GRUPPO ALBATROS IL FILO PRESENTA: Il sole, la luna e le altre stelle – Arnaldo Ceccato

Benvenuti sul blog del Gruppo Albatros! Oggi abbiamo il piacere di ospitare Arnaldo Ceccato, autore del libro “Il sole, la luna e le altre stelle”. Questo affascinante romanzo racconta la storia della famiglia Marchi, originaria della Lombardia, e delle loro vicissitudini durante la Seconda guerra mondiale, dal trasferimento a Foligno per il lavoro del padre nell’industria aeronautica, al ritorno a Milano e infine il ritorno in Umbria. Il protagonista, Piero, attraverso una carriera brillante come pilota di caccia nell’Aeronautica, ci regala una narrazione ricca di dettagli, personaggi ed eventi che hanno segnato la sua vita. Piero, uomo dalle mille risorse, si dedicherà successivamente all’arte del restauro, alla scrittura e infine alla musica, sempre accompagnato dalla moglie Paola. Con grande sensibilità, l’autore ci porta anche attraverso il doloroso percorso della malattia di Paola. Arnaldo, grazie per essere qui con noi oggi. Iniziamo con le domande!

Cosa ti ha ispirato a raccontare la storia della famiglia Marchi e in particolare la vita di Piero nel tuo libro “Il sole, la luna e le altre stelle”?

Le rispondo con molto piacere perché immagino come il lettore, sballottato nella diversità degli eventi in diverse ambientazioni e diversi (a volte sorprendenti) personaggi, possa pensare a un largo ricorso dell’autore alla fantasia. Nessuno sforzo in questa direzione. Nel libro c’è la parte essenziale della mia vita, non una vita qualunque ma una vita assai movimentata fatta di esperienze incredibili nei campi più disparati, dai disastri della Seconda guerra mondiale vissuti nell’infanzia, alle attività più umili dell’adolescenza fino a quelle più elevate della professione e del pensiero geopolitico e geostrategico. Il libro più che un romanzo è una cronaca autobiografica, sia pure in formato ridotto perché la memoria che ben mi assiste, mi avrebbe permesso di raddoppiare lo spessore del testo. Sono proprio gli eventi descritti, così particolari in mondi così diversi, insoliti, che mi hanno spinto a raccontarli anche perché si possa fare un confronto con gli attuali comportamenti degli individui e della società. Prima della maggiore età ho praticato una miriade di mestieri con esiti da professionista (calzolaio, rilegatore di libri, ebanista, tornitore, imbianchino, decoratore, elettricista, aeromodellista) e praticato diversi sport agonistici (calcio, basket, pallavolo, maratona, salto con l’asta, ping-pong). Da grande ho fatto anche il muratore e il giardiniere, attività quest’ultima che continuo a svolgere. Ma nel mezzogiorno della mia vita sono stato anche un pilota “Combat-ready” (pronto al combattimento) su caccia G.91 R e Y dell’Aeronautica italiana; a questo punto scrivo ecc.… poiché quasi tutto il resto è scritto nel libro. Sottolineo un divertente paradosso: a 29 anni ero custode e potenziale utilizzatore di un ordigno nucleare. Oggi per acquistare un flacone di insetticida contro la piralide del bosso, mi si richiede il “patentino”. 

Come hai ricercato e ricostruito gli eventi storici e personali che descrivi con tanta minuzia nel romanzo?

Ho fatto il riesame della mia vita, selezionando fra la marea dei ricordi soltanto quelli più significativi e interessanti. Nessuno sforzo di memoria; le minuzie cui ella fa riferimento sono quelle che si ricordano meglio, sono come le pennellate di luce (sfregazzi) che i pittori veneti specialmente, davano qua e là per rendere profondità e vibrazione di colore. Ogni tanto mi sovviene qualche episodio che avrei potuto aggiungere al testo, ma va bene anche così.

Paola sul trono di Attila

Il personaggio di Paola ha un ruolo centrale nella vita di Piero. Puoi parlarci del loro rapporto e di come hai affrontato la descrizione della sua malattia?

