GRUPPO ALBATROS IL FILO PRESENTA: Se le opere d’arte potessero parlare – Elisa Bernasconi

Immaginate di trovarvi in un museo silenzioso, dove il tempo sembra essersi fermato. Ma cosa accadrebbe se, all’improvviso, le opere d’arte prendessero vita? Questo è lo scenario affascinante e sorprendente che Elisa Bernasconi ci regala nel suo libro Se le opere d’arte potessero parlare. Una storia teatrale che mescola passato e futuro, ironia e riflessione, e che invita il lettore a riscoprire il valore intramontabile dell’arte. Abbiamo avuto il piacere di intervistare l’autrice per svelare i retroscena di questa straordinaria opera e il suo personale legame con la cultura e la modernità.

Da dove nasce l’idea di far “parlare” le opere d’arte, e come è stato dar loro una voce credibile e unica?

L’idea di far parlare le opere d’arte è venuta durante l’estate del 2023. Con i ragazzi della scuola secondaria di primo grado di Olgiate Comasco, ormai da anni, abbiamo intrapreso un percorso di teatro e scenografia. Siamo e sono solita a non utilizzare copioni editi ma a creare dei testi adatti per i ragazzi e che parlino di tematiche molto vicine a loro o che abbiano a che fare con la didattica. Quell’estate in particolare, confrontandomi con la mia collega e amica Silvia Di Pasquale, una grande professionista e docente esperta di scenografia, avevamo pensato di avvicinare un po’ i ragazzi al mondo dell’arte non in modo astratto e freddo, ma in modo particolare e cioè sfruttando il teatro e facendoli diventare loro stessi le opere da trattare. Dare voce alle opere d’arte ha sicuramente suscitato una certa responsabilità in me, anzitutto per non sminuirle, in secondo luogo, perché ho sentito il peso della voce di capolavori così maestosi: sia per non far cadere in banalità sia per non dare una brutta visibilità all’opera stessa. Il tutto è stato anche molto divertente perché insieme alla parte reale e storica, mi sono divertita a inserire anche delle piccole pillole di ciò che è il mio pensiero.

Nel suo libro incontriamo personaggi straordinari come Leonardo Da Vinci e Caravaggio: che tipo di ricerca ha fatto per rappresentarli in maniera autentica?

La prima cosa da fare quando si ha a che fare con giganti della storia e dell’arte è sicuramente compiere delle ricerche fondate e continue per non cadere in errori facilmente discutibili e attaccabili. In secondo luogo, ho messo in atto un po’ quello che faccio con i ragazzi e adulti a teatro, cioè, ho provato a mettermi nei loro panni, ho cercato di pensare all’epoca storica in cui vivevano e come si sarebbero sentiti in questa contemporanea, sicuramente Leonardo Da Vinci avrebbe apprezzato tutta la nostra tecnologia e forse ne avrebbe fatto un uso migliore di quello che stiamo facendo noi.

Come ha deciso di intrecciare l’arte tradizionale con il tema della digitalizzazione e delle mostre interattive?

L’idea è appunto quella di avvicinare i ragazzi a qualcosa distante da loro nella maniera in cui noi, un po’ “antichi”, siamo abituati, ma senza demonizzare o sminuire quella che per loro è la realtà di ogni giorno e la normalità, cioè l’utilizzo della tecnologia e tutto ciò che di buono o meno comporta. L’intreccio credo sia fondamentale per far coesistere arte, cultura e realtà contemporanea.

Le musiche suggerite nel libro creano un’esperienza immersiva per il lettore: da dove viene questa scelta e che ruolo hanno nella narrazione?

