Cari lettori, oggi vi invitiamo a scoprire insieme a noi l’affascinante mondo di Segreti svelati a metà, la prima raccolta di racconti di Paola De Castro, edita dal Gruppo Albatros. In queste pagine, l’autrice intreccia realtà e immaginazione con una delicatezza rara, dando voce a sentimenti universali come l’assenza, il legame materno e il desiderio di rinascita. Ogni racconto è un piccolo universo da esplorare, in cui le emozioni si fanno parola e la nostalgia diventa occasione di scoperta interiore. Abbiamo avuto il piacere di intervistare Paola De Castro per conoscere più da vicino la sua storia, il suo percorso e le ispirazioni che l’hanno portata a trasformare la scrittura in un nuovo modo di guardare al mondo.
Paola, Segreti svelati a metà è una raccolta che trasmette una profonda sensibilità e un’intensa introspezione. Come è nata l’idea di questo libro e cosa rappresenta per te?
Ho cominciato a scrivere le mie emozioni con il desiderio di trattenerle, l’idea del libro è venuta dopo. Ho raccolto frammenti della mia vita che non volevo volassero via. Poi li ho condivisi con chi mi era più vicino e già conosceva parte della mia storia. Le mie emozioni viaggiavano così anche nel cuore di chi leggeva i miei scritti che per me erano “segreti”, come un diario molto personale. Ho ricevuto da tutti i miei primi lettori una risposta unanime: un grazie commosso e poi un “perché non lo pubblichi?” Ci ho pensato parecchio prima di decidermi a farlo, mi sembrava già abbastanza aver condiviso i racconti con i miei cari.
Nei tuoi racconti emerge spesso la figura materna come elemento centrale e simbolico. Che ruolo ha avuto nella tua scrittura e nella tua vita personale?
Questa è una domanda difficile. Credo che il ruolo determinante della figura materna si evinca chiaramente dalla lettura di tutti i racconti e che emerga soprattutto nel non detto e nelle pause del dialogo dove passato e presente si intrecciano in una tela di emozioni. Quello che per me significa veramente la figura materna non posso svelarlo se non a metà, come tutti i segreti racchiusi nel libro. Una parte del mistero che lega genitori e figli emerge tra le righe, l’altra è in chi legge e si risveglia per empatia. Posso dire però che quella figura materna così speciale che racconta un passato lontano fa rivivere storie che altrimenti andrebbero dimenticate. Ci dona ricordi che ci appartengono anche se non ne abbiamo sempre piena consapevolezza e allo stesso tempo ci invita a vivere a pieno il presente per non scivolare poi in dolorosi rimpianti, quando la gioventù passa, la malattia incombe, i ruoli cambiano. Così la mamma che racconta guardando la penna d’argento che l’ha accompagnata per tanti anni è un invito a connettere le generazioni toccando le corde dell’anima.
Il confine tra realtà e immaginazione è uno dei tratti distintivi della tua opera. Come riesci a bilanciare questi due mondi nella costruzione delle tue storie?
Le storie che racconto sono tutte vere, non ho inventato nulla, se non la fiaba di Mielina che comunque ha un forte impianto autobiografico. Quella che molti potrebbero definire immaginazione per me è semplicemente un riflesso dell’ascolto di chi mi sta accanto. Non c’è alcuno sforzo immaginario. Ogni storia è un tentativo di fermare le emozioni che provo per restituirle poi cercando di mantenere la bellezza della loro autenticità. Le storie passano attraverso le generazioni, i contesti cambiano, ma i sentimenti che le animano rimangono nel tempo. I miei nipoti si sono commossi di fronte ai racconti della loro nonna, le mie amiche e i miei amici si sono ritrovati, riconoscendosi ed immedesimandosi in situazioni che potevano essere proprie.
Dopo una lunga carriera nel campo della comunicazione scientifica, hai deciso di dedicarti alla scrittura creativa. Com’è avvenuto questo passaggio e cosa ti ha spinto a intraprendere questo nuovo percorso?
Il passaggio è stato naturale. La comunicazione scientifica impone rigore, necessita di dati e richiede procedure replicabili. La mia formazione è umanistica anche se sono stata responsabile della comunicazione scientifica in un ente pubblico di ricerca. Ho sempre cercato di inventare percorsi alternativi, soprattutto nella comunicazione per i non addetti ai lavori e quando ho chiuso il capitolo della comunicazione istituzionale, per me è stato più che naturale recuperare quella creatività che prima non poteva esprimersi come volevo. Così sono nate le storie, i radiodrammi, i gioielli in cera persa… nuovi percorsi che prima di chiunque altro sorprendono me stessa.
C’è un messaggio o un’emozione particolare che desideri rimanga nel cuore dei lettori dopo aver letto Segreti svelati a metà?
Sarò felice se con i miei “Segreti” avrò contribuito a risvegliare quei sentimenti di benevolenza che albergano in ciascuno di noi, ma che troppo spesso sono soffocati da falsi miti o mode che ci spingono ad essere altro da come siamo veramente. Sarò felice se questi miei racconti faranno riflettere sull’importanza di dedicare più tempo all’ascolto se vogliamo capirci davvero. Sarò felice se con questo libro qualcuno potrà ancora voler credere che si possa voltare pagina e cominciare un nuovo capitolo a qualsiasi età perché le cose cambiano intorno a noi e anche noi possiamo cambiare, se lo vogliamo davvero. Sarò felice di credere che i miei racconti aiuteranno a pensare che la felicità è legata ai valori che ci portiamo dentro e che c’è sempre un momento nella vita in cui generazioni e valori si incontrano e si comprendono.
Ringraziamo di cuore Paola De Castro per aver condiviso con noi pensieri e riflessioni così autentiche. Segreti svelati a metà è un libro che parla direttamente all’anima, un invito a riscoprire la forza dei sentimenti e la bellezza delle parole sincere. Vi invitiamo a lasciarvi trasportare dalle sue storie e a scoprire, magari tra le righe, qualche segreto che appartiene anche a voi.