Il personaggio di Paola ha certamente un ruolo centrale. È stata una donna speciale, con grande sensibilità per il bello, con la grazia, l’eleganza e la compostezza di una danzatrice classica e nello stesso tempo con un temperamento tenace, deciso e tanta energia creativa. Ha svolto sempre con intelligenza e amore un suo ruolo complementare tanto da motivare meglio la mia destinazione all’estero per svolgere attività diplomatica. Di Lei ho sempre riconosciuto la frustrazione e le sofferenze di fronte agli ostacoli burocratici incontrati sulla strada del matrimonio. Grazie alla sua tenacia e alla sua passione siamo riusciti a superare ogni ostacolo passando persino per un tribunale e approdando poi sui media e in parlamento! Malauguratamente, quando è stato possibile godere del lavoro di una vita in un piccolo paradiso della natura creato con le nostre mani, hanno cominciato a presentarsi fenomeni incomprensibili, comportamenti sempre più irrazionali. Dopo un giro tra i migliori specialisti neurologi in primis, poi otorino, oculisti, cardiologi, pneumologi, ecc., ho capito che si trattava di parkinsonismo, una malattia degenerativa incurabile che spegne le cellule nervose del cervello. Ho voluto che vivesse sempre in casa e che continuasse la vita di sempre anche andando negli auditorium tra gli amici della musica a sentire concerti di classica. Ho cercato di evitare che si accorgesse della sua condizione e della sua incapacità a svolgere le operazioni più elementari.  Pertanto, la sostituivo in tutte le attività domestiche. Di giorno e di notte controllavo le sue necessità e facevo ogni sforzo per aiutarla nei movimenti. Ma che disperazione nel constatare i suoi continui peggioramenti! specialmente nell’ultimo anno! È deceduta dopo aver dedicato a me ogni istante dei sessant’anni trascorsi dal nostro primo incontro. Il Sole, la Luna e le altre Stelle è stato scritto a piccole rate durante il periodo della lunga malattia. Credo che ciò possa aver influito nell’attenuare il brio che solitamente mi piace far emergere nei miei scritti. In sintesi, se Piero è il Sole, Paola è stata la Luna, un astro che vive di luce riflessa ma è soprattutto quello che illumina la notte, che porta consiglio e consolazione nei periodi bui e difficili della vita. Ora conservo in casa le sue ceneri. Al suo posto a tavola, splende sempre una rosa. 

Oltre alla scrittura, Piero si dedica anche al restauro e alla musica. Quanto di queste passioni è autobiografico e quanto è frutto della tua immaginazione?

Alla scrittura sono approdato di recente, una dozzina d’anni fa, dopo aver scritto su richiesta, un episodio raccontato in un pullman per rompere la noia di un lungo viaggio. Il tema era “Per quattro galline”, una specie di giallo rusticano causato dalla intraprendenza del mio cane. Da questo sono seguiti altri sessanta racconti, tutti veri. Per quanto riguarda il restauro, modestia a parte, ho sempre disponibile una eccezionale manualità e conoscenza dei materiali necessari. A questo ho aggiunto studi su testi qualificati, anche stranieri. Il resto è diventato passione, come quella di un medico che restituisce la vita a un moribondo. Quando riposano i pennelli, c’è il pianoforte. L’ho acquistato di seconda mano quando ero rinchiuso nella base missilistica, sempre in allarme, con scarsissima libertà di poter uscire. Lì ho cominciato a strimpellare da autodidatta il famoso adagio al chiaro di luna di Beethoven e i preludi 4 e 20 di Chopin. Poi Debussy, mi ha fatto conoscere accordi e soprattutto dissonanze suggestive ed è stato un piacere scoprire come si possa dipingere con la musica! Tuttavia, non sarò mai un concertista ma le mie performance potrebbero essere utili per far piovere.

Qual è il messaggio principale che speri i lettori possano trarre dalla lettura del tuo libro?

Il messaggio che vorrei giungesse ai lettori è d’incoraggiamento alla espansione culturale. La vita è sempre piena di incognite alle quali non sempre siamo preparati. Vale sempre il concetto che si può “fare di necessità virtù” e l’altro “impara l’arte e mettila da parte”. Meglio, è se si ha la possibilità di inseguire il proprio talento, svolgere una attività che piace e per la quale si è spinti da una certa passione che ci fa sentire il lavoro come un giuoco, altrimenti è solo fatica. Bisogna coltivare una disponibilità al sacrificio: senza questa non si va da nessuna parte. Però devo purtroppo riconoscere che le generazioni contemporanee (escluse quelle minoranze che operano nel volontariato) sono più concentrate sui diritti che sui doveri. L’educazione deve cominciare dall’infanzia. Si può diventare grandi anche se in luogo delle Timberland si indossano gli zoccoloni.

Grazie mille, Arnaldo, per aver condiviso con noi il tuo percorso e le tue riflessioni su “Il sole, la luna e le altre stelle”. La tua narrazione ci ha offerto uno sguardo intenso e toccante su una vita ricca di eventi, passioni e sentimenti. Invitiamo tutti i nostri lettori a scoprire questo emozionante romanzo e a lasciarsi trasportare dalla storia di Piero e della sua famiglia. Continuate a seguirci sul blog del Gruppo Albatros per altre interviste esclusive e novità letterarie. A presto!

Lascia un commento