La scelta di inserire brani musicali è data da un mio approccio al teatro: credo che sia fondamentale inserire brani all’interno di testi per rendere più divertente e fruibile lo spettacolo stesso, ma questa è una mia modalità lavorativa: diciamo che sta nel mezzo tra un musical e uno spettacolo teatrale puro. Mi piace molto cercare brani che siano aderenti al significato del testo in quel dato momento perché abbiamo una cultura musicale italiana e straniera non indifferente e che a volte, come per l’arte, bisogna ripristinare per far conoscere ai ragazzi, ma anche agli adulti, canzoni che sono state parte della nostra storia e che sono state scritte con una ricerca anche musicale, melodica e tecnica che purtroppo stimo un po’ perdendo. Mi piace inoltre coinvolgere chi ha queste doti, è il caso per esempio del brano “una statua sono io” creata da un musicista/papà di una ragazza che faceva parte della prima messa in scena Fabrizio Pastori. Lo stesso vale per “Momenti”, brano molto suggestivo del compositore e chitarrista lecchese Franco Giaffreda che faceva parte di un concept album “Apologia di un destino comune” creato durante l’emergenza sanitaria che tutti abbiamo vissuto. In Italia abbiamo tanti musicisti che sanno ancora creare brani suggestivi, bisogna solo riscoprirli! Continuando invece ho pensato di inserire anche brani stranieri come nel caso di “This is Me” canzone che racconta l’importanza della propria unicità oppure l’italianissima Occidentali’s Karma, la quale con le sue citazioni ha dei doppi sensi straordinari. Insomma, è stato un divertimento anche ricercare le sonorità e le canzoni adatte per il testo. L’utilizzo anche della musica classica come le strumentali di Mussorgsky rendono suggestive e vicine a noi anche queste sonorità. Avvicinare i ragazzi a brani del passato e non fa veramente capire come i ragazzi spesso non sono “educati” ad un certo tipo di musica, ma semplicemente non gli viene proposta; non mi è mai capitato, in 15 anni che faccio questo lavoro con i ragazzi, che non piacessero i brani proposti anche se non sono propriamente vicini ai loro gusti, anzi qualche genitore mi ha confidato che nonostante li sentissero insieme, non erano mai piaciuti come proposti in una situazione diversa e ludica come il teatro.

Qual è il messaggio principale che desidera trasmettere attraverso Se le opere d’arte potessero parlare?

Il messaggio principale è che è vero che non bisogna rimanere nel passato ma nemmeno ignorarlo. L’arte, la cultura, la musica, il teatro fanno parte della nostra storia e non bisogna buttarla via solo perché passata o “vetusta” direbbero le statue. Tutto quello che fa parte del nostro patrimonio culturale va preservato e se i ragazzi non lo amano o si annoiano è perché siamo noi a proporglielo in maniera noiosa. Allo stesso tempo la tecnologia si può coniugare benissimo insieme, ma in modo consapevole e utile. Oggi abbiamo quasi paura a capire se un quadro, un video o una canzone siano reali oppure fatti dall’intelligenza artificiale; ritengo questo terribile e pericoloso, bisogna invece utilizzarli per gli scopi utili all’uomo e alla sua evoluzione un po’ com’è stato per l’arte in generale. Un altro messaggio che intendo promuovere è abbattere l’abitudine, che ormai ci hanno inculcato, di guardare tutto da casa, dallo smartphone, dai computer quando invece è così bello uscire, andare ad una vera mostra, ad un concerto, ad una presentazione di libri, ad uno spettacolo teatrale. Oggi siamo sempre di corsa invece l’arte invita a rallentare e ad assaporare i piccoli attimi, un po’ come dice il testo di “Momenti”: “… e come in un diario io sto fermando tutti quei momenti che ho dato per scontato, non voglio perdermi più niente, ogni istante adesso è mio”.

Grazie, Elisa, per aver condiviso con noi il viaggio creativo dietro Se le opere d’arte potessero parlare. Questo libro è un invito a guardare il nostro patrimonio culturale con occhi nuovi, a ricordare che l’arte non è solo un’eredità del passato, ma una fonte di dialogo eterno con il presente e il futuro. Siamo certi che il suo lavoro continuerà a ispirare lettori di ogni età a scoprire il potere trasformativo dell’arte.

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