Oggi abbiamo il piacere di incontrare Andrea Bisello, autore di “Caligine”, una raccolta di racconti che immerge il lettore in un mondo avvolto da una sottile e inesorabile nebbia. Tra le pagine del libro, l’inquietudine si mescola al mistero, e ogni storia sfida la logica e le aspettative. Con una scrittura capace di suscitare domande senza offrire risposte immediate, “Caligine” invita i lettori a trovare il proprio percorso nella foschia di eventi enigmatici. In questa intervista, Andrea ci guiderà attraverso la genesi delle sue storie e i temi affascinanti che ha voluto esplorare.
Come è nata l’idea di creare una raccolta di racconti come “Caligine”, e cosa ti ha spinto a scegliere un’atmosfera così avvolta nel mistero?
Allora, per rispondere a questa domanda si rende necessaria una premessa: io sono, fondamentalmente, una persona molto pigra che perde facilmente interesse nelle cose. Ho cominciato così a chiedermi cosa potessi creare per catturare l’attenzione di persone con queste caratteristiche. Dopo aver riflettuto a lungo, ho trovato una parziale risposta: perché non dar vita a una serie di racconti brevi, che potessero essere “consumati” nel giro di pochi minuti? Ho iniziato così a scrivere i miei racconti, ma mi sono presto reso conto che qualcosa non andava. Erano troppo monotoni. Io stesso non mi divertivo a scriverli; figuriamoci cosa avrebbero potuto provare i lettori. Da qui la decisione di immergere le mie storie in questa vibrante atmosfera di mistero e suspense, per tenere viva la fiamma dell’interesse – anche la mia stessa fiamma – e intrigare il lettore fino alla fine.
Nei tuoi racconti, nulla è davvero come appare. Quanto è importante per te mantenere un certo grado di ambiguità nelle storie?
L’ambiguità per me è essenziale. Come ho detto prima, ho scritto racconti brevi che possano essere letti rapidamente. Tuttavia, li ho creati in modo tale che essi portano inevitabilmente il lettore a formulare ipotesi e interpretazioni, e a rimettere sempre in discussione ciò che ha appena letto. Il mio desiderio è che il lettore legga questi racconti più e più volte e finisca per costruire le proprie storie personali. Vorrei dunque incoraggiare una lettura attiva. Riprendendo parte di questa domanda, “nulla è davvero come appare”. Perciò, mi piacerebbe chiedere al lettore: “A te come appare?”.
Ci sono autori o generi letterari che ti hanno ispirato nel costruire l’atmosfera di suspense e mistero che caratterizza “Caligine”?
Non faccio riferimento a particolari autori, ma sicuramente sono stato ispirato dai generi thriller – e in particolare thriller psicologico – e, in parte, anche horror e soprannaturale. Si può facilmente notare come ogni storia che costituisce “Caligine” si imperni intorno a quella sensazione di “sentirsi sulle spine” tipica del thriller, sensazione che in alcuni racconti si arricchisce alle volte elementi horror, alle volte di elementi sovrannaturali. Certo è che non manca mai un certo “senso del macabro” dato dalla combinazione di questi generi.
La nebbia sembra essere una metafora ricorrente nei tuoi racconti: cosa rappresenta per te e come hai voluto che influisse sulla percezione del lettore?
Diciamolo pure: la nebbia è una metafora ricorrente nelle mie storie. La nebbia per me è smarrimento, è quell’ottundimento dei sensi e delle emozioni che confonde e stordisce, che altera la percezione del lettore lasciandolo privo di qualsivoglia punto di riferimento. Ed è proprio questo “svuotamento” che va ad alimentare quell’ambiguità che vorrei incoraggiasse il lettore a formulare delle ipotesi alla ricerca di qualche “appiglio” cui aggrapparsi per trovare un minimo di riparo da quella “mancanza di senso” da cui si trova circondato.
Cosa ti aspetti che il lettore porti via dalla lettura di “Caligine”? Qual è l’esperienza che speri rimanga impressa?
Il dubbio. Ciò che mi aspetto che il lettore “assorba” da questa lettura è il dubbio. A mio parere, ormai tutti noi dubitiamo troppo poco, forti delle nostre poche e fragili “sicurezze” e “convinzioni” – se così si possono definire -, che ci teniamo strette come tesori e non mettiamo mai in discussione, o mettiamo davvero in discussione in uno stato avanzato della nostra vita. In “Caligine” non c’è nulla di tutto questo. Non ci sono punti di riferimento. Non ci sono “verità”. È necessario cercare di ricostruire tutto da capo e, come ho già detto, formulare ipotesi e scrivere da sé la propria storia.
Grazie, Andrea, per averci accompagnato in questo viaggio attraverso le atmosfere di “Caligine”. Le tue storie ci lasciano con molte domande e una sensazione di incertezza che ci fa riflettere sulla natura stessa della realtà e delle nostre aspettative. Siamo certi che i lettori si lasceranno affascinare dalla nebbia che permea le tue pagine e accoglieranno l’invito a esplorare ciò che si nasconde oltre l’apparenza.
