GRUPPO ALBATROS IL FILO PRESENTA: RONDEAU. OVVERO LO STRANO CASO DEL MERCIAIO FIORENTINO – Francesca Perruccio

Cari lettori, oggi vi portiamo nel cuore di un mistero avvolgente che si dipana tra le vie di Firenze e gli anfratti dell’animo umano. Lo facciamo insieme a Francesca Perruccio, autrice dal talento poliedrico, che nel suo romanzo RONDEAU. Ovvero lo strano caso del merciaio fiorentino ci guida in un’indagine sorprendente, dove un dettaglio all’apparenza banale – uno scontrino – si trasforma nella chiave per scardinare certezze e svelare verità insospettabili. Con una scrittura colta e avvincente, l’autrice ci regala una storia che fonde suspense, introspezione e sottile ironia, in un giallo contemporaneo che omaggia i grandi del genere senza rinunciare a una voce narrativa originale. Scopriamo insieme a lei i retroscena di questo romanzo, le sue fonti di ispirazione e il significato più profondo nascosto tra le pagine.

RONDEAU è un titolo insolito e suggestivo. Ci racconti come è nato e quale significato assume all’interno della narrazione?

La forma musicale ciclica del rondò (che si riferisce appunto a una forma circolare) si ritrova in un’antica composizione musicale francese polifonica del XIV secolo di Guillaume de Machaut, composizione che avevo avuto modo di conoscere quando mi stavo laureando in Storia della Musica. Il motto che l’accompagna è Ma fin est mon commencement, in quanto la seconda voce la si ricava esattamente dalla prima ma all’inverso, cioè dalla fine all’inizio, dall’ultima nota alla prima. E il motto “Ma fin est mon commencement”  che guida questo brano musicale è similissimo al titolo italiano Nella mia fine è il mio principio (tratto da T. S. Eliot) di un romanzo di Agatha Cristhie  (titolo originale Endless Night).  Nel libro della scrittrice infatti tutto il piano criminale ha le sue radici molto, molto indietro. Nella trama del mio giallo il mostruoso piano criminale è la fine di un procedimento premeditato che ha un’origine molto molto precedente, e che si comprenderà chiaramente soltanto alla soluzione finale del mistero.

La storia prende il via da uno scontrino apparentemente insignificante. Come hai costruito l’intreccio a partire da un elemento così quotidiano?

In realtà non ricordo esattamente quando ho pensato allo scontrino come ‘motore’ del giallo, ma l’idea è nata da un vero merciaio molto gentile, con i baffi, che molti anni fa frequentava alcuni mercatini rionali di Firenze con buoni articoli di biancheria e da cui andavo spesso a fare spese. Ammetto che questo scontrino come inizio del piano diabolico sia un po’ insolito, ma proprio per questo mi piaceva, da un’atmosfera apparentemente idilliaca, una cosa insignificante dà inizio a un gioco diabolico.

Il romanzo è ambientato a Firenze: quanto è importante per te il legame con la città e quanto incide sulle atmosfere della vicenda?

Prima di tutto Firenze è la mia città di cui fin da piccolissima il babbo mi ha insegnato a amare le bellezze sia di arte che di natura. E di qui è nata la mia spontanea passione per l’arte. Poi la bellezza classica fiorentina ben si concilia con la Grecia, patria della cultura e dell’arte classica, da me amata sempre, in tenera età attraverso le immagini dei bei libri che si trovavano a casa, poi attraverso gli studi e quindi direttamente grazie ai vari viaggi in quel bellissimo paese. Questa grande armonia (la bellezza fiorentina legata a quella greca) contrasta volutamente con una realtà sotterranea orribile che ne rappresenta proprio l’opposto.

I personaggi, da Nora e Alessio alla giovane Arianna, si muovono tra verità taciute e scoperte inaspettate. Come li hai delineati e quali dinamiche volevi esplorare?

Non è facile rispondere a questa domanda. Sono tutti aspetti reali e diversi di esperienze che mi hanno variamente colpita e coinvolta, aspetti umani come l’egoismo, l’avidità, la generosità e il mondo tortuoso della psiche. In parte ci sono riflessi chiari di esperienze vissute, in parte, in alcuni personaggi, nel delineare i loro caratteri, ho proiettato aspetti miei personali: aspetti negativi e idealizzazioni legate in un complesso rapporto.

Dopo una lunga esperienza nella saggistica e nella letteratura per l’infanzia, come ti sei avvicinata alla narrativa gialla e quali sfide hai incontrato?

I saggi scientifici pubblicati erano legati ai miei studi universitari o a ricerche scaturite successivamente; le fiabe cominciai a scriverle (può sembrare strano) mentre leggevo o rileggevo alcuni dialoghi di Platone che non sono solo filosoficamente profondi, ma splendidi dal punto di vista narrativo, anche per i suoi straordinari miti. Le mie fiabe poi non sono nate per bambini, ma come libere fantasie per tutti, tant’è vero che i premi vinti non sono legati a concorsi di letteratura infantile. Quanto al passaggio al giallo, in realtà anche questa passione, come l’amore per l’arte e la musica, mi viene da molto lontano, dagli anni più belli, quando ancora non andavo a scuola o facevo le elementari. Il babbo leggeva sempre libri gialli, soprattutto i famosi Gialli Mondadori. Essendo io in quei tempi, da un lato molto curiosa, dall’altra molto legata al babbo, dopo le amatissime fiabe infantili e le visite alle bellezze fiorentine, ho sperimentato il giallo, non quello truculento e pauroso, ma quello di tipo classico, condotto attraverso un filo logico. Per questo ho sempre prediletto Agatha Christie.

Ringraziamo Francesca Perruccio per averci accompagnato tra le righe del suo RONDEAU, un romanzo che ci insegna a guardare oltre l’apparenza e a scoprire l’inaspettato nei dettagli più comuni. Il merciaio fiorentino e il suo “strano caso” ci ricordano che ogni vita cela una storia, e ogni storia può diventare un’indagine, un enigma, una possibilità di verità. Invitiamo tutti voi a lasciarvi coinvolgere da questa lettura raffinata e intrigante, perfetta per chi ama i misteri che fanno riflettere e le narrazioni che, come la musica di un rondeau, ritornano e sorprendono sempre un po’ di più.

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