GRUPPO ALBATROS IL FILO PRESENTA: I Midori – Paola Petrazzuolo

Benvenuti sul blog del Gruppo Albatros, dove oggi abbiamo il piacere di intervistare Paola Petrazzuolo, autrice del libro “I Midori”. Paola ha sempre nutrito una grande passione per la scrittura fin da bambina. L’ispirazione per il suo libro le è venuta sette anni fa, durante un soggiorno nella suggestiva cittadina di Levice, in Slovacchia, un paese rinomato per la sua ricchezza naturale e i suoi parchi nazionali. “I Midori” racconta una storia avvincente ambientata in un villaggio nascosto nella foresta, dove i protagonisti, Erba e Fioretta, vivranno un’avventura che cambierà per sempre il destino del loro popolo. Andiamo a scoprire di più su questa affascinante opera e sulla sua autrice.

Paola, ci racconti come è nata l’idea di “I Midori”? Cosa ti ha ispirato durante il tuo soggiorno in Slovacchia?

L’idea dei Midori è nata nel 2017. Al tempo, in attesa della mia ultima bambina, raggiunsi mio marito in Slovacchia, più precisamente nella piccola cittadina di Levice. Durante i fine settimana, libero dagli impegni lavorativi, lui ed io ci concedevamo lunghe passeggiate: grandi città come Budapest e Vienna, ma soprattutto parchi e riserve naturali. Levice è situata in una regione ricca di bellezze naturali. Il suo castello è tappa obbligata perché, oltre ad essere manifesto della storia e dell’architettura della regione, è circondato da uno scenario naturale mozzafiato, un parco ricco di alberi secolari e piante rare. C’è poi il santuario di Maria Csobotfalva che sorge su una collina immersa nella natura verde ed incontaminata, una zona ricca di biodiversità, boschi e sentieri da esplorare.  Durante la mia permanenza in questi luoghi, carica di immagini che affollavano la mia mente per quanto visto, cominciai ad abbozzare il mio racconto. Mesi dopo, con la nascita della bambina, lo accantonai. Un pomeriggio di primavera del 2022, ricordo che le immagini di quel soggiorno di qualche anno prima riaffiorarono a seguito di una gita fuori porta a Sapri, località marittima sita nel cuore del Cilento. Ero a casa di un’amica e mentre sedevo in soggiorno ero come rapita dal panorama verdeggiante della collina su cui affacciava il suo appartamento. Quel verde della sua sinuosa armonia mi riportarono indietro al mio viaggio in Slovacchia. Nella mia mente si ripercorrevano le immagini dei luoghi che avevo vissuto per diversi mesi, le passeggiate nei boschi, i ruscelli, i fiumi, il suono dolce della natura. Mi sembrava di udire ancora quella melodia: il vento tra gli alberi, il fiume che scorre, gli uccelli che cinguettano, la corsa dei cervi… E, senza pensarci, ripresi a scrivere e conclusi il mio racconto. La natura e stare a stretto contatto con essa mi hanno ispirato a scrivere la storia dei Midori.

Il villaggio dei Midori e il villaggio Arcobaleno sono due luoghi con filosofie di vita molto diverse. Cosa volevi trasmettere ai lettori con questo contrasto?

Il villaggio dei Midori è un luogo che nasce per incanto da una magica pietra verde, pietra e colore a cui i suoi abitanti sono devoti poiché è proprio essa e il suo colore ad averli condotti in salvo. I Midori sono convinti che fin quando tutto resterà verde, saranno protetti da ogni male; ragion per cui mangiano cibi acerbi e si adoperano affinché tutto resti verde. I loro nomi sono richiamo diretto della natura e persino il loro incarnato ha sfumatura verde. Essi vivono circondati da mura altissime che li separano e proteggono dall’esterno. Schivi e diffidenti come sono del mondo esterno, si concedono raramente uscite. Differentemente, il villaggio Arcobaleno è ricco di colori. I suoi abitanti vivono liberamente, privi di recinzioni, viaggiano, barattano e condividono con altri popoli. Questi due popoli così diversi fra di loro negli usi e costumi, nel culto e nelle tradizioni, si ritrovano a lottare insieme per un fine comune: la pace, col fine di insegnarci che esistono similitudini nelle differenze e che non importa ciò in cui crediamo, quello di cui ci nutriamo o che cosa portiamo indosso; ciò che è realmente importante è accogliere le differenze altrui con curiosità e rispetto, continuando a rispettare pur sempre le proprie. Perché la diversità è ricchezza, è un tesoro che non fa che arricchire il bagaglio dei nostri saperi. Inoltre, questo piccolo popolo ci insegna che l’avidità, il potere e il predominio non sono la strada giusta da battere nella vita; ma sono lo scambio, la comunicazione, la comprensione ed il rispetto le giuste vie da percorrere al fine di raggiungere un sereno equilibrio. Ma il messaggio forte e volutamente fatto monito dell’intero racconto è quello di ricordare al mondo quanto fondamentale sia proteggere e preservare nostra madre Terra che ci accoglie, ci nutre e ci ospita. Ricordarlo soprattutto in questo delicato momento di crisi ambientale. Prendiamo esempio da questi due popoli: coalizziamoci per questo fine comune.

Erba e Fioretta sono due bambini molto coraggiosi e curiosi. Quanto c’è di autobiografico nei tuoi personaggi, e quali sono le qualità che vorresti i giovani lettori apprezzassero di più?

