GRUPPO ALBATROS IL FILO PRESENTA: Il canto del violino – Sophia Orsini

Benvenuti, lettori del blog del Gruppo Albatros! Oggi siamo entusiasti di presentarvi un’intervista con l’autrice del libro “Il canto del violino”, Sophia Orsini. In questo avvincente romanzo, Sophia Orsini ci guida attraverso un viaggio straordinario in cui la protagonista è la natura stessa, con la sua potenza, il suo fascino eterno e il suo impatto indomabile sulla vita di una donna. Un simbolo di tante vite, troppe vite, che hanno conosciuto l’amara sconfitta della violenza. Attraverso la sua penna, smaschera l’atto più ignobile compiuto dall’uomo, spogliandolo del suo potere, e dà vita all’amore nella sua forma più profonda e primitiva. La storia, intrisa di forza, volontà, dignità e rispetto, si propone di promuovere questi valori senza emettere giudizi, offrendo un piccolissimo esempio di come possiamo essere i demiurghi e gli artefici della nostra rinascita.

La natura gioca un ruolo centrale nel tuo libro “Il canto del violino”, è descritta come una forza magnifica ed eterna. In che modo hai cercato di tradurre questa concezione nella tua scrittura e come credi che il rapporto tra l’uomo e la natura possa influenzare il nostro percorso verso la guarigione e la trasformazione?

È concependo la natura nella forma di energia infinita e sostanzialità dell’ente che l’argomentazione può assumere una valenza pragmatica. Ciò posto, il mio percorso è andato nella direzione che conduce al recupero di quell’unità originaria e a priori la cui verificabilità e autenticità sono dimostrate dalle manifestazioni che proprio la natura ci regala ogni giorno e che contengono quelle verità nascoste libere da stereotipi, ovvietà e/ o semplificazioni costitutive della vita. È così che, l’aspetto piacevole degli elementi descrittivi dell’opera, è solo un aspetto necessario per consentire al lettore di intraprendere un personale cammino verso la libertà trainato dal desiderio   e dalla mancanza veri artefici dell’amore. Ecco che, la traduzione di una tale concezione della natura, di ciò che siamo o non siamo, non poteva essere affidata solo alle parole che, con la loro convenzionalità non avrebbero potuto esprimere a pieno il messaggio senza cadere nell’ovvio o nella banalità. Le immagini al contrario con la loro immediatezza e le loro particolarità costituiscono momenti di libertà capaci di individuare l’universale e l’invisibile in una dimensione che, unificando la soggettività si traduce in bellezza universale consentendo a tutti di rispondere a quelle domande a cui tutti rispondono senza sapere perché. 

Nel tuo romanzo, la protagonista affronta la violenza in modi sorprendenti, generando amore come risposta. Qual è il messaggio che vuoi trasmettere ai lettori riguardo al potere dell’amore in situazioni così complesse? Come hai affrontato la responsabilità di rappresentare queste esperienze in modo autentico, senza cadere in stereotipi o semplificazioni?

Vi è un filo diretto fra l’amore, la violenza e la natura. Basta seguire il filo che li unisce per tornare a credere a noi stessi. Considerare l’amore come componente imprescindibile e inevitabile della natura, non foss’altro che per contrapporsi all’odio anch’esso fortemente presente in noi quale espressione del male, è il primo passo da fare per acquisire consapevolezza di noi fra gli altri. Direi che l’errore, potrebbe consistere nell’attribuire un potere all’amore amputandone così la sua universalità e la sua naturalità. l’amore non deve essere qualcosa, non desidera poter essere qualcosa, se così fosse, perderebbe la sua autonomia collocandosi in una sfera settoriale, soggettiva e sessista. Semplificare la complessità che intorno all’amore ha costruito parametri, valori e modelli adeguati alla società del conformismo e alla nostalgia dei poteri con una forte connotazione patriarcale della società gli restituisce la sua identità. Imparare a camminare a ritroso con l’aiuto della consapevolezza accogliendo   il dolore quale parte integrante di questo percorso, ci consente di raggiungere quel luogo che abita in tutti noi e in cui la luce se pur tenue è sempre accesa. Rappresentare le esperienze vissute non è stato facile e ho cercato di farlo riproducendo le immagini che scorrono dietro occhi chiusi e lo sguardo rivolto al bisogno di libertà dietro il quale, la responsabilità si libera dai legacci del dovere per diventare sinonimo di volontà, dignità e amor proprio. Il buio e il silenzio hanno reso muti e ciechi stereotipi e semplificazioni figli degli artifici del sistema. Ho smesso di sentirmi parte di un meccanismo dentro al quale dovevo fare la mia parte per consentirgli di continuare a funzionare in un lento e monotono tempo dell’abitudine, dell’indolenza dell’inettitudine e dell’educazione. Ho cominciato ad appartenere a me stessa e scegliere di donare piuttosto che cedere, e questo è il motivo per cui, rancori e risentimenti odi, violenza e male in sé si autodistruggono. 

