Lo sport come specchio della società: un luogo in cui convivono virtù e storture, bellezza e corruzione. Stefano Rossi, autore di GUAI AI VINTI. L’IMPERATIVO DEL SUCCESSO NELL’EPOCA DEL FALLIMENTO, ci accompagna in un viaggio emozionante attraverso il mondo dello sport, raccontando non solo le sue esperienze personali e professionali, ma anche le lezioni di vita che questo universo sa offrire. Un testo che riflette sul significato più autentico dello sport, andando oltre la vittoria e la sconfitta per recuperare i valori più nobili delle discipline sportive. Oggi siamo felici di dialogare con Stefano Rossi per scoprire di più sul suo libro e sul messaggio che vuole trasmettere.
Stefano, come è nata l’idea di scrivere un libro che racconta il mondo dello sport in questo modo così profondo e controverso?
Lavoro a stretto contatto con i bambini e i ragazzi e ho notato che non riescono più ad accettare i fallimenti, le sconfitte e i “no”. Non sanno e non sappiamo più perdere, nello sport e nella vita. Da qui nasce quindi l’idea di approfondire e indagare il tema.
Nel tuo libro parli di una “incapacità di perdere” che caratterizza la nostra epoca. Da dove pensi che nasca questa difficoltà e come si riflette nello sport?
Penso che la difficoltà sia nata nel momento in cui abbiamo iniziato a vedere gli insuccessi come qualcosa di inaccettabile e fallimentare, senza comprendere che – invece – fanno parte della vita. Bisognerebbe capire che proprio dalle sconfitte possiamo e dobbiamo crescere e migliorare. I bambini (ma non solo) piuttosto che sentirsi dei falliti preferiscono inconsciamente cercare scuse e dare la colpa agli altri per i loro insuccessi, invece di accettarli, comprenderli e cercare di migliorarsi. Nello sport, dove la competizione è inevitabile, queste dinamiche si accentuano e così nascono i complotti, le scuse, le colpe all’arbitro (anche quando la sua direzione di gara è perfetta), l’odio tra tifoserie e talvolta anche la violenza.
Hai intervistato celebri corridori di ciclismo italiano e lavorato sul campo con una squadra calcistica giovanile: quali esperienze o racconti ti hanno colpito di più?
Sicuramente l’intervista con Danilo Di Luca, grande ciclista italiano, squalificato a vita per doping. Da amante delle due ruote ero prevenuto e deluso nei suoi confronti; invece, mi sono trovato di fronte una persona incredibile, disponibile, gentilissima e a modo. Ho imparato che è fondamentale scindere l’uomo dallo sportivo, sono due cose diverse, anche se ritengo che sia bello quando queste due figure coincidono e gli atleti riescono ad essere esempi positivi.
Secondo te, cosa può fare il mondo sportivo per promuovere maggiormente valori come il rispetto, l’impegno e il sacrificio, oggi spesso oscurati dalla ricerca del successo a ogni costo?
Molto spesso i media cercano i titoloni per fare notizia oppure condannano il secondo come il primo dei perdenti, concentrarsi invece sui valori positivi sarebbe il primo passo. Inoltre, succede che la comunicazione sia scadente e non si fa chiarezza su quelle situazioni dubbie che permettono alle persone di dibattere, discutere e persino litigare (online e nella realtà). Questo perché si preferiscono show e spettacoli, invece che chiarezza e precisione. Quando avviene il bel fatto di rispetto, impegno e sacrificio se ne parla come se fosse la novità, quando – invece – dovrebbe essere la normalità. Diventa quindi fondamentale insegnare i valori positivi ai ragazzi, sia a scuola che al campo da gioco.
Se potessi lasciare un messaggio ai lettori del tuo libro, in particolare a giovani sportivi e allenatori, quale sarebbe?
Agli allenatori dico di lasciar sbagliare i bambini, devono divertirsi, non essere dei robottini telecomandati, ciò rispettando sempre gli avversari e le regole. Ai giovani sportivi di diventare maggiormente autocritici, capire dove e quando hanno sbagliato e come possono migliorarsi. Direi loro che la sconfitta è una parte del percorso per arrivare al successo. Crescere con “zero alibi” e accettare i propri errori senza dare sempre la colpa a qualcun altro è fondamentale per il loro percorso di sport e vita.
Grazie, Stefano, per aver condiviso con noi la tua visione e la tua passione per lo sport. GUAI AI VINTI non è solo un libro sullo sport, ma un invito a riflettere su cosa davvero conti nella vita e nelle competizioni: non solo vincere, ma imparare, crescere e rispettare. Un messaggio prezioso che speriamo possa ispirare tanti lettori a riscoprire i veri valori dello sport. In bocca al lupo per il tuo percorso e per i tuoi progetti futuri!
