intervistare Patrizia Scognamiglio, autrice del libro “Le voci del mare”, un’opera affascinante che ci porta nel cuore della storia partenopea. Attraverso il suo racconto, la Scognamiglio ci guida in un viaggio tra mito e realtà, rievocando figure storiche e mitologiche legate alla città di Napoli. Immersi in un’atmosfera intrisa del profumo del mare e accompagnati dal suono delle onde, i personaggi di queste storie ci parlano di potere, dissolutezza, e dell’intramontabile legame tra Napoli e le sue leggende. Con uno stile che mescola sapientemente narrazione e riflessioni personali, l’autrice ci offre una prospettiva unica su un passato che continua a vivere nel presente.
Patrizia, ci può raccontare cosa l’ha ispirata a scrivere “Le voci del mare” e come è nata l’idea di intrecciare mito e storia in questo modo così originale?
Passeggiando a tarda sera lungo le strade che costeggiano il mare della mia città, come ad esempio via Posillipo, Mergellina ed altre, ho fatto caso all’alterno suono prodotto dalle onde e dalla risacca che mi è parso come una “Voce” vera e propria e mi è venuto in mente il fenomeno secondo il quale il mare, mentre durante il giorno assorbe calore dai raggi solari, di notte lo restituisce rendendo l’aria più gradevole, grazie alla lieve brezza del suo vento.” Il mare respira” ho pensato, è una realtà vivente, allora certamente avrà assistito alle innumerevoli vicende che si sono succedute sul suolo che le sue acque lambiscono da millenni. Ho pensato alla sacralità delle sue acque troppo spesso violate e insudiciate dalla mano dell’uomo, quando non sono intrise di sangue innocente, così come avvenne sin dalla notte dei tempi. A questo punto, ho pensato alla miriade di personaggi storici e mitologici che hanno intessuto le loro vite con le onde dai bei colori cangianti tra il blu e il verde smeraldo.
Nel suo libro, il mare di Napoli sembra avere una presenza quasi personificata. Che ruolo gioca il mare nella narrazione e che significato ha per lei come autrice?
Continuando le mie passeggiate, ho ammirato la possente bellezza dei palazzi e delle chiese che sorgono lungo le rive e che si specchiano nel mare di Napoli sotto lo sguardo vigile del Vesuvio. Personalmente, io vivo il mare come creatura di Dio, occasione di gioia e di amore connessi alla libertà fisica e spirituale; nelle sue acque ritrovo ogni volta le mie energie, anche quelle sopite da tempo. Dal punto di vista letterario, il mare è come il cuore di ogni uomo, agitato da desideri e passioni che non gli danno tregua e sono come onde che investono incessantemente la spiaggia. Esso però è anche un testimone fedele, che sa riportare l’uomo alla consapevolezza di essere” piccolo e fragile”, pur nella potenza dei suoi mezzi, e rimane un severo monito per chiunque abbia intenzione di violare la sua sacralità.
I personaggi storici e mitologici che tratteggia sono spesso vittime della loro stessa ambizione. Come ha scelto i personaggi da includere nel libro e quale messaggio ha voluto trasmettere attraverso le loro storie?
I personaggi mitologici, in alcuni racconti, hanno una funzione introduttiva verso quelli storici come Virgilio, Lucullo, Cicerone ed altri. Ovviamente, la Sirena Parthenope non poteva assolutamente mancare nella presentazione del mare in cui le sue spoglie rimasero impigliate nelle reti dei pescatori presso Megaride su quelle coste che da allora in poi, diedero il nome all’intera città.
Il mito è un elemento fondamentale nella cultura napoletana. Come crede che le leggende che ha raccontato abbiano influenzato l’identità della città e dei suoi abitanti?
Nell’Opera “Le voci del mare”, taluni personaggi, mitologici e storici sono spesso vittime della loro stessa ambizione; essi mi si sono presentati singolarmente, quando decidevo di raccontarne le vicende come nel caso di Cola Pesce , oppure uno dopo l’altro, quando ho trattato dei personaggi storici, nello svolgersi delle le reali vicende dei siti di cui ho parlato . Lo stesso Cola, essenzialmente un personaggio altamente positivo, non seppe opporsi alla sete di ricchezze del suo re, meritando, così di rimanere in eterno nel profondo degli abissi marini; per non parlare della regina di Napoli Giovanna I d’Angiò, fatta giustiziare dal nipote, di Re Manfredi, per volontà di Carlo I d’Angiò, Sergianni Caracciolo e di tanti altri. Il messaggio è chiaro e inequivocabile: la storia dei palazzi di Napoli che si specchiano nel suo bel mare blu, insegna che non esiste al mondo delitto alcuno che non trovi, anche se dopo innumerevoli anni, il giusto castigo.
Ringraziamo Patrizia Scognamiglio per averci accompagnato in questo affascinante viaggio tra le onde della storia e del mito. “Le voci del mare” è un libro che invita a riscoprire il patrimonio culturale di Napoli, rendendo omaggio a una città che non smette mai di sorprendere. Le sue storie ci ricordano quanto sia importante mantenere vivo il legame con il passato, perché è proprio attraverso la memoria che possiamo comprendere meglio il nostro presente. Patrizia, le auguriamo il meglio per i suoi progetti futuri e la ringraziamo ancora per aver condiviso con noi la sua passione per Napoli e per le sue voci antiche.
