Parlare di poesia è approfondire gli aspetti più intimi e personali dell’animo umano: svelarli metterebbe da parte tutto l’incanto, ma suggerirli con parole dense ed evocative permette di creare un legame inscindibile tra le corde interiori del poeta e del lettore. Di questa levità si compone la raccolta poetica “Cammino tra luci ed ombre” e pubblicata per Gruppo Albatros Il Filo. Ne abbiamo parlato direttamente con l’autore della silloge Antonio Trecciola.
Qual è stato il suo intento principale nel creare questa raccolta di poesie? Cosa ha cercato di trasmettere al lettore attraverso la guida del cammino tra luci ed ombre?
Questa raccolta di poesie è nata quasi per caso. Da quando sono in pensione, dopo un periodo di assoluto riposo, che ha coinciso con la quarantena per il Covid, per far passare il tempo, ho incominciato a riordinare le mie carte. Volevo mettere in ordine alcuni studi rimasti inconclusi, vecchie conferenze e lezioni che ritenevo interessanti, accumulati negli anni in cui ho avuto il piacere di coordinare le lezioni dell’Università degli Adulti del mio paese o per altre occasioni similari. Così quasi per caso-ne ricordavo appena l’esistenza ma non il suo vero contenuto, forse perché avevo voluto coscientemente dimenticarla-ho ritrovato una cartelletta azzurrina, dove avevo raccolto: fogli di vecchie agende, biglietti di diversa natura, stentate pagine dattiloscritte dove avevo appuntato alcuni versi scritti in anni lontani. Li ho letti e alcuni non mi sono sembrati poi tanto male. Cosi quasi per scherzo li ho ripresi, li ho corretti, ne ho sostituito alcune parti, ne ho cancellato altre e li ho trascritti al computer. Tra quelle poesie c’era “Cammino”, rileggendola mi sono reso conto che aveva conservato intatta una sua certa personalità, attualità e freschezza, tanto che avrei potuto benissimo scriverla, con le stesse parole, ancora oggi. Da qui mi sono reso conto che avevo ancora voglia di scrivere, di mettere in riga ricordi ed emozioni. Ho avuto il desiderio di ricordare fatti ed episodi della mia vita presenti come ricordi appena abbozzati e man mano che le poesie crescevano ne riaffioravano di nuovi. Confessavo a me stesso cose, che per molto tempo non volevo o non avevo voluto confessare e altre che non sembravo più ricordare. Stati d’animo sentimenti emozioni. Poi un mattino nel mese di settembre-quando l’aria cambia la luce della estate e incomincia ad assumere la limpidezza della luce dell’autunno-percorrendo il vicolo di “Santa Croce”, una stradina che attraversavo più volte al giorno, tutti i giorni, ho provato la sensazione ,che in quel breve periodo di tempo impiegato a percorrerlo, passando attraverso spazi dominati dal buio dell’ombra o splendenti di luce come lame taglienti, ho avuto la sensazione di aver dimenticato la nozione del tempo. Avevo avuto la sensazione che il tempo si fosse fermato e lo spazio diventato infinito. Per poi ritornare al presente quando l’ombra e il saluto di un non riconosciuto conoscente mi ha riportato alla realtà. Dovevo assolutamente trovare il modo di raccontare questo strano accadimento, questa strana esperienza, prima di tutto a me stesso. Ed è nata così “Tra luce ed Ombra”. Da allora non mi sono più fermato e continuo ancora oggi a scrivere. Scrivendo non ho mai sentito, veramente, il bisogno o la sensazione, di trasmettere messaggi importanti ad altri. I messaggi erano all’inizio, per me stesso, per capirmi meglio, per dare un senso compiuto alla mia vita. E poi per ultimo-soltanto per ultimo-ricordare ad altri che sono esistito. Più tardi superata la ritrosia e il timore di non essere capito è nato il desiderio e farli conoscere anche ad un pubblico più vasto. Certamente un messaggio è implicito nei miei versi: la nostalgia per un passato lontano e felice. Ho voluto comunicarlo con parole semplici che tutti possono comprendere, che arrivino al cuore più che alla mente.
Come ha scelto e organizzato le poesie nella raccolta? C’è un filo conduttore o una progressione tematica che ha voluto seguire?
