Benvenuti nel nostro blog, oggi abbiamo il piacere di intervistare Mattia Coda , l’autore del libro “Ombra“. Siamo sicuri che questa intervista sarà molto interessante e ci permetterà di conoscere meglio l’autore e il suo lavoro. Speriamo che vi piaccia e vi invitiamo a seguirci per scoprire di più su questo talentuoso scrittore.
Cosa l’ha ispirata a scrivere questo libro, “Ombra”? Qual è stata la sua fonte di ispirazione per la storia dell’ombra del faraone Akhenaton intrappolata in un antico specchio?
L’antico Egitto ha da sempre rappresentato una ricca fonte di ispirazione per me come per molti altri romanzieri. La ragione è semplice: i luoghi ricchi di mistero stimolano la fantasia, incentivano la curiosità e consentono, come nel mio caso, di recuperare una storia smarrita per dare alla stessa nuova linfa. Quella di Akhenaton è una storia ambigua. Ad oggi è stata riconosciuta la sua ambizione, essendo stato il primo faraone ad aver portato avanti una religione monoteista, ma il suo vissuto rimane arcano, in quanto ciò che realmente è stato fatto durante il suo regno è stato completamente cancellato dalle dinastie reali successive, essendo stato sottoposto alla terribile pratica della damnatio memoriae. E così io nel mio romanzo ho cercato di immaginare e di descrivere la sua voglia di vendetta verso gli esseri umani che hanno voluto eliminare le tracce del suo passaggio. E tale volontà è stata talmente forte che la sua anima è rimasta in questo mondo e non si è dispersa nell’infinito del tempo, proprio con l’intenzione di poter, un giorno, tornare alla realtà e dar vita ad un regno del male. La magia dell’antico Egitto si fonde così con il mondo moderno, che viene messo a repentaglio dalla forza di un potere passato. Credo, dunque, che il passato sia sempre una fonte di ispirazione. Per la stesura di determinati romanzi è fondamentale aggrapparsi ad un evento già avvenuto, ad un punto fermo della storia o, come nel mio caso, ad un personaggio realmente esistito. Ma ciò non significa stravolgerne la storia o infangarne la memoria. Akhenaton rimane, nella sua ambiguità e nel suo mistero, uno dei personaggi più affascinanti dell’intera storia e averlo rievocato in un romanzo horror è stato per me un vero e proprio privilegio.
Nel libro, le storie dei protagonisti Mike, Emily, George e Jenny si intrecciano fino a condurli ad Amarna. Potrebbe raccontarci un po’ di più sulle sfide e i colpi di scena che i personaggi devono affrontare durante il loro viaggio?
L’Egitto, per forza di cose, doveva rappresentare il punto di arrivo. Ma il mio romanzo si svolge come un duplice viaggio: quello fisico, che conduce i personaggi dai relativi luoghi in cui ciascuno di essi vive fino ad Amarna, e quello introspettivo, che invece li induce a cercare la loro vera natura. Alla fine il tutto si riduce alla più classica lotta tra bene e male e ogni personaggio deve scegliere da quale parte schierarsi. E la scelta non è affatto semplice, dato che entrano in gioco forze esterne, sentimenti e situazioni. E spesso è anche la vita ad imporre che strada seguire nel futuro prossimo, anche in assenza di certezza. Come se davanti ad ognuno di noi, talvolta, si prospetti un’unica via e appaia impossibile voltarsi e tornare indietro o semplicemente svoltare. Bisogna andare avanti, passo dopo passo. È ciò che succede a Mike, che per le strade di Londra, quasi per caso, entra in contatto con lo specchio al cui interno si cela l’anima rancorosa del faraone Akhenaton. O ad Emily, che dal versante di Calais osserva le vicine coste bianche di Dover, dall’altra parte della Manica, ma sogna l’Egitto. Jenny e George svolgono invece i ruoli di coadiuvanti, come se fossero stati chiamati per sostenere ed accompagnare i protagonisti. E questo ruolo può portare ad ambire ad un potere sempre più forte. Ed è proprio ciò che succede a George, che rischia di boicottare l’intero viaggio verso Amarna del faraone Akhenaton quasi per un capriccio. All’interno del romanzo parlo di “chiamate” come se degli esseri superiori impongano delle vocazioni e gli esseri umani non sono altro che pedine nella loro gigantesca scacchiera. Ed è un po’ la mia visione della vita, quella in cui ogni destino è già segnato, ogni storia già scritta, ogni vita già indirizzata. Siamo in grado di cambiare il nostro destino? Non ho sicuramente la risposta a questa domanda, ma so per certo che posso stabilire il destino dei personaggi dei miei romanzi, scegliendo per loro il bene e il male, per incuriosire il lettore.
