Nel vasto panorama della poesia contemporanea, la silloge di Riccardo Rosati, Un cappio divenuto sciarpa, si distingue come un’opera capace di toccare corde profonde dell’animo umano. Attraverso una scrittura intensa e suggestiva, Rosati ci conduce in un viaggio che esplora le sfumature più intime dell’esistenza, tracciando un dialogo universale tra dolore e speranza, nostalgia e rinascita. Le sue poesie diventano uno specchio attraverso cui il lettore può riflettere sulle proprie esperienze, scoprendo una nuova consapevolezza e un’inaspettata bellezza nell’introspezione. È con grande piacere che oggi diamo voce all’autore per approfondire il suo percorso creativo e il significato di questa straordinaria raccolta.
Da dove nasce l’ispirazione per il titolo Un cappio divenuto sciarpa e quale messaggio desidera trasmettere attraverso questa immagine?
Nasce con l’idea di utilizzare per il libro uno dei titoli delle poesie, scelta abbastanza frequente tra i poeti e mi piaceva l’idea di adeguarmi a questa “usanza”. Con mia moglie (musa ispiratrice e, fino ad oggi, spesso anche unica lettrice) abbiamo ragionato a lungo su quale titolo scegliere e alla fine ci siamo trovati nel riconoscere che “Un cappio divenuto sciarpa” fosse il più rappresentativo della raccolta e che meglio potesse riassumere e anticipare il percorso che racconta il libro. Il messaggio può sembrare molto forte, ma racchiude un profondo significato di speranza: ciò che a volte può soffocarci, toglierci il respiro, può anche diventare un sentimento di rinascita e di riconoscere sé stessi, al punto da procurare conforto, calore e senso di protezione.
I temi del dolore e della rinascita sembrano essere centrali nella sua raccolta: in che modo la poesia può aiutare a trasformare momenti di difficoltà in occasioni di crescita?
Assolutamente: saper accettare e superare un dolore o un momento negativo ritengo sia il primo passo per quel processo di trasformazione che porta a migliorarsi, ad accrescere la propria esperienza e far maturare la propria consapevolezza. La poesia in questo è stata per me uno strumento fondamentale, una vera forma di terapia, che mi ha permesso di esternare e metabolizzare il mio vissuto fin dall’età adolescenziale. Oggi, soprattutto grazie alla mia psicologa (vedasi il commento della Dottoressa Ilaria Zeppi nelle prefazioni), riconosco che quel processo mi porta a creare qualcosa che, a mio modesto parere, si possa definire “poesia” nei termini di “segreto” e di “luce” che intendeva il Professor Ungaretti in alcune delle sue interviste. Quindi sicuramente questo è un processo “resiliente” che porta a produrre, a trasformare, qualcosa di negativo in un personale miglioramento.
Qual è il ruolo della memoria e del vissuto personale nella costruzione dei suoi versi?
Chiaramente il libro è autobiografico. In questa silloge c’è molto più di quanto io abbia mai personalmente raccontato ad amici o conoscenti, ma la poesia a volte può essere anche invenzione o pura empatia. “Canta il tuo motore” è ad esempio una poesia chiaramente ispirata alla passione per le due ruote che mi accompagna da sempre, ma curiosamente è stata scritta quando non avevo ancora l’età per guidare una moto né avevo mai vissuto quella esperienza, quindi è pura immaginazione. La maturità acquisita oggi mi porta ovviamente ad avere una visione meno “coinvolta” di alcuni sentimenti, per cui nascono poesie più riflessive e consapevoli come appunto “Un cappio divenuto sciarpa”, fatte di pensieri più adeguati ad un’età adulta, che tende a “tirare le somme” di un vissuto senza mai rinnegarlo. La memoria torna poi con alcune delle dediche specifiche, rivolte a persone di cui purtroppo ho dovuto accettarne il lutto, ma che posso rivivere e ricordare rileggendo quelle poesie.
C’è un componimento nella silloge a cui è particolarmente legato? Ci racconta il motivo di questa preferenza?
“Sentimento di morte”: per quanto possa essere una poesia dura, crudele, anche violenta, è quella a cui sono più legato. Il motivo è che ritengo sia la mia prima “vera” poesia. È un componimento che non solo ha una sua sonorità, una scelta delle parole non banale, per quanto scritte di getto, ma che soprattutto coinvolge, cattura, trasmette un sentimento. Un’esigenza viscerale di descrivere un qualcosa di forte, potente, disturbante oserei dire, ma pur sempre insito nel mio animo. L’averlo esternato mi ha permesso in quel momento di accettarlo e, negli anni, di trasformarlo in desiderio di gioia, amore o felicità, di non arrendersi alla vita, ma di viverla.
Come vede il panorama attuale della poesia? Ritiene che abbia ancora la forza di parlare alle nuove generazioni?
Nel mio piccolo, sto cercando di aprirmi a questo mondo, leggendo autori contemporanei di successo e alcuni più classici. Sembrerà strano, ma ho vissuto la poesia da lettore solo nei banchi di scuola, mentre studi universitari e lavoro mi avevano poi allontanato molto da questo mondo, che invece oggi sto cercando e ritrovando. Nel panorama attuale vedo una grandissima proposta: oltre agli autori affermati, come Stefano Dal Bianco, scopro quasi ogni giorno persone vicine che scrivono poesie. Magari a volte i componimenti rimangono intimi, in altri casi sono invece già state resi noti al pubblico, in alcuni addirittura mi onoro di essere di ispirazione per alcune persone che decidono di aprirsi e divulgare i loro versi. La soddisfazione più grande è comunque sentirsi dire “mi sono ritrovato in quello che hai scritto”. Questo davvero ripaga moltissimo. Se la poesia abbia ancora la capacità di parlare alle nuove generazioni mi è difficile dirlo: oggi il mondo è digitale, la poesia fatica a trovare spazio anche nelle stesse librerie, ma forse, come alcuni poeti hanno dimostrato, trova un potente alleato nei social media. A mio avviso, non dare visibilità e importanza alla poesia è una grossa perdita perché, come nel mio caso, può aiutare a guardarsi dentro, a scrutare nel proprio io più vero e sincero. Ecco in questo penso che la poesia potrebbe parlare alle nuove generazioni, nel dare uno strumento in un mondo in cui l’apparenza, l’aspetto esteriore e l’opinione altrui contano molto più del conoscere sé stessi, che invece dovrebbero essere lo scopo primario di ciascuno di noi.
La poesia di Riccardo Rosati è un invito a rallentare, a guardare dentro di noi e a trovare significati nascosti anche nei momenti più complessi della vita. Ringraziamo l’autore per aver condiviso con noi le sue riflessioni e per averci offerto, attraverso la sua silloge, un’opportunità di introspezione e crescita. Non ci resta che augurare a tutti i lettori di lasciarsi avvolgere da Un cappio divenuto sciarpa e di scoprire, nei suoi versi, nuove prospettive sull’animo umano.
