GRUPPO ALBATROS IL FILO PRESENTA: LA CAREZZA DEL LUPO – Laura Romani

Benvenuti cari amici del blog! Nella nebbia fitta del mistero e tra le pieghe oscure dell’animo umano, La carezza del lupo ci accompagna in una storia che unisce suspense e introspezione, lasciando il lettore con il fiato sospeso e il cuore colmo di emozioni contrastanti. L’autrice Laura Romani ci regala un romanzo che scava in profondità, attraverso la voce della protagonista Rosabel, modella di fama internazionale che tenta di ritrovare sé stessa nel silenzio delle colline della sua infanzia. Con uno stile coinvolgente e carico di tensione narrativa, Laura Romani ci conduce in un thriller psicologico dove passato e presente si intrecciano, e ogni personaggio è custode di una verità taciuta. Oggi abbiamo il piacere di incontrare l’autrice per approfondire le ispirazioni, i messaggi e le dinamiche che hanno dato vita a questo romanzo potente e magnetico.

La carezza del lupo è un titolo evocativo e ambiguo: come nasce e cosa rappresenta per lei questa espressione?

Nel titolo è espressa una dicotomia che permea tutta la storia, quella tra bene e male, luce e ombra, finzione e realtà e rappresenta la lotta interiore dei personaggi, che sono in evoluzione, in bilico tra la tentazione di cedere alle proprie fragilità e la necessità di far invece prevalere la propria forza. Nel titolo ci sono infatti due termini che sembrano in contrasto. “La carezza” rimanda a sentimenti d’amore, di protezione, di accudimento mentre il “lupo”, pericoloso predatore, è, nell’immaginario collettivo, solitamente associato alla ferocia e all’istinto. Tuttavia il lupo incarna anche un grande valore simbolico e culturale: è ad esempio un emblema di libertà, indipendenza, di intelligenza e di lealtà, per alcuni popoli è addirittura uno spirito guida. Nulla è quindi come sembra, nell’eterna lotta tra il bene e il male si gioca la partita della vita, dove anche un lupo può fare una carezza. Anche la copertina, opera della mia amica Cristina Vecchione (account Instagram: luce.watercolor), vuole rappresentare il male (la macchia di sangue) in contrasto con il bene, raffigurato nel volto dolce e rassicurante di una giovane Rosabel.

Rosabel è una protagonista forte, ma anche molto fragile. Come ha costruito il suo personaggio e quanto c’è, se c’è, di lei in Rosabel?

C’è molto di me non solo in Rosabel, ma anche in tutti i personaggi femminili. Ho riversato in loro sentimenti ed emozioni vissute, debolezze e forze, alcuni sono la ragazza che sono stata, altri la donna che sono oggi o che vorrò diventare. La Rosabel che torna a casa cercando conforto nel luogo natio, in seno alla propria famiglia, mi riporta a ricordi a me molto cari, alle colline in cui ho trascorso i momenti più belli della mia infanzia. Ho tentato di rappresentare l’atmosfera di quiete, che si respira all’inizio della storia, descrivendo in modo particolareggiato ambienti, colori e profumi che io stessa ho vissuto e respirato, affinché il lettore possa immergersi nel contesto bucolico e familiare, che verrà però presto funestato dal ritorno di un passato che non è disposto a farsi dimenticare. Rosabel dovrà lottare per non soccombere e la sua sopravvivenza dipenderà dalle motivazioni da cui si farà guidare, dimostrando la propria forza o facendo prevalere la propria debolezza. Io sono stata al fianco di Rosabel, Elisabeth, Lily, Alena, Aurélie in ogni momento della storia, rivedendomi in loro, compiacendomi delle loro vittorie, provando tenerezza per le loro sconfitte, empatizzando (senza mai giustificarlo) anche con il loro carnefice, che “non aveva paura delle ferite della carne, aveva già provato tutte quelle dell’anima”. Attraverso i personaggi ho voluto descrivere un percorso di evoluzione e maturazione che io stessa ho sperimentato, che è proprio della vita stessa e necessario per la crescita spirituale di ogni essere umano.