L’oggetto misterioso custodito nell’antico specchio sembra possedere una forza magica. Cosa può dirci riguardo al processo creativo di sviluppo di questa trama e del suo ruolo nella storia?
Ho dovuto studiare un po’ di storia egiziana prima di decidere come scrivere questo romanzo. L’idea di ripescare qualcosa di affascinante dal regno dei faraoni era già presente nella mia testa, ma era come un piccolo germoglio che iniziava a spuntare dal terreno fertile. E durante le mie letture serali ho scoperto che gli egiziani furono uno dei primi popoli della storia a realizzare uno degli oggetti più utilizzati al giorno d’oggi, presente in qualsiasi abitazione: quello che chiamiamo comunemente specchio. Si trattava semplicemente di una superficie metallica che rispecchiava l’immagine, spesso distorta, di chi osservava, ma svolgeva quella stessa funzione che svolgono gli specchi moderni. E questa scoperta mi è piaciuta talmente tanto che ho scelto di iniziare proprio da qui: il ritrovamento casuale di un oggetto che proveniva direttamente dal passato. E gli oggetti storici sono generalmente infusi di mistero e magia, specialmente quelli che hanno a che fare con la storia egiziana. Nel mio romanzo, quello specifico oggetto appare non solo misterioso, ma persino maledetto. E l’esistenza di Mike, un tranquillo e persino noioso infermiere londinese che lo ha acquistato casualmente nel mercato di Spitalfields, verrà non solo mutata, ma stravolta. Il potere e la determinazione dell’essere custodito all’interno dello specchio sono talmente forti da influenzare i pensieri altrui, da modificarne le loro volontà e da stabilirne le decisioni da prendere. È Akhenaton che dall’interno dello specchio chiama i suoi adepti ed è sempre lui che li convince ad intraprendere un lungo viaggio verso l’Egitto e in particolare verso Amarna, luogo in cui il faraone ha intenzione di completare la sua resurrezione nel mondo dei vivi. Inoltre, mi piace sottolineare un aspetto: quante storie cominciano quasi per caso. Siano esse storie raccontate tra le pagine di un romanzo o storie accadute nella realtà. Ma siamo davvero sicuri che sia solamente il caso e non il destino a creare questa casualità? Questo dubbio rappresenta il filo conduttore dell’intero romanzo: siamo davvero gli artefici del nostro destino?
Da assiduo lettore, quali sono stati gli scrittori o i libri che l’hanno influenzata nella scrittura di “Ombra”? Ha cercato di ricreare qualche aspetto particolare delle sue letture nella sua storia?
