Benvenuti a una nuova intervista del blog del Gruppo Albatros. Oggi abbiamo il piacere di ospitare Davide Massagrande, autore del libro “Carceri a cielo aperto”. In quest’opera intensa e visionaria, Massagrande ci conduce in un vortice di pensieri, incubi lucidi e frammenti di vita vissuta, mescolando riflessioni profonde a una sofferta consapevolezza. Attraverso le pagine di questo libro, esploriamo temi complessi come le droghe, le dipendenze e i mali che affliggono la società moderna, incarnati da figure oscure e potenti come Davyil, uno stregone che si nutre delle debolezze umane. In un allucinato viaggio letterario, lo scrittore ci invita a riflettere su pazzia, squallore e l’inesorabile declino della nostra civiltà, in un contesto dove Stato e Chiesa regolano ogni cosa, e la sanità e la santità diventano i nuovi padroni delle nostre vite. Scopriamo di più sul processo creativo e le ispirazioni che hanno dato vita a questo libro attraverso le parole dell’autore stesso.
“Carceri a cielo aperto” è un titolo molto evocativo. Cosa ti ha ispirato a scrivere questa storia e come è nato il concetto del libro?
Ho frequentato un istituto superiore di secondo grado dove nonostante fossero prioritarie le materie scientifiche vi era dato dello spazio anche a materie umanistiche e a metà percorso ho cominciato a scrivere buoni temi, solo in “bella copia”. Il percorso universitario, inoltre, ha reso ulteriori chiavi d’ interpretazione per la lettura e la comprensione dei testi. Il libro trae origine da questi due percorsi formativi e dalla voglia di approfondire temi scolastici ed accademici che la cattedra ha trascurato o trattato con superficialità. Per le nozioni extra-scolastiche ho usufruito dei servizi bibliotecari locali e fatto ricerca. Concettualmente, questo libro è scuola.
Nel tuo libro, la figura di Davyil, lo stregone oscuro, rappresenta un simbolo potente. Puoi raccontarci di più su questo personaggio e sul suo significato all’interno della narrazione?
Lo stregone oscuro affronta le proprie debolezze con soluzioni fitoterapeutiche e naturopatiche, infatti è vegano. Lo incuriosisce la reincarnazione ma non ne sa abbastanza. Abita in un piano esistenziale alternativo al dualismo del bene e del male, dove ciò che è male infonde comunque dell’energia vitale da rendere innocua e dal bene bisogna avere un certo riguardo nell’ abbandonarvici. Vi è così molto più movimento e dinamismo di quanto ne si faccia credere. È convinto che vi siano delle realtà trasversali alle quali riesce accedere ma senza un ordine preciso. Dubita che le persone che ha attorno lo accettino per ciò che sente di essere e che la destinazione alla quale lo vogliano condurre, condizionandolo, indichi all’ opposto della propria intenzione ma comunque ne condivide del meglio.
Il ruolo che gioca all’ interno della narrazione è quello di personificare una volontà e fare da isolante agli echi delle memorie ed ai fantasmi evocati dai tuffi nel passato.
La tua opera sembra oscillare tra realtà e allucinazione. Quali tecniche narrative hai utilizzato per creare questo ritmo visionario e quale messaggio speri che i lettori colgano da questa particolare struttura?
Vi sono degli autori e delle autrici dai e dalle quali ho preso spunto: sul versante delle tecniche narrative sono riuscito a presentare questo stile grazie all’ autrice americana Anne Rice, capace di tessere trame al confine tra realtà e immaginazione, ponendo con misura elementi reali e fonti certe e riuscendo ad accostare il contenuto al pensiero classico e tradizionale. Nello scrivere è anche vero che mi sono fatto trasportare dall’ entusiasmo e dall’ ambizione di essere autore, ispirato dalle mie raccolte e dallo spirito di elaborazione. Nell’ ottica prettamente strutturale, “Magick” di Aleister Crowley e “Teoria generale della magia” di Marcel Mauss hanno offerto delle architetture strutturali pertinenti.
Il libro affronta temi molto forti, come la dipendenza e il decadimento sociale. Qual è il ruolo dello Stato e della Chiesa in questo contesto e come hai scelto di rappresentarli?
Teniamo in considerazione anche la Sanità, che è uno dei tre tasselli del “Golem” assieme appunto alla Chiesa ed allo Stato. La faccenda è la seguente: il mondo odierno è stato costituito da due grandi guerre, le guerre mondiali, dove la seconda ha portato allo scoppio di due bombe atomiche in Giappone. Significa che il concetto contemporaneo di globalità è stato instaurato con la distruzione. Assieme a questo tragico fenomeno si uniscono la diffusione dei test chimici tedeschi svolti nei campi di concentramento, appresi dall’ America e dalla Russia, e di filosofie come il Positivismo comtiano ed il progressismo; il messaggio che trasmette questo insieme è che “la violenza è essenziale per evolversi”. In un mondo dove la droga incide nell’ economia più della tecnologia, la Chiesa ha un trascorso dispotico, la salute è in farmacia e la figura politica mangia gratuitamente, dove possiamo ritenere di essere?
Come pensi che il tuo libro possa influenzare la percezione dei lettori riguardo ai mali della società moderna? Cosa speri che rimanga con loro dopo aver letto “Carceri a cielo aperto”?
I profili divergenti e le sfaccettature dell’umanità faticano a legare tra loro, perché il monitoraggio e la sorveglianza sono elevati laddove qualcosa di insolito accade. Questo libro dona conforto sostenendo percorsi di vita diversi e vuole mettere in discussione ciò che oggi è consolidato. Alimenta la speranza di “un mondo diverso da ciò che è e già per così com’ è”… Che la consapevolezza emanata nelle azioni del quotidiano attraversi definitivamente questa matrice configurazionale sociale paragonabile ad uno “Star-gate”.
Grazie, Davide, per averci offerto uno sguardo così profondo e coinvolgente sul tuo libro “Carceri a cielo aperto”. La tua capacità di esplorare temi complessi e inquietanti con una tale intensità è davvero notevole. Siamo sicuri che i nostri lettori troveranno la tua opera affascinante e stimolante. Invitiamo tutti a immergersi in questo allucinato viaggio letterario e a riflettere sulle questioni che solleva. Grazie ancora per il tuo tempo e per aver condiviso con noi il tuo processo creativo e le tue riflessioni.