Erba e Fioretta sono due bambini estremamente curiosi ma incauti, coraggiosamente sprovveduti come solo i bambini sanno essere. Non conoscendo ancora i pericoli della vita, si fidano e si affidano ingenuamente. La fortuna che li accompagna nel loro cammino li porta tra le braccia di sole brave persone, ma sappiamo che, nella vita di tutti i giorni, non sempre è così, per cui dobbiamo, come mamma Rosa e papà Pino, insegnare ai nostri figli la cautela, l’attenzione e la prudenza. Mi rivedo un po’ in Fioretta per la mia curiosità, per il mio stupore, per la mia gioia nel vedere un albero fiorire. Vorrei che i bambini, i ragazzi e, perché no, anche gli adulti d’oggi non perdessero quella curiosità genuina di sapere, lo stupore, nel guardare, anche se lo si è visto mille volte, un tramonto, ma soprattutto la capacità di giocare di fantasia anche quando intorno tutto sembra brutto, la capacità di sfruttare la propria immaginazione per regalarsi momenti di spensieratezza e soprattutto per allontanarsi da questo mondo pregno e ammalato di tecnologia. Se tutti cominciassero a imporsi orari stabiliti – al di fuori naturalmente da ciò che gli impegno lavorativi impongono – per utilizzare i dispositivi elettronici, se tutti cominciassero a spendere stralci di vita quotidiana lontano da essi, riprendendone così il controllo, forse si riuscirebbe nuovamente ad apprezzare, come Erba e Fioretta, la meraviglia delle cose semplici e a viverne con gioia.

Il saggio del villaggio impone delle regole molto rigide, tra cui il divieto di lasciare i confini del villaggio. Come si relaziona questo aspetto della storia con temi contemporanei come la libertà e il controllo sociale?

I Midori sono costretti dal malvagio saggio a non uscire dal villaggio. Ciononostante, l’istinto di libertà prevale sulla regola imposta, dimostrando come l’essere umano, per puro istinto di curiosità, sfugge al controllo ed infrange la regola al fine di scoprire cosa si cela dietro ciò che – senza esplicita ragione – ci viene vietato. Basti pensare che sin da piccoli si cerca in tutti i modi di ovviare alle regole. “Non aprire la porta senza prima aver chiesto chi è”,” Non puoi giocare con la palla prima delle quattro”, e poi ancora” Devi rientrare prima delle otto”, ecc… Scommetto che si possono contare sulle dita di una mano le volte che abbiamo ubbidito. Ed è qui che vediamo come cambia il concetto stesso di libertà, qui andiamo a toccare il tema evidenziandone la differenza rispetto a ciò che se ne intende nella contemporaneità. Mentre i Midori evadono dalla loro zona di comfort cercando e scoprendo cose libertà fuori, nella odierna società, la tecnologia che ci fa credere di avere controllo e di essere liberi, ci ha soggiogati e messi sotto sorveglianza, una sorveglianza che noi stessi consentiamo. Coscientemente ogni giorno ci raccontiamo sul web, sui social, abbelliamo le nostre vetrine online mettendo in bella mostra in post e stories la nostra vita. Crediamo di essere liberi, ma viviamo in gabbie di cellulari tascabili che ci controllano e di cui, purtroppo non riusciamo a fare a meno. A differenza dei Midori che rompono la regola alla ricerca di una libertà che nulla a che vedere con ciò per cui ci si sente liberi oggi.

Il libro parla di una “tremenda disavventura familiare” che diventa un’opportunità di cambiamento. Cosa vorresti che i lettori imparassero da questa trasformazione dei Midori?

La famiglia Quadrifoglio si trova ad affrontare una tremenda disavventura: papà Pino e mamma Rosa alla ricerca dei loro bambini dispersi chissà dov’è, scoprono una terribile verità. Questa scoperta li spinge a lottare, insieme ai nuovi amici, per la libertà del proprio popolo; lotta che si conclude vittoriosamente e con un premio a riconoscimento del loro coraggio. Lottate sempre, miei cari lettori, per verità e libertà. Anche se le vittorie possono sembrarvi sul lungo percorso premi di consolazione, non esiste nulla di più grande per cui vale la pena combattere.

Grazie, Paola, per aver condiviso con noi i dettagli del tuo affascinante libro “I Midori” e per averci permesso di entrare nel mondo magico che hai creato. La tua storia non solo incanta i lettori con la sua trama avventurosa, ma offre anche profondi spunti di riflessione sulla nostra società. Invitiamo tutti a scoprire le avventure di Erba e Fioretta e a lasciarsi ispirare dai colori e dalle emozioni che “I Midori” ha da offrire. Buona lettura a tutti e a presto con una nuova intervista sul blog del Gruppo Albatros!

5 commenti

  1. Rosa Pisano

    un scrittrice, nuova, fresca , idea originale, ottima coniugazione tra la fiaba e il messaggio recondito di non lasciarsi sopraffare dalle difficoltà . geniale e brillante

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  2. Anna

    Leggendo questo libro ci si accorge che contiene una storia molto delicata espressa con purezza, piena di emozioni, comunica una quantità di cose, con parole giuste, e semplici, che fa viaggiare con i personaggi fino all’ultima pagina, facendo comprendere la presenza del bene e del male insita negli umani, ed insegnando ad affrontare i problemi quotidiani.

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