Quando abbiamo incontrato Massimo Maria Tucci siamo rimasti subito affascinati dalle parole con le quali descriveva “La porta dell’inferno”, il suo nuovo libro, pubblicato per il Gruppo Albatros il Filo. Dalla nostra conversazione sono emersi tanti stimoli interessanti, che desideriamo in questa sede condividere con voi, per mostrarvi aspetti inediti di un’opera che saprà incuriosirvi e affascinarvi.
Da dove nasce l’idea di ambientare il suo romanzo a Torino? Perché proprio questa città?
Non sono nato a Torino ma Torino rappresenta i miei anni di università e di lavoro come assistente universitario mal pagato nella migliore tradizione italiana. Ho avuto la fortuna di nascere in una famiglia della alta borghesia piemontese e questo mi ha ammesso di diritto in un ambiente esclusivo come quello che ruotava all’epoca intorno alla cerchia di frequentazioni della più prestigiosa famiglia della Torino sabauda. Riti e mentalità di questa classe sociale così chiusa ed elitaria ho cercato di trasfonderli nei miei libri. Infatti La porta dell’Inferno è solo il libro d’esordio di una trilogia con lo stesso protagonista.
Qual è stata la sua ispirazione per creare il personaggio dell’avvocato Arnaldo Bertini e come ha scelto di sviluppare la sua personalità nel contesto del romanzo?
Arnaldo è figlio di una generazione tradita, quella dei quarantenni ai quali la generazione precedente aveva fatto intravedere una Italia in perenne crescita, sicura, prospera e irresponsabilmente ottimista. Poi, sono arrivate le Torri gemelle, la crisi delle banche e da ultimo la nuova guerra fredda. Così Arnaldo si guarda intorno in una città che non è ancora del tutto post industriale come Torino ma ancora in parte operaia e in costante tensione. Il suo è uno sguardo disincantato, a tratti apatico, qualche volta aggressivo, ma di una aggressività introspettiva, rivolta più verso sé stesso e la sua incapacità di ribellarsi, che verso gli altri. I fatti narrati li subisce, più che viverli. Pure la soluzione gli arriva inattesa, anche se con il suo comportamento ha contribuito in maniera fondamentale all’epilogo.
Come ha bilanciato l’ironia dell’avvocato Arnaldo Bertini con la trama oscura dell’omicidio e delle sette sataniche?
Tutto il libro è attraversato da una linea sottile dì ironia. Una ironia aggressiva che Arnaldo rivolge anche a sé stesso e i coprotagonisti della vicenda non sono da meno: Guido vive in una sua dimensione parallela, fatta di musica e di storie d’amore non corrisposte, Mark nella auto convinzione di essere un grande stilista incompreso. In questa realtà vista come in uno specchio deformante, l’unica certezza lucida è la percezione del male, fatto con razionalità logica, almeno nella convinzione dell’assassino.
In che modo ha cercato di rivelare il lato oscuro di Torino e quali tematiche particolari ha voluto esplorare nel contesto del romanzo?
La Torino magica è solo un pretesto per svelare un’altra Torino, che colpisce certo meno la fantasia ma che è altrettanto nascosta: quella della Torino “che conta” o meglio che si illude di contare mentre rappresenta ormai solo sé stessa, sempre più autoreferenziale ma non per questo meno negativa dato che non ha più la forza di essere di stimolo né di esempio neppure ai propri membri.
Chi indaga è a sua volta un sospettato. In che modo ha gestito la tensione narrativa legata a questo aspetto?
La figura di Arnaldo non è di certo in linea con l’energia profusa dai nuovi modelli di maschio alfa: l’ispettore al testosterone, il supereroe in t-shirt che valorizza i bicipiti, meglio se di colore per essere più politically correct. Arnaldo è il prototipo di una certa apatia che ha caratterizzato tanti esemplari della sua generazione; è perfettamente cosciente ad esempio di essere stato scelto dalla sua fidanzata e non viceversa, ma proprio questo suo atteggiamento gli permette di gestire al meglio la tensione, di vedere con una certa lucidità gli eventi e di giungere alla fine a scagionare sé stesso ed il suo cliente di turno.
Ringraziamo Massimo Maria Tucci per averci dedicato del tempo, è stato un piacere parlare con lui e conoscere meglio il suo libro “La porta dell’inferno”. Speriamo che i nostri lettori possano avere l’opportunità di scoprirlo e di apprezzarlo come noi abbiamo fatto!
