I mondi della scrittura – Il Gruppo Albatros Il Filo presenta: Il figlio della luna piena di Filippo Catellani

Nell’articolo odierno parliamo del libro Il figlio della luna piena di Filippo Catellani, pubblicato dal Gruppo Albatros Il Filo. Presentiamo qui un’intervista con l’autore del libro per evidenziare gli aspetti letterari più originali e le esperienze più importanti che sono condensate in questo testo. Affronteremo anche i temi che maggiormente sono rilevanti per l’autore e ai quali viene data espressione in modo peculiare.

Il figlio della luna piena di Filippo Catellani, pubblicato dal Gruppo Albatros Il Filo, è un racconto gotico, in grado di coniugare fantasia, creazione di esseri e mondi paralleli con la tecnica narrativa del giallo e del romanzo d’avventura. Intrecci di situazioni che mettono i personaggi dinnanzi a dilemmi morali e improvvisi cambi impressionistici di sfondi e ambienti sono gli ingredienti di un racconto che tiene il lettore, a prescindere dalla sua età, sempre sull’attenti e interessato a seguire gli sviluppi delle vicende.

Per saperne di più, ecco l’intervista con l’autore: buona lettura!

Quali sono i temi decisivi di questo racconto e come vengono trattati?

E’ un racconto gotico, una storia dell’orrore “all’antica”, con elementi sovrannaturali. Il tema si ispira a vecchie leggende popolari, che sono state poi riprese anche da molti scrittori e dal cinema. Quanto ai temi trattati, sono quelli classici del racconto gotico, ma sviluppati in modo personale. E’ importante, per esempio, il tema del doppio. Si tratta di una storia che ha a che fare con la credenza, un tempo molto diffusa, dei lupi mannari. Questo di per sé è già collegato al tema della duplicità: la natura umana e quella animale, la parte razionale e quella animalesca. Ma anche fra il protagonista e quello che si rivelerà l’antagonista della storia ci sono alcune somiglianze, al punto che i due personaggi si sviluppano come se fossero uno il doppio dell’altro. E poi c’è il tema del patto col diavolo, vecchio come il mondo, lo si ritrova nel folklore, nella Bibbia, nelle fiabe; questo perché, credo, è un tema ancora attualissimo. Scendere a patti con il male è una tentazione forte.

Quali sono le caratteristiche umane e caratteriali del protagonista e come si evolve durante gli eventi della storia?

Il racconto ha due protagonisti: il narratore e suo figlio. Il papà, di cui possiamo leggere le impressioni e i pensieri, è un personaggio molto umano, maturo, comprensivo, nel complesso cerca di essere un bravo marito e un buon genitore; eppure in un certo senso, soprattutto all’inizio della storia, è anche un po’ limitato. E’ un uomo moderno, figlio del suo tempo; è un contadino che dimostra anche una certa cultura. E’ un tipo positivista, crede nella scienza, nel progresso; la sua mente rifiuta tutto ciò che la ragione non capisce. Per questo rifiuta di credere nel soprannaturale, anche se ci sbatte il naso in più di un’occasione. Questo è un grosso limite: qualche volta la vita ci chiede di rimettere in discussione le nostre certezze. E’ proprio qui, quando decide di credere, che scatta la sua evoluzione come personaggio. Il figlio invece è un ragazzino, e capiamo qualcosa di lui solo da ciò che dice suo padre. E’ sfuggente, silenzioso, oggi diremmo un bambino problematico; ma questo avviene proprio perché entra in contatto con il soprannaturale da bambino, nell’età delle favole: questo fa sì che si renda conto prima del padre di ciò che sta succedendo.

Come descriverebbe il suo stile di scrittura? Quali autori del presente e/o del passato prende come modello?