La tua storia si concentra sulla forza interiore e sulla volontà di rinascere. Quali elementi della tua esperienza personale o fonti di ispirazione ti hanno guidato nel delineare un percorso di crescita così potente?

La forza che tutti possediamo troppo spesso rimane relegata nei luoghi più profondi della natura. Soffocata dalla paura dei giudizi, della disobbedienza e dell’immoralità, accoglie la “normalità” quale verità assoluta e traguardo da raggiungere. Un travestimento necessario questo che dietro il bisogno di consenso, giustifica ogni sorta di sopruso, violenza e obbedienza cieca ai dettami di un tempo che scorrendo sulle lancette del progresso sociale limita l’esistenza a sopravvivenza. Vivere le esperienze come momenti di eternità, accoglierne il messaggio che si cela dietro ogni sua espressione ascoltare il sussurro che liberano, le vibrazioni che emanano silenzia la disperazione del dolore che diviene ricchezza e plaude alla vita. Questo ciò che ha accompagnato il mio cammino ed è al fianco di ognuno di noi. L’esperienza viene dal “fuori” dalla possibilità di vedere in tutte le manifestazioni dell’universo, la bellezza, questa meravigliosa creatura che la natura ci ha voluto regalare senza nulla chiedere se non rispetto. Un fiore, un tramonto, il mare, la notte e il giorno, lo sguardo di un animale ferito, il sorriso di un bambino e il pianto di una madre alimentano la forza lasciando filtrare la luce della libertà. 

Il tuo romanzo invita alla lotta sotto il segno del coraggio e della libertà. In che modo credi che la letteratura possa agire come catalizzatore per il cambiamento e la rinascita nella società?

La capacità di affidare all’intelletto e alla scrittura la trasmissione di valori, e approfondire la funzione estetica attraverso l’analisi e l’abbandono all’immaginario, fa della letteratura uno strumento privilegiato attraverso il quale superare il formalismo e la “concretezza” logica e intraprendere un cammino di ricerca dando corpo a ciò che fluttua nell’animo umano in cerca di sé stesso. E d’altro canto palese quanto la crisi della letteratura, della poesia, dell’arte e della filosofia a favore di componenti culturali innovative e istantanee se pur incerte riescano ad esercitare il fascino ingannevole di desideri effimeri che, disorientata e sempre più lontana dalla verità, confonde le nuvole sulle quali cammina con i sentieri della vita. Va da sé che la letteratura così come la storia rappresentino un’ancora di salvezza per ristabilire i parametri di una comunicazione autentica capace di coinvolgere e ricucire le linee del dialogo frantumato dalle certezze e dall’affermazione di verità che trovano facilmente conferma nella dimostrazione, spesso falsificata e falsificabile data da un linguaggio convenzionale, sempre presuntuosamente perfetto ma condiviso e rassicurante. La letteratura è un farmaco rigenerativo delle relazioni. La sua struttura consente la comprensione di fatti e sensazioni, di penetrare la membrana di spostare i limiti propri di una dimensione finita e ricomporre l’unità originaria dell’essere che nel loro evolvere scoprono sempre nuovi orizzonti allontanandoci dalla resa e dalla rassegnazione e apportando così un contributo incontaminato sul quale poter costruire un futuro non solo logico ma anche e soprattutto libero.

In chiusura, ringraziamo sinceramente Sophia Orsini per averci guidato attraverso il cuore e l’anima del suo libro, un’opera che va oltre il mero intrattenimento e si trasforma in un richiamo all’azione, alla riflessione e alla speranza. “Il canto del violino” ci invita a essere protagonisti della nostra rinascita, ad abbracciare la forza della natura e a generare amore come risposta alle sfide più oscure. Un messaggio potente che, ci auguriamo, continuerà a risuonare nelle menti e nei cuori dei lettori.

Lascia un commento