Benvenuti nel nostro blog, oggi abbiamo il piacere di intervistare Marco De Bortoli, l’autore del libro “L’Inferno dello studente. Parodia della “Divina Commedia” in 34 canti”. Siamo sicuri che questa intervista sarà molto interessante e ci permetterà di conoscere meglio l’autore e il suo lavoro. Speriamo che vi piaccia e vi invitiamo a seguirci per scoprire di più su questo talentuoso scrittore.
Come è nata l’idea di scrivere “L’Inferno dello studente” e quale è stata la sua fonte di ispirazione per questa parodia della “Divina Commedia”?
Alle superiori tutti abbiamo studiato la Divina Commedia e tutti abbiamo immaginato certi compagni di classe sprofondati in qualche strampalato girone infernale; o anche di noi stessi, a seconda del peccato che ci sembrava più affine, abbiamo detto “io potrei finire lì, io potrei finire là”. Da lì ho fatto un elenco dei possibili “cattivi comportamenti” a scuola, prendendo a parodia i peccati della Divina Commedia, e ho provato a scrivere nell’iconico metro della terzina, che già ti cala un po’ in una atmosfera medievale. Scrivere in terzine è un po’ come fare cruciverba, devi incastrare sillabe, rime, accenti… l’ho preso come un passatempo. Ovviamente il libro non è autobiografico, per cui situazioni e personaggi sono impersonali e pensati come “situazioni estreme”, grottesche, che si possono incontrare a scuola. Come nell’inferno di Dante, l’idea è che il peccato descriva in maniera totalizzante ed esagerata la persona.
Nel libro, gli studenti penitenti sono rappresentati come peccatori contro sé stessi, gli altri o contro la scuola. Qual è il messaggio che desidera trasmettere attraverso questa rappresentazione ironica e dissacrante?
Alle superiori c’è un senso di assoluto e di immortalità… l’idea che quello che ti sta accadendo il quel momento è la cosa più importante che ti capiterà nella vita… una sorta di esagerazione delle emozioni. Per questo ho immaginato che, come se non ci fosse vita dopo le superiori, i ragazzi fossero giudicati solo per quello che hanno fatto a scuola con pene esagerate. Questa sorta di amplificazione infernale ultraterrena della scuola vuole rendere meno infernale la scuola vera e riportare alla giusta dimensione gli studenti che pensano “di non uscire vivi” dalle superiori. L’ironia è un’arma potente per riportare alla giusta importanza situazioni che sembrano opprimenti ed ansiogene. C’è vita dopo la maturità 🙂
La scelta di utilizzare la struttura e il verso della “Divina Commedia” per questa parodia è stata intenzionale. Quali sono state le sfide nell’adattare la sua storia a uno schema così riconoscibile e iconico?
Come accennato l’endecasillabo in rima incatenata è come fare cruciverba, io l’ho preso come un passatempo in cui incastrare sillabe e rime. In certi casi resti fermo un mese su in verso che non ti viene e altre volte in un giorno scrivi 10 versi. Non avevo fretta, quindi lentamente nell’arco di circa 10 anni nel tempo libero buttavo giù quello che mi veniva in mente. La poesia ha regole anche molto complesse di metro, ma non essendo io poeta di professione mi sono attenuto a quelle base, per fare degli endecasillabi “passabili” con sintassi moderna. Volevo anche dimostrare che l’endecasillabo non è solo il verso arcaico di “Sempre caro mi fu quest’ermo colle” o di “né più mai toccherò le sacre sponde”, ma è potente anche per raccontare qualcosa con parole moderne e linguaggio informale. È una parodia anche quella dei versi aulici della poesia ottocentesca, prima che arrivasse il verso libero, poi penso faccia più ridere raccontare situazioni strampalate con un metro classico.
In “L’Inferno dello studente”, il protagonista viene accompagnato da guide che gli mostrano gli orrori dei gironi infernali. Qual è il significato simbolico di queste guide e come si rapportano alla critica sociale presente nel libro?
I “Virgilio” nel libro sono i “rappresentanti degli studenti”, i tutor quindi, che sono indicati come provenienti da un paradiso in cui vanno gli studenti inclini a rappresentare e difendere i compagni. Sono quindi studenti più grandi che hanno finito la scuola “senza peccati” per così dire. Sono quattro e sono impersonali, ma non è importate il numero quanto il fatto che nel loro agire non c’è un “io” e “mio” ma un “noi” e “nostro”. Se nel libro si fa una carrellata di orrori scolastici, la loro presenza simboleggia il fatto che a scuola c’è anche chi può difenderti e che non si finisce per forza di cose all’inferno, un paradiso è possibile.
Oltre all’ironia e al tono scherzoso, il libro sembra contenere una critica verso alcuni mali della nostra epoca. Quali sono questi mali e come ha cercato di rifletterli attraverso la narrazione di questa parodia?
Ovviamente ci sono tanti aspetti della nostra epoca che contribuiscono a rendere la vita dei giovani un inferno; nel libro sono citati problemi come la dipendenza da social network, stili di vita eccessivi e non sani, violenza, comportamenti antisociali, arrivismo… Io penso però che ogni epoca abbia i suoi mali e che il mondo moderno, coi mass media, tenda ad amplificare e psicologizzare (catalogare, drammatizzare) fenomeni che sono sempre esistiti. Io nel libro amplifico volutamente i mali della scuola per darne una immagine grottesca, così che poi sembrino meno “mostri mitologici” quando li si trova nella vita reale, che si possa dire “Ah, nel libro è peggio…”. Si può vedere anche una sorta di “vendetta”, a chi subisce atti di bullismo piacerà trovare i bulli tormentati dai topi ad esempio, ma il messaggio più importante penso sia che il “girone dei bulli” può essere attraversato, così come sono attraversati tutti i gironi del libro, fino all’uscita.
Ringraziamo Marco De Bortoli per averci concesso questa intervista e averci parlato del suo nuovo libro “L’Inferno dello studente. Parodia della “Divina Commedia” in 34 canti”. Siamo rimasti molto colpiti dalle sue parole e siamo sicuri che questo libro sarà un successo. Buona lettura!
