GRUPPO ALBATROS IL FILO PRESENTA: Elena Danese. Una cantante, una vita e due amori – Elena Nadia Ilić

Oggi abbiamo il piacere di dialogare con Elena Nadia Ilić, autrice del libro “Una cantante, una vita e due amori: Memorie del soprano Elena Danese”, un’opera che raccoglie e ordina le memorie della grande soprano Elena Danese, presentate da Maria Serena Quercioli. Il libro non è solo una testimonianza della carriera artistica di Danese, ma un viaggio emotivo che esplora come la musica abbia plasmato la sua esistenza, curato le ferite della guerra e alimentato le sue passioni più profonde. Attraverso le parole della Ilić, veniamo immersi nel mondo della lirica, ma anche in quello interiore di una donna che ha saputo affrontare le sfide della vita con coraggio e sensibilità.

Elena, cosa l’ha spinta a raccogliere e ordinare le memorie di Elena Danese? C’è stato un momento particolare che ha segnato l’inizio di questo progetto?

Si avvicinava il 100° compleanno di mia mamma, in occasione del quale io e i miei fratelli stavamo organizzando una festa (parzialmente a sorpresa). Quella volta in particolare, ero in visita da lei (risiedo a Savona ma andavo regolarmente a trovarla) per organizzare l’allestimento della sala dove avremmo tenuto la festa. L’idea era di tappezzare le pareti con sue foto, poster di repertorio, i suoi costumi di scena. Ritenevo che andasse “dato un senso” al suo percorso artistico, per cui “con qualche scusa di mia curiosità” aprii la sua pesante valigia “d’epoca” “in pelle marrone” (che l’aveva accompagnata in tanti viaggi) e tirai fuori il ricco contenuto di locandine, recensioni, articoli di giornali d’epoca. Il tutto era ben conservato ma mischiato…Quindi dissi alla mamma che avrei portato via qualcosa per visionare e riordinare parte del materiale e che poi gliel’avrei restituito. Lei rispose col suo tipico senso pratico: “che cosa ti salta in mente? …Sapeva che sono tanto impegnata col lavoro…Io risposi vaga che bisognava mettere ordine ecc…Tornata a casa mi misi a leggere tutto quanto; era interessantissimo, ero sbalordita dalla quantità di recensioni lusinghiere, foto, locandine. Ma cosa potevo realizzare concretamente per la festa? Pensai di acquistare dei pannelli di compensato dove attaccare con le puntine gli articoli dei giornali e le foto più belle, così gli ospiti alla festa potevano leggere e guardare. Una volta terminato tutto avrei rimosso le puntine e non ci sarebbero stati danni al materiale. Così feci, decorando i pannelli e appendendoli in successione “a tema” in base alle tournée principali a cui mamma aveva partecipato. La reazione degli ospiti e della mamma stessa quando entrarono fu di stupore: mia sorella aveva appeso poster originali incorniciati che aveva conservato, aveva disposto gli abiti di scena. Mio fratello aveva organizzato un magnifico sfondo per fare le foto e un ricco e gustoso buffet. Questo fu il primo “impatto” con il suo mondo “nascosto” del palcoscenico, oramai relegato in una stanza chiusa della sua memoria e che io avevo “riaperto”. Feste, gala, spettacoli, viaggi in nave, treno e aereo tutto ciò riaffiorava attraverso quelle immagini e quegli abiti. Il secondo fatto che mi portò alla decisione di scrivere il libro fu il rinvenimento di due blocchi di appunti: le sue memorie scritte di cui, incomprensibilmente,  non aveva mai fatto parola…Fu nell’atmosfera euforica del dopo festa, che aveva contagiato pure lei ( intenta a spacchettare qualche dono e leggere i biglietti) che le domandai se mai avesse scritto qualcosa di questa sua vita così avventurosa e insolita; lei allora mi disse che aveva scritto  “qualche appunto” che aveva messo in un cassetto. Andai subito a cercare e trovai i blocchi…Fu l’impatto con “la sua parola scritta” che mi sorprese…storie di vita vissuta con passione, tanti dettagli, nomi di persone collegati alla sua carriera, narrata con estrema precisione. Soprattutto mi conquistò la sua “personalità” quella Elena Danese che non conoscevo, mi intrigava tanto da spingermi ad un’impresa per me non facile, praticamente ma anche emotivamente.

Nel libro, viene descritta l’importanza del canto nella vita della Danese durante il periodo della guerra. In che modo la musica ha contribuito a lenire il dolore e a dare speranza in un momento così difficile?