Assolutamente no. Non si possono preordinare i ricordi, essi sono atemporali, spuntano quando vogliono come e quando vogliono. L’unico filo che li unifica è quello della mia esistenza. Sono stati d’animo che si spingono fuori da occasioni mie personali che hanno lasciato una qualche traccia nella mia vita. È come un seme che ha in sé stesso la forza di uscire fuori dal terreno e di crescere e produrre frutti; a volte incontra gli elementi essenziali per la crescita e fiorisce rigoglioso, a volte gli mancano alcune sostanze essenziali ed esce fuori una piccola piantina rachitica; a volte non crescono affatto perché manca loro la forza di germogliare. Io ho avuto la fortuna di vivere in un piccolo paese, tra gente vera e dalla scorza dura, che non ha mai avuto sconti dalla vita. Uomini e donne che hanno lasciato un segno nelle cose che hanno creato e che hanno lasciato a noi in eredità. Un ambiente non solo fisico, ma anche ideale e mentale, occasioni di crescita di una vita felice. A Matelica sono nati e si sono formati: importanti scrittori come Libero Bigiaretti e poeti come Vincenzo Boldrini-il mio poeta preferito- che pochi conoscono, ma che hanno scritto versi altissimi scaturiti dai loro sentimenti e dai sentimenti di poveri cristi che hanno avuto l’avventura di vivere insieme a loro in un piccolo paese tra ottocento e novecento. Invece per la mia seconda raccolta di poesie-che sto concludendo in questo periodo- ho scelto di seguire un argomento, un tema particolare. Ho percorso due strade completamente diverse: la prima basata sulle “esperienze” geografiche- o meglio ho voluto far riemergere, sensazioni ed emozioni nate dal ricordo di antichi e nuovi viaggi-che ho fatto durante gli anni della mia vita; una seconda parte invece è dedicata ai sentimenti provati durante la vita di ognuno di noi: l’amore, la paura la gioia il dolore. Sono anche questi versi spontanei che escono facilmente dai miei ricordi. A volte riaffiorano, provocati da un’immagine, da un suono, da un odore o un sapore che mi sembra di percepire. Aprono un nuovo sentiero; soddisfano il bisogno di definire meglio, di dare un senso di compiutezza della mia esistenza. Quasi sempre sono di getto. Solo più tardi ci ritorno sopra, li definisco meglio, li correggo fino a lasciare quello che per me è essenziale. Quando provo un vero piacere nel rileggerli li ritengo conclusi. Ma alla successiva lettura ritorno a modificarli ancora fino a quando non mi impongo di dire basta.
Qual è per lei il significato di “luce” e “ombra all’interno delle sue poesie? Come li ha esplorati e rappresentati attraverso le parole?
Per me la luce è tutto ciò che comprendo all’istante, tutto ciò che mi porta felicità o una parvenza di felicità, tutto ciò che rende accettabile la vita così come la sto vivendo in quel momento. È tutto ciò che mi dà la forza per affrontare nuovi e vecchi dolori, che mi donano, nell’incompletezza, un senso di appagamento anche momentaneo e con tutti i suoi limiti, positivo. L’ombra è invece la negatività della vita, la coperta che ci gettiamo addosso per nascondere ciò che realmente siamo, ciò che non vogliamo che gli altri vedano e giudichino. Quel lato oscuro che ognuno di noi possiede e che non desideriamo che gli altri conoscano. La vita intera è un difficile, sottile gioco di luci e di ombre, che mettiamo in scena continuamente. A volte prevale uno, e sono momenti esaltanti, a volte prevale il suo opposto e sono momenti di intensa tristezza. In mezzo c’è la vita con i suoi alti e bassi. Ma c’è la poesia che riesce ad ammorbidire gli estremi, e quando è vera dona una gioia esaltante, che purtroppo, non riesce a durare più di un attimo. Ma basta lo stesso per sopravvivere. Per me poesia è il bello che mi circonda, è il ricordo della mia infanzia vissuta senza rimorso perché innocente, è il ricordo delle persone più care, è la natura incorrotta dei tempi lontani, è la gioia di vivere nel mio paese sulle rive del “mio piccolo fiume”, sono le corse sfrenate tra le colline coperte di vigne, i ricordi di persone con cui ho percorso un tratto dell’esistenza e che, anche inconsapevolmente, hanno lasciato un segno, un ricordo. La poesia è in tutto, ma non si fa cogliere facilmente. Si fa catturare quando vuole. Ma in quei momenti provi una gioia, una pienezza esaltante che ti compensa per tutte le incomprensioni, le paure, i tormenti, i rimorsi accumulati. Compare quando ti dimentichi di raggiungere grandi risultati e ti accontenti di cogliere soltanto i frutti che sono alla portata della tua mano. Avrei voluto essere sempre un altro profondamente diverso da quello che realmente sono, la tensione la discrepanza tra i due modi di esistere mi hanno provocato insoddisfazione e di conseguenza dolore. Sono felice soltanto quando riesco a dimenticare me stesso, a non fare confronti o paragoni. Non mi piace navigare nell’insicurezza, le novità mi procurano ansie, non amo le sorprese. Non ho mai trovato difficoltà ad esprimermi, fino ad ora le parole escono da sole con pochissimo sforzo, però hanno bisogno di una causa scatenante che le faccia risvegliare; seguo sempre un filo logico che si snoda come in un racconto, dove immergo fatti, emozioni sentimenti. In questo periodo sono attratto particolarmente dalla natura, dalla bellezza della natura, dalla sua forza infinita e possente.