Il genere horror rappresenta sicuramente il mio genere preferito, in quanto riesce più degli altri a coinvolgere il lettore. Intrappola la mente tra le pagine e incentiva a proseguire nella lettura, incoraggia il lettore a voler sapere cosa accade nella pagina successiva. E l’horror, così come il thriller, il noir e i polizieschi, riescono a stimolare questa curiosità più degli altri generi. Naturalmente si tratta del mio modesto parere. Partendo da questo presupposto, l’autore che più degli altri ha influenzato la stesura di “Ombra” è sicuramente Stephen King. Nei periodi in cui mi dedico alla scrittura sento la necessità di leggere, come se questo possa in qualche modo aiutarmi a stimolare la mente nella ricerca di nuove idee, di nuovi percorsi da seguire. Perché non appartengo alla categoria degli scrittori che sanno già come il loro romanzo va a finire, piuttosto mi ritrovo perfettamente in ciò che scrisse lo stesso King nel suo romanzo “La storia di Lisey”, quando paragona la stesura di un libro al ritrovamento di un filo di un colore brillante in mezzo all’erba. Lo scrittore è colui che prende in mano quel filo e lo segue per vedere dove lo conduce: talvolta il filo si spezza, altre volte invece porta direttamente al ritrovamento di un tesoro. E il tesoro non sono i soldi che la pubblicazione di un libro può generare, ma è il libro stesso. Dunque io in prima persona sono curioso di sapere come finiranno i miei libri, seguendo quel filo trovato casualmente nell’erba nella speranza che possa condurre ad un tesoro. Naturalmente non c’è solamente Stephen King. Molti altri autori, italiani e stranieri, hanno riempito le mie serate. Ci sono sicuramente Bram Stoker e Edgar Allan Poe, che sono i pionieri del genere horror, ma anche Donato Carrisi, Piergiorgio Pulixi e Gianrico Carofiglio. C’è anche Ernest Hemingway che con l’horror ha ben poco a che fare, ma che rappresenta lo scrittore che mi ha preso per mano e mi ha condotto nel magico mondo della lettura. E soprattutto c’è la voglia di continuare a incuriosirsi ad ogni nuovo libro acquistato, c’è la voglia di inoltrare la mente verso mondi e generi ancora poco esplorati. C’è la voglia di perseguire quell’idea di farmi influenzare dai più grandi maestri romanzieri con il semplice fine di riuscire a creare nuove storie e nuovi racconti che possano incuriosire sempre più lettori.
Dopo aver pubblicato “Ombra”, ha in programma di continuare a scrivere e pubblicare altri libri? Ci può dare un’anteprima su quali temi o generi potrebbero essere al centro delle sue prossime opere?
Scrivere, per me, è diventata una necessità. A seguito della pubblicazione di “Fòbia”, il mio primo libro edito dalla casa editrice Elison Publishing, e di “Ombra”, edito dal Gruppo Albatros Il Filo, ho pensato che fermarsi qua era da sciocchi. Perché quando si ha un sogno è necessario seguirlo, finché se ne hanno le forze. Ho continuato a scrivere e continuerò a farlo. Il prossimo romanzo sarà ambientato in Giappone e in particolare ad Aokigahara, un’enorme foresta nei pressi del villaggio di Narusawa che è considerata uno dei luoghi più infestati al mondo. Anche in questo romanzo non mancheranno gli intrecci, storie e vite che entrano in gioco per casualità e che condurranno ad un finale adrenalinico. Ma ho ancora molti progetti e molte idee nella mente. Ho intenzione di ripescare altri personaggi dal passato, uomini e donne che hanno segnato la storia, nel bene e nel male. Ho intenzione di dedicarmi a nuovi generi letterari, come ad esempio il noir e il poliziesco. Ho intenzione di scrivere di vite in pianeti lontani, in mondi sconosciuti o nel futuro. Luoghi in cui a comandare è solamente la fantasia, dove non è possibile aggrapparsi alla realtà, dove diventa difficile anche seguire la logica. Dunque le idee e i progetti ci sono e, fino ad ora, ho come la sensazione che non sia io a scrivere questi racconti, e nel momento in cui mi siedo davanti ad una tastiera le mani cominciano a battere sui tasti quasi in maniera autonoma. È una bella sensazione e mi piace continuare a viverla. Con la speranza, infine, di ripetere questa intervista in futuro, magari già alla pubblicazione del prossimo romanzo.
Ringraziamo Mattia Coda per averci concesso questa intervista. Speriamo che i nostri lettori possano trarre ispirazione dalle sue parole e che il suo libro “Ombra“ possa raggiungere un ampio pubblico. Buona lettura!