Lo studio della lirica richiede esercizio costante della voce e impegno giornaliero oltre che l’approfondimento del repertorio che si è scelti adatto al proprio timbro vocale. Durante la guerra Elena Danese frequentò prima il Conservatorio di “San Pietro a Maiella” di Napoli (come scrive lei, nonostante la guerra, la situazione era ancora accettabile) successivamente, trasferitasi a Roma con la famiglia, all’accademia della Gil l’eco della guerra si percepiva ancora distante. L’entusiasmo della gioventù, la prima “simpatia” (Christo Alessandrov) e l’impegno scolastico quotidiano permettono a Elena Danese di concentrarsi nello studio che la entusiasma e coinvolge. Come gli eventi della guerra precipitano e la gioventù viene drammaticamente coinvolta a tutti i livelli, si intravede allora quello che è “già in seme” il senso “pratico, l’aderenza alla realtà che caratterizza l’altro lato della personalità di E.D.  Le tragedie a cui lei assiste, il constatare quotidiano della precarietà della vita (bombardamento del quartiere di San Lorenzo…) la perdita di una persona a cui si era tanto affezionata sono eventi davvero troppo sconvolgenti per una giovane donna; è gettandosi nuovamente a capofitto nella musica e nell’impegno dello studio che E.D. trova la forza di resistere e il coraggio per testimoniare la memoria del valore di Rino Cozzarini. Possiamo dire che la musica in quel terribile periodo ha per lei una funzione “taumaturgica”: l’amore per la lirica cura la sua anima in pena e le fa provare quell’ attaccamento, tipico della gioventù, allo spettacolo della vita che deve andare avanti, nonostante tutto

Il palcoscenico viene descritto come una “seconda realtà” per Elena Danese, un luogo dove viveva le sue “altre identità”. Quali sono state, secondo lei, le sfide e le gioie più grandi che ha affrontato nella sua carriera artistica?

La vocazione comparve sin da bambina (folgorata da un film su Bellini): “capii che il canto e la musica lirica erano la mia più grande aspirazione”.  La soddisfazione più grande era presumibilmente quella di essere chiamata per i primi concerti, cominciando dai dintorni di Firenze (cantò per i reduci di guerra) e durante gli anni del conflitto. Ciò significa che la sua voce, già ben impostata per natura, la faceva apprezzare ancora prima di diplomarsi. Come lei stessa asserisce: “mi piaceva cantare trasmettere al pubblico le mie emozioni, immedesimandomi nei personaggi che interpretavo”. Le più grandi sfide furono: la tournée negli USA e quella in Sud Africa. Il fatto di poter cantare in vari prestigiosi teatri italiani ed europei era certamente motivo di orgoglio in quanto la sua carriera procedeva senza “raccomandazioni, ma solo in virtù del suo talento.  E.D. “non si vantava” per lei era “automatico” e doveroso, nei confronti del pubblico, eseguire una recita al meglio delle sue possibilità; non si poneva tanti perché…non ne aveva il tempo, fra un viaggio e l’altro.

Il libro accenna a una pausa imposta da Elena Danese nella sua carriera, che ha segnato l’inizio di una nuova fase della sua vita. Cosa ha rappresentato per lei questa transizione e come ha influenzato il suo rapporto con la musica?

L’impossibilità di poter onorare il contratto col suo agente (per poter aiutare economicamente i genitori) costituì solo un temporaneo motivo di arresto nella sua carriera. Altri ebbero fiducia in lei e nel suo talento, seguirono altre audizioni ed altri ingaggi soprattutto per la Svizzera, la Francia e la Germania. Non mancarono poi recite in noti teatri italiani.

Cosa spera che i lettori traggano dalla lettura di queste memorie? C’è un messaggio particolare che desidera trasmettere attraverso questa storia?

Il messaggio rivolto ai giovani è molteplice: da un lato l’importanza dello studio, del seguire il proprio talento e le proprie inclinazioni. Questo non comporta necessariamente il fatto di avere una vita “facile” ma il principio di riuscire ad essere gli artefici del proprio destino rafforza e arricchisce la personalità di chi opererà domani. La vita è complessa, ci saranno sempre tappe di arresto e impedimenti ma E.D. Insegna che con tenacia, duro lavoro e il proprio obiettivo ben fermo in fronte è possibile arrivare al traguardo. Dall’altro sempre ai giovani “facilmente indottrinabili” un altro messaggio: la guerra è un abominio non esiste una guerra “giusta” chi va a combattere non sono i potenti stessi ma schiere di giovani arruolati “in nome di un ideale”. Così morirono insensatamente “senza un perché” Christo Alessandrov e il fratello di mio padre. Da eroe morì Cesare Cozzarini (Rino) ma nessuno ne parla perché morto dalla parte sbagliata; a che è valso il suo sacrificio? Messaggio “agli artisti in genere” a coloro che con passione e impegno estenuante desiderano che si realizzi il loro sogno: il palcoscenico; a costoro l’esempio di E.D. è quello di non mollare mai, di seguire il proprio istinto, non farsi abbattere da giudizi esterni…andare avanti per la propria strada, secondo le proprie convinzioni. Ultimo messaggio, ma forse quello più importante è un messaggio di Amore, per la vita, per ciò che si fa, per chi si ama. Amore che spesso “costa sacrificio” ma che alla fine è ciò che di “vero rimane di una vita vissuta intensamente.

Grazie mille, Elena, per aver condiviso con noi i retroscena di questa affascinante opera. Le memorie di Elena Danese, come lei le ha raccolte e presentate, non sono solo una testimonianza del talento straordinario di una grande artista, ma anche una riflessione profonda su come l’arte possa essere un faro di speranza e resilienza anche nei momenti più bui. Auguriamo a lei e al suo libro il successo che merita, certi che saprà toccare il cuore di molti lettori.

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