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Oltre Gomorra – Francesco Peluso

Un tipo smagrito scuro di pelle, di mezza età credo anche se i suoi occhi dicevano altro, mi avvicina in strada e chiede qualche spicciolo. Mi scuso per non averne e lui, incurante della risposta, inizia a parlare camminandomi di fianco, come se fosse una cosa naturale. Lo guardo incredulo pensando: Mo’ questo che vuole da me, ma le sue parole e i modi garbati mi hanno poi convinto e l’ho lasciato fare. Non so perché ma, appena a casa, ho trascritto il suo breve monologo, provando a non dimenticare o aggiungere niente. Questo il fedele resoconto: “Quello il fatto è che Dio non c’è più, e non va bene. Stiamo peggio tutti, ma io intanto devo sapere che vuole da me. Si è preso mamma e papà, così, uno dopo l’altro, e mi hanno pure operato allo stomaco e a una gamba. Io glielo devo chiedere, ma Lui non c’è, non è qui. Sono solo, non ho un la- voro e l’unica persona che ho vicino è l’usuraio che, secondo lui, lo stronzo, mi aiuta. Quello tiene nel cassetto una pistola tanta accussì vedete, e me la fa vedere ogni giorno. Questo è, e non dovrebbe essere, se ci fosse Dio. Ora tengo, in faccia a me, intestate quattro macchine, due negozi e tra poco pure un aereo, così mi ha detto. Questo devo fare per campare. E io ho deciso di chiedere l’elemosina, così esco e mi faccio i cazzi miei, abbusco pure qualcosa di soldi e un giorno chissà, mando a fa’ ‘nculo pure ‘o struzzino. Così non va, non va proprio. Così vince il diavolo, perdiamo tutti, e Lui non c’è, se ne fotte. Ma io, solo una domanda gli devo fare”. “Scusate, qual è questa domanda?”. “Gli devo chiedere, io, qua, che ci sto a fare. A saperlo!”. Ho più volte letto il breve monologo e pur subendone tensione e fascino dall’inizio alla fine, la mia attenzione si è sempre arenata nel punto in cui ha confermato di chiedere l’elemosina quasi rivendicasse un diritto, quale non saprei, o per semplice ripicca, ma verso chi mi domando. La vita non deve avergli regalato molto e avrà sempre vissuto di stenti e improvvisazioni, eppure il suo animo inquieto pareva cercare altro, una luce, una dignità. Insomma voleva reagire, migliorarsi, e pretendeva una risposta da chi incontrava, dal dio che cercava, da se stesso. Voleva uscirne, punto e basta. Mi sono domandato da dove o cosa potesse nascere una tale energia, presunzione o semplice illusione che fosse. Per lui un punto importante, non ignorabile, e devo ammettere che la sua determinazione mi è apparsa quasi un monito, un insegnamento, e forse anche per questo l’ho salutato con un certo rispetto. Senza un motivo evidente, la mia mente è partita alla ricerca di personaggi simili incontrati nella vita, scandagliando tra vicende personali, familiari, o alcune raccontatemi. In realtà cercavo la sua forza, l’intima insofferenza che aveva mostrato, quella di chi non accetta la condizione in cui si trova, presente solo nei portatori sani di ingiustificata fiducia nella vita. Ho preso degli appunti, qualcosa è venuto fuori e alla fine ne ho selezionato alcune. Non so cosa mi abbia trasmesso quel dialogo, ma confesso di essermi ritrovato, da quel giorno, a prestare attenzione anche a dialoghi altrui, alla posta o dal salumiere, ovunque e senza una ragione, ma soprattutto senza vergogna. A Napoli non è difficile, la gente parla a voce alta. Ho inoltre sperato di rincontrare il tipo che, senza volerlo, aveva dato il via a questo mio velato entusiasmo, per ringraziarlo e chiedere come va. La scelta del titolo è casuale e dovuta a una semplice polemica tra amici, io solo contro tutti, intento a sostenere che non vi è nulla di artistico nelle varie Gomorre televisive, che oltretutto non mantengono alcun legame con lo stupendo libro di Saviano. L’ho sostenuto con convinzione e orgoglio partenopeo, perché trovo in quelle vicende degli stereotipi opprimenti, marcati, avvilenti, ed un fascino, se così posso definirlo, diametralmente opposto a quello che l’umile elemosinante mi aveva trasmesso. A questo punto la scelta del titolo mi è parsa ovvia, perché raffigura il punto preciso in cui tutti dovremmo ritrovarci, oltre Gomorra, appunto. Gomorra duemiladieci, venti, trenta, serie infinita, per me il nulla, un business, un’offesa. Le storie e i personaggi che seguono sono tutti reali, ci tengo a precisarlo. Il mio lavoro si è limitato alla sola struttura narrativa. Le espressioni in dialetto qui riportate possono presentare alcune imprecisioni, sia per la mia scarsa dimestichezza con la grammatica napoletana, sia perché le ho trascritte così come sentite, spesso metà in dialetto e metà in italiano, a volte solo con tono dialettale. Prego il lettore di perdonare gli errori e qualche distrazione.