Amo molto leggere, quando ho tempo, soprattutto i classici. Mi piacciono i romanzi d’avventura di una volta, quelli che sono catalogati come libri per ragazzi: L’Isola del Tesoro, Moby Dick, Zanna Bianca, Ivanohe, Sandokan. Li ho sempre letti, a volte anche riletti, e spero di continuare a farlo. Il mio stile credo derivi da lì: mi piacciono i periodi lunghi ma non troppo, nei dialoghi cerco di imitare il vocabolario che può avere usato il personaggio che sta parlando. Mi è piaciuto cercare di costruire una tensione nel racconto. Amo molto il romanzo gotico dell’800, mi piace quel suo modo di portare l’illogico in un mondo all’apparenza razionale, pur mantenendolo credibile. Fra gli autori “gotici” amo molto Poe, Hoffmann, Stevenson, Bram Stoker, Arthur Conan Doyle. Se poi vogliamo cercare qualcosa sul tema centrale della mia storia, il lupo mannaro, facendo ricerche qua e là ho trovato racconti bellissimi, scritti fra ‘800 e ‘900, anche di autori famosi, racconti che però in alcuni casi non conoscevo: i miei preferiti sono sempre di autori classici: Alexandre Dumas, Maupassant, Saki, Kipling, Clemence Housman; ma anche il nostro Pirandello, che scrisse un bel racconto intitolato “Mal di luna”.

Cosa vuole comunicare ai lettori?

Innanzitutto, spero tanto che si passino qualche ora di lettura divertente e interessante. La vita è sempre frenetica, e credo che un racconto che aiuti un po’ a riposare la mente e faccia anche divertire sia un toccasana. Poi, certo, c’è anche un messaggio. Può sembrare strano per una storia “di mostri”, ma ho voluto comunicare soprattutto qualcosa di positivo, qualcosa sul valore della vita. Non voglio fare spoiler, ma ritengo che anche in presenza del male – forse soprattutto in presenza del male – la vita e l’amore reclamino i loro diritti. Non è facile buonismo, però: anche i cattivi, a volte, hanno delle motivazioni per compiere il male. Cercare di comprenderli non vuole dire per forza giustificarli.

Uno dei messaggi che vorrei dare è che è sempre sbagliato scendere a patti con il male, anche per un motivo che può sembrare buono. Mi ritrovo molto in certe parole del personaggio del frate, nella seconda parte del racconto. Lascio comunque che i lettori interpretino la storia come preferiscono, gli amici che l’hanno letta mi hanno suggerito molte interpretazioni diverse, tutte molto valide: in alcuni casi hanno anche trovato chiavi di lettura che io non avevo immaginato, ma che mi sembrano molto azzeccate. Di questo li vorrei ringraziare.

Come è stata la sua esperienza editoriale con il Gruppo Albatros Il Filo? Progetta di scrivere altri libri?

Vorrei ringraziare il Gruppo Albatros Il Filo per l’esperienza che ho avuto; ho avuto modo di vedere cosa succede dietro le quinte della pubblicazione di un libro, ho partecipato ad attività di promozione: ho fatto una presentazione al mio paese, patrocinata dal comune di Mirandola, e sono stato intervistato per il programma “Se Scrivendo”, che mi ha dato la possibilità di conoscere altri scrittori, tutti molto interessanti. In una parola, ritengo di essere stato sempre seguito con disponibilità e serietà. E poi c’è l’emozione di vedere il mio primo libro pubblicato, con la prefazione di Barbara Alberti che vorrei ringraziare; e poi la soddisfazione di dirlo alla famiglia e agli amici… è stato davvero emozionante, oltre che interessante. Devo dire che mi sono trovato davvero bene. Quanto ai progetti futuri, per ora ho qualche idea, che butto giù nel tempo libero; mi piacerebbe svilupparle. Se poi riuscirò a farlo in modo che mi soddisfi, ritenterò volentieri la strada della pubblicazione.

Ringraziamo l’autore per aver risposto alle nostre domande e per averci aiutato ad arrivare al cuore del testo e delle questioni in esso implicate. Il figlio della luna piena di Filippo Catellani, pubblicato dal Gruppo Albatros Il Filo, merita di essere letto con attenzione, perché è un racconto pieno di sorprese, in grado di tenere il lettore col fiato sospeso dall’inizio alla fine.

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