GRUPPO ALBATROS IL FILO PRESENTA: La (in)coscienza di Marie Louise – Marie Louise Tongomo

Oggi abbiamo il piacere di intervistare Marie Louise Tongomo, autrice del potente romanzo autobiografico “La (in)coscienza di Marie Louise”. Nata a Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo, Marie Louise ci racconta con uno stile crudo e sincero la sua esperienza di vita, una storia che si intreccia con le difficoltà dell’immigrazione, della crescita in una famiglia difficile e del percorso di integrazione in Italia. Il libro non è solo una testimonianza delle sue battaglie personali ma anche un messaggio di speranza per chi, come lei, ha lottato contro pregiudizi, povertà e solitudine, trasformando le ferite del passato in forza e resilienza. In questa intervista, ci addentreremo nei temi della sua opera, scoprendo cosa l’ha ispirata a condividere la sua storia e cosa spera di trasmettere ai suoi lettori.

Marie Louise, ci racconti come è nata l’idea di scrivere “La (in)coscienza di Marie Louise”? Cosa ti ha spinto a voler condividere la tua storia?

Ero solita raccontare a mio marito episodi della mia vita, o storie di persone che avevo conosciuto, spesso esilaranti. A lui piacevano e, essendo uno scrittore, mi consigliò di scriverle. Man mano che scrivevo sono uscita fuori tema e ho cominciato a raccontare la mia storia onestamente, e non soltanto episodi divertenti. Lo facevo leggere un po’ alla volta a mio marito (che allora era il mio compagno da qualche mese), e inconsciamente la cosa ci avvicinava molto: più leggeva più imparava a conoscermi e più io imparavo a conoscere lui dalle sue reazioni a quello che raccontavo. E così ho continuato.

Il tuo libro affronta temi molto forti come la violenza, la solitudine e il razzismo. Quanto è stato difficile per te rivivere questi momenti attraverso la scrittura?

In realtà più che rivivere quei momenti nello scriverli me ne sono liberata, mi sono sfogata, e mi è uscito tutto di getto come un fiume in piena. Il difficile è stato una volta che è stato pubblicato il libro e mi sono resa conto sempre più che non erano più solo miei momenti e segreti o semplici confessioni al mio compagno, ma che anche altri lo avrebbero letto e conosciuto certi aspetti della mia vita. Ma l’idea che in qualche modo la mia storia possa essere d’aiuto ad altri, che è il motivo per cui ho lasciato che tutto ciò accadesse, mi conforta.

Come descriveresti il tuo rapporto con l’Italia? Quali aspetti della cultura italiana ti hanno accolto e quali invece ti hanno fatto sentire straniera?

Come ho descritto nel libro, è un rapporto in cui le persone come me vengono rinnegate, come un genitore con una doppia vita rinnega il proprio figlio illegittimo. Da una parte sono stata accolta, mi è stato dato una nuova cultura e tanto altro, ma dall’altra non vengo mai accettata pienamente come italiana perché nera, perché di origine straniera. Invece sono ormai italiana. Sono stata accolta a livello istituzionale: mi è stata data una casa-famiglia quando i miei genitori non erano in grado di accudirmi, mi è stata data un’assistenza sanitaria quando ero malata, e ho potuto studiare nelle scuole italiane. Però la burocrazia mi ha spesso bloccato con permessi di soggiorno di pochi mesi che mi impedivano di lavorare in Italia e all’estero, perché senza un permesso di soggiorno valido non puoi andare a Londra per un lavoro estivo, o fare una gita scolastica, per esempio. A livello personale invece ho avuto molti problemi: venivo insultata a scuola dagli insegnanti, e ho subito episodi di razzismo negli ospedali, nei negozi, negli alberghi, per strada, e dai miei vicini di casa. Ma ho anche incontrato persone meravigliose in Italia che mi hanno dato tanto, e uno me lo sono anche sposato.

Nel libro emerge la figura di una giovane donna coraggiosa, che non si arrende mai. Che consiglio daresti a chi affronta difficoltà simili alle tue, specialmente alle ragazze e giovani donne?

Di non perdere mai di vista se stesse, il loro vero essere, la loro anima, di seguire la via dove le porta la coscienza, e di combattere per tutto ciò, anche quando sembra non esserci più alcuna speranza.

Oltre a essere autrice, sei anche una fashion designer. In che modo queste due passioni si influenzano a vicenda? E quali progetti hai per il futuro?

Queste due passioni non si influenzano affatto per ora. Sono due mie passioni e forme d’arte, e vivo seguendo le mie passioni e l’arte. I progetti che ho per il futuro sono di continuare ad affinare le mie doti artistiche, aprire una mia linea di abiti, viaggiare, fare dei bambini e scrivere un altro libro. Il tutto non per forza in quest’ordine!

Grazie, Marie Louise, per averci aperto il tuo mondo e aver condiviso una storia tanto personale e profonda. “La (in)coscienza di Marie Louise” è un inno alla resilienza, alla voglia di non arrendersi di fronte alle difficoltà e alla capacità di trovare, nonostante tutto, una via verso la felicità. Siamo certi che la tua testimonianza sarà d’ispirazione per molte persone. Ti auguriamo il meglio per tutti i tuoi progetti futuri, nella scrittura e nella moda.

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