Oggi parliamo di Oltre Gomorra un libro di Francesco Peluso pubblicato con l nostra casa editrice Gruppo Albatros il Filo.

Noi del Gruppo Albatros il Filo abbiamo avuto il piacere di poter intervistare l’autore Francesco Peluso per conoscerlo meglio e scoprire qualcosa in più sul suo libro Oltre Gomorra.

Riportiamo di seguito l’intervista all’autore, buona lettura!

  • QUANDO NACQUE LA SUA PASSIONE PER LA SCRITTURA?

Qualcosa di simile a una passione nasceva in me ogni qualvolta leggevo un gran libro, come quando da ragazzo vedevo un quadro stupendo o assistevo a una impresa sportiva esaltante. Subivo il fascino di quei racconti immaginandomi io scrittore, allo stesso modo di quando mi vedevo al posto di Caravaggio o di Maradona. Ho deciso di scrivere solo quando mi sono ritrovato totalmente “fermo” a causa della pandemia, e in mancanza di meglio ho deciso di approfittare di quei lunghi pomeriggi spesi a casa. Quindi l’inattività forzata ha acceso una spia, e ho cercato di salvarmi impegnandomi in qualcosa di complesso, la scrittura appunto, l’ideale per poter passare le ore senza accorgersene.

  • HA GIA’ AVUTO MODO DI PRESENTARE IL SUO LIBRO?

No. Il libro è uscito da pochi mesi e sono ai primi passi.

  • COSA LE PIACEREBBE DIRE AI SUOI LETTORI?

Di leggere le brevi storie contenute nel libro con leggerezza, ma al tempo stesso di valutare quel che di profondo ho cercato di rappresentare, ossia la voglia di vivere di alcuni miei concittadini, nonostante i pesi e le difficoltà che incontrano quotidianamente e credetemi, Napoli offre un carosello di vita che non ha eguali e che, a volte, va oltre ogni fantasia e logica. Le storie sono tutte vere, alcune de me direttamente vissute.  

  • HA PROGETTI PER IL FUTURO?

Nessun progetto in particolare, ma ho ritrovato un libro che ho letto a vent’anni, di cui ho subito il fascino, oggi come allora. Vorrei trarne un atto teatrale. Chissà!

  •  COM’E’ STATA LA SUA ESPERIENZA EDITORIALE?

Ancora presto per dirlo. Sino ad ora ho solo parlato con bravi professionisti che spero conoscere presto. Qualcosa accadrà.

A noi del Gruppo Albatros il Filo non resta che ringraziare ancora una volta Francesco Peluso per averci dedicato del tempo e aver risposto alle nostre domande. A lui va un grandissimo in bocca al lupo per il suo libro Oltre Gomorra e per il futuro.

A te caro lettore auguro un buon viaggio tra le pagine di questo libro

Buona lettura, noi ci sentiamo presto.

La vostra redattrice.

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