Il libro che desideriamo presentarvi oggi si intitola “Una collisione di anime nella notte”: si tratta del nuovo volume di Sergio Schiazzano che sta già riscuotendo particolare interesse nei suoi lettori. Con le nostre domande abbiamo voluto scoprire alcuni dettagli in più sul suo processo creativo.
Qual è stata l’ispirazione dietro la creazione di questa storia che mescola il tema della paura di crescere con l’imminenza di una guerra e il mistero dei boschi della Montagna?
Come i due bambini protagonisti della storia, anche io avevo paura di crescere. Ho sempre visto il tempo portare cambiamenti inaccettabili, su di me, sugli altri e sul mondo attorno a me. Trovavo ingiusto che il tempo trasformasse i bambini in adulti, li caricasse di responsabilità, inaridisse i loro sogni, spegnesse la loro fantasia, sostituisse la loro meraviglia col disincanto. Così ho sempre fantasticato che ci fosse un modo per fermare il tempo, così da cristallizzare per sempre gli attimi di felicità. Ho fatto questo esercizio di fantasia: ho immaginato che a dei bambini, che altro non desiderano che restare bambini per sempre, venga inaspettatamente offerta questa possibilità. Quale sarebbe la loro decisione e quale il costo? Naturalmente un così grottesco paradosso non può che avere luogo in uno scenario oscuro e misterioso, la Montagna, coi suoi boschi perennemente avvolti dalla nebbia: un luogo dove niente è come sembra e dove tenebre e inganni la fanno da padrone. In più sullo sfondo incombe il pericolo di una nuova guerra: la guerra è qualcosa di cui i bambini sanno poco ma che campeggia come un’ombra di terrore sulle loro vite. Della guerra sanno che costringe i bambini a diventare adulti più in fretta.
Il personaggio di Tenebra gioca un ruolo ambiguo nella storia, offrendo a Massimo e Lucia la possibilità di fermare il tempo. Quali sono le richieste di Tenebra e come queste influenzano lo sviluppo dei personaggi e l’andamento della trama?
Tenebra convince i due bambini di essere in grado di fermare il tempo, ma in cambio vuole che essi soddisfino alcune sue richieste. Perché avere la possibilità di restare bambini per sempre, di vincere il tempo e sottrarsi alla crescita, è un premio di cui bisogna dimostrarsi meritevoli. Così Tenebra li sottopone a tre prove, l’una più spaventosa dell’altra. Man mano che vanno avanti i due bambini si rendono conto che forse queste prove sono escogitate per uno scopo più oscuro; che Tenebra non è chi dice di essere e che pian piano le sue prove li stanno portando a smarrire loro stessi, a distorcere orrendamente le loro identità e la loro innocenza, a perdersi nei meandri delle loro paure e dei loro incubi.
La Montagna e i boschi sono ambientazioni misteriose che svelano segreti spaventosi. Come ha creato l’atmosfera e l’ambientazione per rendere la storia più coinvolgente? Cosa rappresentano questi luoghi nel contesto della trama?
Fin dall’inizio volevo che la Montagna e i boschi non fungessero semplicemente da elementi di sfondo, da mera scenografia; che non si limitassero a creare un’atmosfera di mistero, onirica, sospesa tra sogno e realtà. Volevo che avessero la valenza e lo spessore di veri e propri personaggi: entità senzienti dotate di una propria volontà e in grado di ingannare, tendere tranelli, sabotare i due protagonisti. La Montagna muta continuamente, distorce il tempo. I boschi avvolti dalla nebbia rispecchiano forse l’anima dei protagonisti: attraversarli significa discendere nei meandri del proprio io e confrontarsi coi propri incubi e le proprie paure. La metafora è chiara: così come Massimo e Lucia si smarriscono sulla Montagna, allo stesso modo ad ogni essere umano capita, ad un certo punto della propria vita, di perdere la via maestra, di smarrire sé stesso e di ritrovarsi a brancolare nel buio.
I protagonisti si trovano a lottare contro il tempo come loro grande nemico. Quali sfide e paure devono affrontare Massimo e Lucia lungo il loro percorso? Come si evolvono i loro personaggi nel corso della storia?
Massimo e Lucia intraprendono un viaggio fatto di indovinelli, enigmi e inganni, una discesa introspettiva negli abissi delle loro anime, che li porterà a confrontarsi faccia a faccia con le loro paure. La paura di crescere, innanzitutto: vale a dire la paura di ritrovarsi d’un tratto, soli e vulnerabili, di fronte alla vastità del mondo. Oltre a questo, si ritrovano a fare i conti con paure primordiali come la paura del buio, la paura di allontanarsi da casa, la paura di perdere i genitori, la paura di restare soli. Fino alla paura più grande: vedersi per come si è realmente. Scoprire di essere diversi da come ci si è sempre immaginati: più deboli o più cattivi. Affrontare le prove escogitate da Tenebra porta Massimo e Lucia ad illuminare sfaccettature di sè che prima non conoscevano. In principio i due bambini sembrano diversissimi tra loro: Massimo un bambino timoroso e preso da mille paure; Lucia una bambina coraggiosissima e intraprendente. Ma il viaggio porterà Massimo a tirare fuori quel coraggio che non sapeva di avere e Lucia a scoprire di avere paure come qualsiasi altro essere umano e a non vergognarsi di mostrarle. In più i due bambini capiranno che crescere è inevitabile e necessario.
Quale messaggio vorrebbe condividere con il pubblico attraverso il percorso di crescita di Massimo e Lucia?
Che non bisogna vergognarsi delle proprie paure. Le paure non sono un peso di cui liberarsi ad ogni costo, non vanno accantonate o cancellate: di esse va fatto tesoro, poiché possono essere una bussola con cui orientarsi e da cui farsi guidare nei momenti difficili. Le paure sono compagne di viaggio sì scomode e fastidiose, ma spesso assai preziose. Nella vita di ognuno di noi paura e coraggio devono viaggiare di pari passo, l’una cedendo il passo all’altro, a seconda dei momenti. Un altro messaggio che volevo trasmettere è che bambini e adulti sono più simili di quanto non si pensi. Apparentemente tra il mondo degli adulti e il mondo dei bambini c’è una netta cesura, una distanza quasi incolmabile, un’incomunicabilità atavica. Pare che gli adulti debbano ad ogni costo mostrarsi coraggiosi, mentre avere paura sembra una licenza accordata unicamente ai bambini. In realtà anche per gli adulti è lecito avere paura. I bambini hanno giustamente paura perché non conoscono il mondo; ma anche gli adulti hanno diritto di avere paura, perché il mondo lo conoscono e sanno quanto può essere crudele.
Ringraziamo Sergio Schiazzano per averci dedicato il suo tempo e per averci fornito interessanti spunti di riflessione sulla sua opera “Una collisione di anime nella notte”. Speriamo che il suo libro possa riscuotere il successo che merita!
