Oltre la sofferenza e la violenza

La Legge della Cosa, intervista a Irene Ricci

Irene Ricci, psicologa e psicoterapeuta, firma il suo esordio letterario con La Legge della Cosa, romanzo psicologico dalle tinte noir, novità del catalogo del Gruppo Albatros Il Filo.
Il volume è stato presentato lo scorso 9 febbraio in un evento al Palazzo Ducale di Atina, con la partecipazione di rappresentanti delle autorità e del comando provinciale dei Carabinieri di Frosinone.
È stata un’occasione importante per affrontare, a partire dal romanzo, i temi fondamentali degli abusi familiari e dei traumi che condizionano i minori che ne sono vittime.

Abbiamo raggiunto Irene Ricci per approfondire con lei gli snodi centrali della sua opera.

Lei è una psicoterapeuta, in che modo il suo lavoro è confluito nello sviluppo de La Legge della Cosa?

Sì, sono una psicoterapeuta specializzata nella cura di vittime di maltrattamenti familiari, ossia bambini, ma anche adulti, che hanno vissuto episodi di genitorialità patologica e il mio romanzo vuole essere in qualche modo il risultato di questo lungo percorso professionale. L’intento principale è stato portare agli occhi del grande pubblico le conseguenze della violenza sulla vittima. Conseguenze che possono presentarsi anche a distanza di anni.

Ci racconta l’itinerario del suo romanzo?

Lavinia è una ragazza giovane che vive serenamente a Roma finché non incontra Raul, il suo grande amore. Quando sente in lei avvicinarsi la felicità, ha una sorta di cortocircuito interiore che riporta alla luce le violenze del suo passato. Ma non mi spingo oltre per non svelare di più. E per raccontare questa storia ho scelto il noir per conciliare una scrittura accattivante al linguaggio tecnico e meno accessibile della psicologia.

Cosa l’ha avvicinata professionalmente al tema della violenza familiare?

Il problema della violenza e della paura è stata sempre una mia consapevolezza come donna cresciuta in un ambiente maschilista. Noi donne sentiamo una difficoltà a muoverci liberamente nella società di oggi. Per questo al termine dell’università mi sono avvicinata ai centri antiviolenza e ho rivolto il mio interesse su come la differenza di genere influisca sulla percezione della paura. Prendiamo ad esempio la microcriminalità (ossia risse, rapine o violenza di altro genere), anche se gli uomini denunciano più reati, la percezione di pericolo nelle donne è sempre maggiore, per questo motivo numerose vittime non denunciano le violenze subite.

Per quanto riguarda il trattamento di traumi generati da queste violenze, lei è specializzata nel metodo EMDR. Di cosa si tratta?

È una tecnica comprovata a livello scientifico e validata anche dall’OMS. Con questo metodo un trauma di qualunque natura può essere risolto senza l’uso di psicofarmaci e molto più velocemente. Come tutte i protocolli scientifici è in continuo aggiornamento, ma si è già dimostrato utilissimo soprattutto per i traumi relazionali e si può attuare a tutte le età. Incide sui traumi non cancellandone il ricordo ma neutralizzando l’impatto emotivo, quasi annullandolo. In Italia sta crescendo il numero di professionisti specializzati in questa tecnica.

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