Il romanzo si muove tra generi e temi diversi: thriller, psicologia, femminilità. Qual è stato il suo intento nel fondere questi elementi?

Quella del thriller è la forma narrativa che, da lettrice, prediligo ed è stato quindi naturale per me sceglierla quando ho avvertito il desiderio di scrivere un libro. Il mio intento era quello di dar vita a una storia che si sviluppasse su vari livelli, uno più superficiale legato all’aspetto intrigante e misterioso della vicenda e uno più profondo, psicologico, per chi avesse voglia di addentrarsi nell’anima dei personaggi, scoprirne l’evoluzione, la redenzione, la rinascita o la caduta. Credo che proprio per questo motivo il libro sia adatto a un pubblico di lettori variegato e possa suscitare l’interesse anche di chi non è abituato a leggere dei thriller. Essendo donna ho scelto istintivamente di dar vita soprattutto a dei personaggi femminili, perché il mondo femminile è quello che conosco meglio. Si tratta di donne tutte diverse, ma legate tra di loro, mai statiche, tutte in evoluzione, che gravitano attorno alla protagonista e che avranno, in modo diverso, un ruolo fondamentale e decisivo nella vicenda.

Il personaggio di Chayton segna un punto di svolta nella trama: che tipo di relazione rappresenta per Rosabel e quale funzione ha nel racconto?

Chayton rappresenta per Rosabel l’amore immaturo e tormentato eppure, o proprio per questo, così irresistibile. Chayton è lo specchio in cui Rosabel si guarda per decidere che donna vuole essere, è il suo passato e il suo presente, ma all’inizio della storia la ragazza non sa se lo vorrà portare anche nel proprio futuro. Chayton è il catalizzatore necessario perché Rosabel possa ritrovarsi, è un’occasione di crescita, una possibilità di rinascita di cui lei e solo lei sarà tuttavia l’artefice.

La scrittura ha avuto un ruolo importante nella sua vita. Cosa l’ha spinta a pubblicare e cosa spera arrivi al lettore attraverso questo romanzo?

L’amore per la scrittura mi accompagna da sempre, sin da quando ero bambina. Ringrazio me stessa per non averlo mai abbandonato, per averlo sempre coltivato a dispetto di scelte lavorative di tutt’altro genere che avrebbero potuto allontanarmi dalla mia vera passione. Scrivere è una necessità innata e imprescindibile e ciò che ha sempre mosso la mia mano è l’urgenza di liberare la mia fantasia, di mettere nero su bianco le emozioni, di trascorrere con me stessa del tempo di qualità e di guardarmi dentro attraverso quel viaggio introspettivo che la scrittura rappresenta. Una volta terminato il libro ho voluto sperimentare il piacere della condivisione e tutto ciò che è accaduto successivamente, dalla prima telefonata da parte della casa editrice fino alla pubblicazione e a questi primi mesi di promozione, è stato un valore aggiunto alla già grande soddisfazione di aver dato alla luce una storia avvincente, ma che vuole anche trasmettere un messaggio. Sono convinta che da grandi fragilità possano nascere grandi forze, ma pensare di poter trovare coraggio e soluzioni al di fuori di noi stessi può essere molto pericoloso, si può facilmente diventare prede di un lupo che approfitterà della nostra debolezza per soddisfare i propri bisogni.

Ringraziamo Laura Romani per aver condiviso con noi i retroscena e le emozioni legate a La carezza del lupo. Il suo romanzo ci ricorda che, anche quando il passato sembra pronto a divorarci, la verità può rivelarsi il primo passo verso la libertà. Un libro da leggere tutto d’un fiato, lasciandosi trasportare in un’indagine che è prima di tutto interiore.

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