Come ha affrontato la complessità del nostro vissuto interiore all’interno delle poesie? Quali strumenti ha utilizzato per esprimere i contrasti tra luci ed ombre in modo efficace?
La difficoltà più grande è stata quella di confessare il minimo per farmi comprendere, a volte mi accorgevo di essermi spinto più in là di quanto volessi spingermi. Non sono ancora pronto a “confessare” tutto, su diversi aspetti della mia personalità. Sulla sincerità, devo ancora lavorare e molto intensamente. I miei veri amori sono ancora troppo dolorosi per mostrarli, per farli conoscere a tutti. Si a volte ho censurato-quando più, quando meno il mio vissuto interiore. L’ho ricoperto a volte da un velo, a volte da una maschera o ho modificato totalmente le mie immagini mentali per non farle riconoscere. Non sono ancora pronto ad una sincerità totale, voglio ancora nascondermi un poco, rimanere tra le ombre più fitte del vicolo della mia esistenza. Mi ci trovo ancora bene, protetto dalla mia scorza. Non sono cosciente di aver usato strumenti particolari per esprimermi, non sono preparato a giocare con i versi, non amo usare figure retoriche, non mi piace utilizzare rime forzate. È tanto grande la capacità di comunicazione delle parole che non hanno bisogno di artefici. Provo piacere nello scrivere con linguaggio semplice, un linguaggio che tutti possano facilmente comprendere. La poesia deve essere per tutti. Non ha bisogno di ostacoli, di sipari, che ne impediscono la conoscenza e la fruizione.
Quali speranze o riflessioni vorrebbe che il lettore tragga dalla lettura di “Cammino tra luci ed ombre”? C’è un messaggio o un’emozione particolare che desidera emerga dalle sue poesie?
A me basterebbe destare il piacere di leggere, di far avvicinare la gente ad un genere letterario che non è più alla moda. Ci accontentiamo ormai soltanto delle rare emozioni provate ascoltando i versi di alcune canzoni. Mi piacerebbe che qualcuno, leggendomi, ritornasse alla ricerca di sé stesso delle esperienze, belle o brutte, che ha vissuto, che hanno lasciato in lui ricordi, non fatti straordinari, ma sensazioni semplici godute intensamente. È normale che non tutti sono chiamati a compiere, a raggiungere livelli di vita straordinari, i desideri non sono e non devono essere tutti sempre raggiunti ai massimi livelli. La delusione fa parte della nostra vita e che è importante per far nascere altri desideri da perseguire e raggiungere. Ho imparato di più dalle delusioni che dalla gioia di aver raggiunto, a volte, traguardi importanti. L’impegno deve esserci, sempre, poi se arrivano anche risultati tanto meglio. Ognuno proverà leggendo le mie poesie, qualche emozione, qualche soddisfazione, almeno me lo auguro, e per poco o per tanto tempo entrerà in sintonia con i miei pensieri, le mie sensazioni, le mie emozioni. E tanto sarà sufficiente a dare un senso alla mia fatica, al mio coraggio per aver trovato la forza di discostare un po’ di quel velo che mi ricopre. Ma mi accontento che abbia passato un po’ di tempo con me e abbia provato piacere ad aver fatto la mia conoscenza. Mi scuso se non avrò rispettato i tempi suggeriti per le mie risposte, ma sono pigro di natura, e misuro il mio tempo, ora che posso farlo, con strumenti diversi.
Avere l’occasione di sbirciare nell’universo poetico di “Cammino tra luci ed ombre” è stata per noi un’esperienza piacevole e suggestiva, desideriamo quindi ringraziare Antonio Trecciola per il confronto che ci ha concesso e per aver condiviso altri frammenti di sé con il lettore. Grazie anche a voi lettori di essere giunti fin qui: buona lettura e alla prossima intervista.
