Cari lettori, oggi vi portiamo tra le pagine di un romanzo che lascia il segno, Vicini alle stelle, opera prima della giovanissima Benedetta Maria Faia. Un libro che parla di adolescenza, solitudini, legami profondi e seconde possibilità. La protagonista, Eva, è una ragazza forte ma ferita, che cerca di trovare un suo posto nel mondo nonostante il peso delle responsabilità, il dolore del passato e le ombre che la circondano. Con grande sensibilità e uno stile autentico, Benedetta ci regala una storia toccante e sincera, che sa arrivare dritta al cuore. Abbiamo intervistato l’autrice per scoprire qualcosa in più sulla genesi del romanzo, sulle emozioni che l’hanno ispirata e sul suo percorso tra scrittura e arte.
Vicini alle stelle racconta una storia forte e delicata allo stesso tempo: com’è nata l’idea di questo romanzo?
L’idea del romanzo è nata, prima di tutto, da un desiderio di rivincita personale. Durante gli anni delle elementari e delle medie, non mi sono mai sentita valorizzata. Così, all’inizio del primo anno delle superiori, ho deciso di iniziare a scrivere “Vicini alle stelle”. In questo libro ho voluto affrontare temi che mi stanno particolarmente a cuore, come la violenza domestica e il bullismo.
Eva è un personaggio complesso, costretto a crescere in fretta: quanto di lei vive anche dentro di te?
In realtà, il personaggio di Eva è completamente diverso da me. Lei è timida, riservata e tende ad affrontare tutto da sola, anche se spesso fa fatica a rispondere o a gestire al meglio le situazioni. Io, al contrario, sono molto diretta e la timidezza non fa parte del mio carattere.
Il legame tra Eva e Leonardo è fatto di silenzi, paure, ma anche desideri: quanto è difficile per due giovani imparare a fidarsi l’uno dell’altro?
È davvero difficilissimo! Oggi posso dire che fidarsi sta diventando sempre più complicato. Parlo per me: quando dai tanto e poi non ricevi lo stesso in cambio, inizi a chiederti se stai sbagliando qualcosa o se semplicemente ti trovi davanti a qualcuno che non riesce a dare quanto te. Diventa difficile interpretare i comportamenti degli altri, e spesso anche i silenzi, che a volte non dicono nulla… ma altre volte gridano più di mille parole. Credo che, in certi momenti, si senta comunque il bisogno di fidarsi, anche quando è difficile farlo. Perché ci si aggrappa a qualcosa, a qualcuno, anche se alla fine, spesso, siamo noi quelli che ci rimettono. Questo atteggiamento può sembrare dipendenza ma, secondo me, dipende da cosa quella persona ti ha lasciato. Se ti ha aiutato, se ti ha dato qualcosa di vero, allora non è solo questione di dover fidarsi… ma di volerlo fare. Perché ha lasciato qualcosa di più grande dell’incertezza.
Un tema importante del libro è la fragilità adulta che grava sulle spalle dei più giovani. Cosa speri arrivi al lettore attraverso la figura della madre di Eva?
Anche i grandi possono sbagliare, perché sono esseri umani, e non c’è nulla di male nel cadere ogni tanto. Il problema è che spesso, a pagare il prezzo di queste cadute, sono i figli. Sono loro a subire le fragilità degli adulti. La madre di Eva, che dovrebbe essere per lei un punto di riferimento, finisce invece per diventare un peso. Ed è proprio da lì che nasce la fragilità di Eva.
Da attrice a scrittrice: come convivono queste due anime artistiche nella tua vita e come si influenzano a vicenda?
La recitazione mi ha dato moltissimo. Il fatto di dover interpretare personaggi diversi da me mi ha permesso di giocare con la fantasia e, allo stesso tempo, di imparare a creare personaggi anche sulla carta. È una forma di immedesimazione, una finzione consapevole: cerchi di entrare nei panni di qualcuno che non sei tu, provando a capire cosa potrebbe sentire o fare in situazioni completamente diverse dalle tue. È proprio questo che ho fatto con Eva. Ho cercato di immedesimarmi in una realtà che non mi appartiene, per renderla credibile e vera sulla pagina. Un esercizio di empatia e immaginazione che mi ha aiutata tantissimo nella scrittura.
Vicini alle stelle ci ricorda che, anche nei momenti più bui, possiamo trovare una luce – in noi stessi, negli altri, in un gesto semplice o in un incontro inaspettato. Ringraziamo Benedetta Maria Faia per aver condiviso con noi il dietro le quinte del suo romanzo e vi invitiamo a lasciarvi trasportare dalla storia di Eva: intensa, vera, e incredibilmente umana. Continuate a seguirci per scoprire altre voci nuove e appassionate del panorama letterario contemporaneo!
