Nel vasto panorama della letteratura contemporanea, ci sono opere che colpiscono per la loro capacità di scavare nell’animo umano e portare alla luce le ombre più profonde. Andrea Ferrini, con il suo libro Odisseo, ci conduce in un viaggio oscuro e disturbante, raccontando la storia di un protagonista complesso, diviso tra il male di vivere e una violenza che esplode in un crescendo inarrestabile. Con una scrittura intensa e penetrante, Ferrini esplora i confini del dolore, del desiderio e del furore umano, offrendo al lettore uno specchio crudele ma affascinante della nostra natura più oscura. Oggi abbiamo l’onore di approfondire questa opera unica attraverso le parole dell’autore stesso.
Odisseo è un personaggio complesso, un “frutto acerbo di una pianta malata”. Qual è stata la scintilla che ha dato vita alla sua storia?
Avevo bisogno di un personaggio che mi permettesse di parlare di una particolare forma di disagio mentale quale la bipolarità, con tendenze schizofreniche, per far capire quali possono essere gli effetti di una tale condizione quando non è nascosta e confinata. Se non ha mura a contenerla o persone -magari familiari- che immolano la loro vita in tale insostenibile lavoro, gli effetti della malattia possono essere devastanti anche per gli altri. Senza dimenticare che la fase espansiva del rush bipolare può portare anche a vette di ingegnosità inarrivabili. Se si elencano, storicamente, i bipolari celebri si vedrà che il mondo non avrebbe avuto lo sviluppo scientifico, artistico e culturale che ha avuto senza il loro essenziale contributo. Da ultimo, poi, mi premeva descrivere il buio senza speranza della fase depressiva che è un tormento profondo, spesso senza via di uscita. Poi Odisseo se n’è andato per conto suo…
Nel libro esplori temi come la malvagità e l’oscurità interiore. Quanto c’è di universale in Odisseo e quanto invece appartiene a una specifica condizione personale o sociale?
Io credo che non ci sia niente di personale o sociale nelle manifestazioni interiori ed esteriori di Odisseo, sono solo il frutto di quello che lui è, intima umanità senza ipocrisia né logica. Semmai, a contrario, vedo l’universalità dell’essere umano che manca del coraggio di confrontarsi con se stesso, con la sua intima essenza perché, probabilmente, ha paura di vedere cosa troverebbe se davvero aprisse gli occhi. Malvagità e oscurità sfuggono ai lacci del “super io”, e non credo che educazione, socializzazione e i vari controlli che la società può metter in atto possano molto contro l’istinto animale che è dentro ciascuno di noi.
La tua scrittura si distingue per la capacità di immergere il lettore in una dimensione cruda e realistica. Come hai affrontato la sfida di bilanciare la violenza narrativa con la profondità emotiva?
È stato semplice perché ho sempre sentito fossero le due facce della stessa medaglia. Per me descrivere la realtà, la sua crudezza, è anche descriverne la sua violenza quasi “banale” – e qui mutuo Hannah Arendt- dove “banale” è la misura della sua tragicità, perché è possibile che tutti vi accedano senza avere alcuna patente di cattiveria socialmente intesa. E, d’altro canto, la profondità emotiva del personaggio non è altro che l’altra componente del suo essere, la base più profonda della sua persona. Esternazione violenta e introspezione emotiva sono la stessa cosa, l’impasto del suo essere persona istintivamente viva.
La frase “l’impatto di te sugli altri può essere devastante” è emblematica dell’opera. Cosa speri che il lettore porti con sé, dopo essersi confrontato con questa visione?
Spero che riesca a superare l’aspetto puramente violento di certe descrizioni e ad immedesimarsi nello sviluppo psicologico dei personaggi, tutti. Spero che possa capire che nessuno è immune dal rischio di poter diventare devastante per gli altri anche senza dover essere Odisseo. Spero che esca dalla lettura facendosi qualche domanda su se stesso, senza ipocrisie.
Odisseo rappresenta un viaggio nell’abisso, ma c’è anche uno spiraglio di luce, una possibilità di riscatto?
Per me sì. Anche lui è capace di un atto d’amore vero verso una donna che lo ama senza chiedere nulla, fino al punto di abbrutirsi per lui. Ma anche lei è stata nel buio e non vuole essere lui a farcela tornare. Così lui trova il suo modo per non nuocerle. Forse qui sta il suo riscatto o forse è solo un ulteriore frutto della sua perfidia.
Ringraziamo Andrea Ferrini per aver condiviso con noi i dettagli del suo viaggio creativo e le profonde riflessioni che hanno dato vita a Odisseo. Un libro che non lascia indifferenti, capace di scuotere e far riflettere su temi universali e personali. Invitiamo i nostri lettori a lasciarsi travolgere da questa storia potente, affrontando le paure e le ombre che talvolta abitano il nostro stesso animo. Grazie ancora, Andrea, per questa preziosa occasione di dialogo.
