gruppo albatros il filo presenta: Verrà ancora il vento – Luca Mele

Dai, Fabio, domani mattina ti passo a prendere e torniamo in ospedale per capire come muoverci e cosa fare, magari ci permettono di portare Carla a casa, lì sarà tutto più facile e meno faticoso, per tutti noi. Ora ti lascio riposare, buonanotte, dormi un po’ se ci riesci. A domani.

Fabio risponde con un freddo ok e toglie ogni connessione in casa, Wi-Fi e roaming dati. Ha bisogno di niente e voglia di nessuno. È cosciente che da ora in poi riceverà tanti messaggi di vicinanza e tanti messaggi di affetto, ma in momenti come questi nessuno ha bisogno di sentirsi dire mi di- spiace, è sufficiente il silenzio, anzi forse il silenzio è proprio quello che serve. Fabio chiude gli occhi e gli occhi da lucidi diventano bagnati, sprofonda la testa nel cuscino e crolla in un sonno necessario, quantomeno per esser lucido quel che basta per affrontare la terribile giornata che lo attende.

La notte passa in fretta ma Fabio in cuor suo non si sarebbe voluto svegliare quella mattina fredda. «Fabio! Fabio! Ci sei?» Sonia bussa insistentemente alla porta, sarà per ansia o perché sentendo il silenzio, si inizia a preoccupare, poi però Fabio le risponde e lei si calma: «sì, dammi due minuti ed esco! Aspettami giù, Sonia». Fabio si aggiusta la camicia, chiude anche l’ultimo bottone, sicuramente fuori farà freddo, siamo a gennaio, in pieno inverno e sa già che sia dentro che fuori la primavera quest’anno tarderà ad arrivare. Si guarda indietro solo qualche istante, prima di spegnere la luce e serrare la porta, chiude gli occhi come a tentare di cancellare ciò che ha appena visto per non perdere i vecchi frame che riempivano la sua mente e quelle stanze della casa troppo vuota per essere vera. Fabio scende le scale ed entra in auto: «scusa il ritardo… Ma non trovavo niente… Calzini, scarpe…». Sonia si gira verso Fabio e lo giustifica: «figurati, Fabio, so che non è stato affatto semplice per te questa mattina aprire gli occhi e svegliarti da solo. Hai già fatto colazione? Ti va un cornetto?». Fabio non ha fame e scuote la testa, poggiato al finestrino guarda fuori; la pioggia sembra aver dato una piccola tregua e l’asfalto ogni tanto permette al mondo di specchiarsi. «magari, quando arriviamo in ospedale, mi prendo un caffè alla macchinetta, fuori al reparto ce n’è una. Grazie lo stesso, Sonia.»

«sicuro di farcela, Fabio? Se vuoi, posso entrare prima io…»

Fabio è sicuro: «no, Sonia, se non lo faccio adesso, probabilmente rimpiangerò per sempre di non aver avuto coraggio e ricorderò solo la paura. Ci vado io, lo devo a Carla soprattutto». Sonia si siede mentre Fabio si avvicina alle porte automatiche del reparto di oncologia. Le porte si aprono e dopo un grosso respiro, entra. Ogni passo che avvicina le scarpe di Fabio alla porta della stanza è un macigno. I lacci stringono e legano le caviglie come fossero catene. Le gambe tremano perché sorreggono un cuore pesante, si blocca sulla soglia, ha bisogno di respirare. Prende fiato e spinge con la mano sul vetro. È entrato. La stanza è calda, due sono i rumori che si sentono di- stintamente: il ticchettio dell’orologio e il respiro di Carla sempre più affannoso e lento. Ormai non riesce più ad aprire gli occhi e le mani non le stringe. Tutto sembra suggerire che la vita di Carla sta rallentando il suo passo, i medici sono certi che a breve questo passo si arresterà, per questo Fabio ha messo il profumo che Carla ama, la camicia celeste, quella del primo appuntamento, ed è entrato ripetendo la frase che più faceva sorridere Carla. «hai visto? Non è bello ciò che è bello, è bello ciò che è Fabio» e Carla, ogni volta che Fabio ripeteva questa frase, rideva e scuoteva la testa, ma stavolta no, è rimasta immobile, eppure fabio ci ha messo tanto impegno. Carla è lì, ferma, il respiro si accorcia e il tempo scorre come niente. Il tempo, croce e delizia di tutti. A volte vorremmo trattenerlo e allungarlo per aumentare ciò che ci resta, altre volte vorremmo accorciarlo per far finire prima ciò che ci distrugge. Eppure, il tempo è lo stesso… Siamo noi a essere diversi. «Se avessi avuto più tempo, Carla, quanto amore ancora ti avrei dato, quanto ancora avremmo sorriso sui nostri errori e sulle nostre cazzate. Perché sì, si litigava, ma poi si finiva sempre per fare pace e per fare l’amore. Avrei voluto trovare la chiave per scardinare questa maledetta prigione e invece oggi sono qui per guardarti fuggire da qui dentro ed anche da me. Tieni, questo filo, è un pezzo del bracciale che mi regalasti cinque anni fa dopo il primo anniversario. Te lo lego al polso così nessuno potrà sfilartelo via. Nessuno mai saprà quanto forte ci leghi questo esile filo.»

Oggi parliamo del libro Verrà ancora il vento di Luca Mele pubblicato con la nostra casa editrice Gruppo Albatros il Filo.

Noi del Gruppo Albatros il Filo abbiamo avuto il piacere di poter intervistare Luca Mele per conoscerlo meglio e scoprire qualcosa in più sul suo libro Verrà ancora il vento.

Riportiamo di seguito l’intervista all’autore. Buona lettura!

  • Quando nacque la sua passione per la scrittura?

Quando avevo 15 anni, mio fratello mi regalò l’antologia di Spoon River, un’opera di Edgar Lee Masters. Una raccolta di storie. Lì comincia a pensare di poter descrivere e inventare mondi. Ho cominciato con le canzoni e poi ho sperimentato anche i romanzi.

  • C’è un momento in particolare che l’ha portata alla stesura del suo libro?

Sicuramente durante il primo lockdown. Il libro è nato mentre ero in quarantena, o almeno la sua idea. Avevo voglia di raccontare una storia che avesse entrambi i risvolti della medaglia della vita. Il dolore e la felicità.

  • Ha già avuto modo di presentare il suo libro?

Purtroppo no, aspetto che l’agente che mi sta seguendo in questo percorso, mi proponga delle belle situazioni per poter raccontare la storia di Fabio, il protagonista.

  • Cosa si aspetta dall’incontro con il lettore?

Non sono solito avere attese, preferisco le sorprese, preferisco da sempre sorprendermi, rischiando si, ma il rischio fa parte della novità, dello stupore, del vento.

  • Ha progetti per il futuro?

Sto scrivendo molti brani, dovrebbe uscire nel 2022 il mio Ep, non sappiamo ancora quando. Ci sono in ballo alcuni festival importanti.

A noi del gruppo Albatros il Filo non resta che ringraziare ancora una volta Luca Mele per averci dedicato del tempo e aver risposto alle nostre domande. A lui va un grandissimo in bocca al lupo per il suo libro Verrà ancora il vento e per il futuro.

A te caro lettore auguro una buona lettura, un buon viaggio in compagnia di Fabio.

Ci sentiamo molto presto.

La vostra redattrice.

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