Puffy, la gatta che sapeva parlare – Sonia Ternullo

Il racconto vuole essere una riflessione sui sensi di colpa immotivati da cui spesso restano schiacciati i bambini, che non possiedono, data l’età, adeguati strumenti di interpretazione e rielaborazione; una riflessione sull’esperienza del COVID; soprattutto, una riflessione sul “magico” mondo degli animali e sul valore della pet therapy.

Sonia Ternullo è nata ad Augusta nel 1974. Si è laureata in Lettere Classiche a Catania. Vive e lavora come insegnante di Lettere ad Augusta.

Oggi parliamo del libro Puffy, la gatta che sapeva parlare scritto da Sonia Ternullo pubblicato con la nostra casa editrice Gruppo Albatros il Filo.

Noi del gruppo Albatros il Filo abbiamo avuto il piacere di poter intervistare Sonia Ternullo per conoscerla meglio e scoprire qualcosa in più sul suo libro Puffy, la gatta che sapeva parlare.

Riportiamo di seguito l’intervista all’autrice.

  • DOVE HA TROVATO L’IDEA PER QUESTO LIBRO E COSA LE HA INSEGNATO?

L’idea ha preso corpo in occasione del primo lockdown lo scorso anno quando due delle mie gatte sono sparite dall’oggi al domani. Una di loro ha fatto ritorno dopo un mese, l’altra non è più tornata. Erano entrambe sterilizzate, quindi non potevano essersi allontanate perché in calore. Il racconto è stato un modo per metabolizzare la scomparsa di Puffy e per immortalarla preservandone il ricordo. Effettivamente la scrittura mi ha permesso di superare la perdita della mia gatta perché, diventando essa la protagonista del libro, è come se continuasse a vivere e ad essere presente. Scrivere il racconto mi ha dato l’opportunità di riflettere su quanto sia importante nella mia vita la presenza di animali domestici e, nella fattispecie, di gatti, la qual cosa mi ha fatto pensare al valore della pet therapy. Sono fermamente convinta che avere un animale in casa sia un valore aggiunto e apporti innumerevoli benefici a chi ha la fortuna di conviverci.

  • COSA HA PROVATO NEL VEDERE IL SUO LIBRO PUBBLICATO? È STATO UN SOGNO DIVENTATO REALTA’?

Da sempre sognavo di scrivere e pubblicare un libro. La scrittura mi ha sempre attratta e appagata. Scrivere è un modo di incanalare le mie energie, di poter offrire il mio punto di vista ed il mio modo di vedere la vita. Mi è sempre piaciuto dedicarmi alla scrittura, che è già, in sé, una fonte di soddisfazione. Ma, scrivere solo per sé stessi, per quanto mi riguarda, soddisfa solo a metà. Lo scrittore ha bisogno del lettore per realizzarsi, per completare il proprio lavoro. Lo scrittore, però, necessita anche di una bella dose di coraggio per lasciarsi andare, per fluire sulla pagina, senza remore, senza inibizioni, senza paura che possa affiorare qualcosa di sé e, quindi, senza la vergogna di sentirsi messo a nudo. Vedere il mio racconto pubblicato, quindi, è stata un’esperienza nuova, esilarante ma, nel contempo, sulle prime, confesso di aver provato anche un po’ di imbarazzo.

  • COSA SI ASPETTA DALL’INCONTRO CON IL LETTORE?

Spero che il lettore possa leggervi il messaggio di cui ho investito il mio racconto e spero che, nel leggerlo, possa avere lo stimolo a proseguire la sua lettura. Spero che non si annoi, che lo trovi apprezzabile, che vi colga le sfumature di ironia presenti ma anche e soprattutto che sia indotto a riflettere sull’importanza della pet therapy. Se ha già una certa familiarità con gli animali, ritengo che possa trovare riscontro, conferma di ciò che avrà imparato nella sua esperienza dal vivo. Se, invece non ha mai fatto esperienza di convivenza con un animale domestico, mi auguro che possa sentirsi stimolato a farla, che possa provare curiosità per il magico ed avvolgente mondo degli animali. Spero che provi simpatia se non empatia per i personaggi del racconto, per le gatte, per Emma e Cristina e per i dolcissimi vecchietti amanti dei gatti che sono Marta, Remo e Meluccia.

  • SI È ISPIRATA A QUALCHE LIBRO O AUTORE IN PARTICOLARE PER SCRIVERE QUESTA STORIA?

Il mio modello di riferimento è Luis Sepulveda. Le sue favole che hanno per protagonisti degli animali e che insegnano una morale, alla maniera di Esopo, di Fedro, ma comunque con una presenza di gran lunga maggiore di particolari, di attenzione per la natura e di spazio riservato ai sentimenti mi conquistano sempre. Sepulveda è il mio punto di riferimento non intenzionale. Lo è semplicemente perché mi piace e l’ho spontaneamente assimilato e “fatto mio” e, al momento opportuno è emerso, è venuto fuori. Mi piace, inoltre, la formula del racconto valido sia per i bambini che per gli adulti. Gli animali, con le loro abitudini, i loro meccanismi, gli istinti, le paure si prestano molto bene a riprodurre molti dei sentimenti e modi di fare umani. Rispetto a questi ultimi, gli animali sono dotati di una condizione che li rende dei privilegiati: vivono in un perenne stato di innocenza la qual cosa ce li rende oltremodo empatici perché non è possibile cogliere malizia nei loro occhi, solo un’infinita dolcezza.

  • COSA LE HA INSEGNATO QUESTO LIBRO?

Questo libro mi ha, innanzitutto, disvelato l’affascinante strada della scrittura, paragonabile ad un fiorito e profumato sentiero di campagna che si dipana in molte altre strade e stradine inaspettate e interessanti che ti ammaliano affinché tu le percorra. Ma, che mi piacesse scrivere lo sapevo già. Quel che di nuovo ho appreso è il lavoro che vi è dietro ad un libro: la stesura, la revisione, la correzione, la promozione. Ho imparato quanto sia bello ed emozionante il modo in cui piano piano prendono corpo storie e personaggi da qualcosa dentro di noi, un ricordo, una parola, una persona incontrata per caso o frequentata a lungo, un luogo, un sentimento. A volte, cose che pensavamo dimenticate. Ecco perché la scrittura è anche un modo per conoscerci meglio o per curare la nostra anima. Questo libro, in particolare, mi ha spinto a riflettere sull’interazione bambini-animali e sul benessere reciproco che i soggetti coinvolti possano trarne.

A noi del gruppo Albatros il Filo non resta che ringraziare ancora una volta l’autrice Sonia Ternullo per averci dedicato del tempo e aver risposto alle nostre domande, a lei va un grandissimo in bocca al lupo per il suo libro Puffy, la gatta che sapeva parlare e per il futuro.

A te caro lettore ti auguro un buon viaggio tra le pagine di questa storia. Buona lettura, ci sentiamo presto!

Se ti va lasciaci un commento, facci sapere cosa ne pensi.

La vostra redattrice.

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