Benvenuti sul blog del Gruppo Albatros, dove diamo spazio alle storie e agli autori che con le loro opere ci regalano emozioni e spunti di riflessione. Oggi abbiamo il piacere di dialogare con Paola Prati, autrice di Cercando Elettra, un romanzo che intreccia fantasia e realtà, trasportandoci tra le atmosfere suggestive del lago di Garda e le memorie custodite nella Villa Elettra. Una storia avvolgente, fatta di misteri, legami familiari, e del coraggio di ricominciare. Scopriamo insieme qualcosa di più su Paola e sul suo libro.
Cercando Elettra prende vita tra fantasia e spunti reali. Ci racconta cosa l’ha ispirata a scrivere questa storia e come ha scelto il lago di Garda come sfondo?
Sicuramente, il nome Elettra è stato la prima curiosità, che ha costituito una grossa fonte d’ispirazione. Ho abitato nella casa fino ai cinque anni, dunque la conosco bene nel suo stato attuale, ma avevo il desiderio di risalire alle origini. Allo stesso tempo avevo la percezione che non dovesse essere una semplice ricerca storica. Ho vissuto delle vicende familiari che mi facevano sentire il personaggio di Elettra molto vicino. In questo senso non era solo il nome che m’interessava, ma tutto quello che il nome rappresenta, a livello letterario e anche psicologico. La casa esiste e si trova sul lago di Garda, nella città dove sono nata e vissuta fino alla fine del liceo. Il lago è lo sfondo naturale, e reale, della prima parte della storia.
Il personaggio di Elena Formenti Napoleon vive una profonda trasformazione personale. Quanto di lei c’è in Elena e quanto invece è pura invenzione?
Sicuramente ho in comune con Elena il fatto di essermi trasferita da Milano a Riva del Garda, più o meno negli stessi anni, e di avere vissuto gli anni ’80 e frequentato il mondo della moda. Anche la perdita dei genitori è un’esperienza che mi è familiare, e che mi ha fatto decidere di ritornare al luogo d’origine. Il resto è una mia elaborazione, seppure con degli echi, e delle analogie, che mi legano a questo personaggio, in cui mi sono completamente immedesimata, forte del fatto che conoscevo bene il contesto. Per quanto riguarda la trasformazione personale, va da sé che una scelta del genere – il trasferimento da una grande città ad una cittadina di provincia – che comporta un cambio di vita, il più delle volte comporti anche un’intima trasformazione.
La corrispondenza tra Elena e Markus è centrale nel romanzo. Cosa rappresentano per lei le lettere e la scrittura come mezzo di connessione tra passato e presente?
La domanda contiene già la risposta: in questa storia le lettere sono il mezzo di connessione tra presente e passato, ovvero sono state fondamentali per l’impianto letterario. A me personalmente piace molto scrivere delle lettere, anche se mi capita raramente. È una pratica ormai obsoleta, ma proprio per questo credo che non dovrebbe andare persa.
Villa Elettra è quasi un personaggio a sé nel libro, con una storia e un’anima proprie. Come ha costruito questa ambientazione così viva e coinvolgente?
Villa Elettra è un luogo reale, che ha una storia ed un’anima proprie, proprio come ha detto lei. In questo senso io ho solo sviluppato, approfondito e ricostruito. Oltretutto mi sono avvalsa di foto e lettere d’epoca, materiale inviato negli anni ’80 alla mia famiglia da Edda Bauer, figlia della donna che compare nella foto di copertina del libro.
Qual è il messaggio che spera di trasmettere ai lettori con Cercando Elettra e cosa desidera rimanga impresso nella loro memoria?
Credo che i messaggi possano essere molteplici, quanti sono i personaggi e le diverse situazioni che si presentano nella storia. Dovendo sintetizzare, posso dire che quelli che mi stanno più a cuore sono il concetto della rinascita, la capacità di accogliere il cambiamento come nuova possibilità, al di là di tutti i confini, non solo quelli del territorio, e la connessione con i propri antenati, più o meno prossimi, attraverso la comprensione della loro vita e delle loro vicende personali. Non scegliamo noi dove nascere e dunque la cosa migliore che possiamo fare è cercare di dare un senso. Questa consapevolezza ci consente di superare delle dinamiche altrimenti ripetitive all’interno del nucleo familiare e di acquisire una nuova libertà. Cosa vorrei che rimanesse impresso nei lettori? Sono sempre loro che scelgono cosa trattenere di uno scritto, e di solito è proprio quello di cui hanno più bisogno in quel momento. Tuttavia, mi piacerebbe che si affezionassero a questo o quel personaggio, perché vorrebbe dire che sono stata abbastanza credibile nella loro descrizione e nell’ambientazione. E poi che fossero stimolati, a loro volta, ad approfondire la storia dei luoghi dove hanno abitato. Ho sempre pensato che i luoghi si portino impressa una memoria e che, se sappiamo ascoltare, possa arrivare fino a noi.
Grazie, Paola, per averci aperto una finestra sul mondo di Cercando Elettra e per aver condiviso con noi il suo percorso di scrittura. Invitiamo tutti i nostri lettori a immergersi in questa storia che, con il suo intreccio tra passato e presente, saprà catturare il cuore e la mente. Continuate a seguirci sul blog del Gruppo Albatros per scoprire altri autori e storie straordinarie. Buona lettura!
