Oggi sul blog del Gruppo Albatros abbiamo il piacere di incontrare Andrea Trucco, autore del romanzo “Ibridantidi”, un’opera affascinante che mescola fantascienza e introspezione per esplorare temi profondamente attuali come l’identità, il cambiamento e il rapporto dell’essere umano con la Natura. La storia di Francesco, il protagonista, accompagna i lettori in un’avventura che diventa metafora della ricerca di sé, della lotta interiore per definire chi siamo e chi vogliamo essere. Con uno stile ricco di mistero e colpi di scena, Andrea ci trasporta in un viaggio che mette in discussione non solo il passato del protagonista, ma anche il destino dell’intera umanità. Scopriamo di più su questa storia e sul suo creatore.
Cosa ti ha ispirato a scrivere Ibridantidi e a sviluppare il personaggio di Francesco con tutte le sue complessità e ambiguità?
Quando ho iniziato a immaginare la storia di Francesco ero alla fine del liceo; in quel periodo, come è normale che sia, avevo aspettative, speranze, dubbi e incertezze sul futuro e su come sarei riuscito ad affrontarlo. Sapevo però che la presa di coscienza più urgente da fare sarebbe stata definire chi volevo essere perché da questa sarebbero poi derivate tutte le scelte successive, gli obiettivi a cui puntare e anche il modo di gestire i fallimenti sul percorso. Nel pensare il personaggio di Francesco ho voluto portare all’estremo questa assenza di consapevolezza sull’identità: lui non sa chi è, non sa cosa è, non sa da dove arriva e non sa neanche dove vuole andare. In questa ricerca di una propria definizione Francesco diventa quindi emblema dell’adolescenza in senso lato. Altro aspetto essenziale della personalità del protagonista è il sentirsi diverso. Credo che questo sia un altro elemento comune nelle fasi di sviluppo… dopotutto in chi ci si può riconoscere se non si sa neanche chi si sia? Penso sia capitato a tutti di trovarsi stretti di fronte ad un’etichetta! La complessità di ogni individuo lo rende unico, ed in quanto unico lo rende diverso. Apprendere che essere diversi non significhi essere soli sarà una delle lezioni che Francesco dovrà apprendere. Infine, vorrei ancora aggiungere che gli Ibridantidi, differenziandosi dagli altri Umani, diventano anche allegoria di ogni minoranza o divergenza che si discosti dalla norma, permettendomi in questo modo di parlare di tematiche quali integrazione, rispetto e orgoglio.
Nel tuo libro affronti il tema della trasformazione personale. Come vedi questo tema in relazione alla società odierna?
Crescita significa trasformazione; chi smette di trasformarsi, di adattarsi, smette di crescere… e chi smette di crescere muore. La società è, inevitabilmente, in continua evoluzione. Basta guardare come abbiamo iniziato a catalogare e differenziare, più o meno scherzosamente, le diverse generazioni (Boomers, X, Millenials, Z, Alpha, …) per renderci conto di un progresso in divenire; tuttavia, penso vi sia un considerevole rischio in questo modo di cadere in stereotipi che limitino la libertà di espressione. Una società troppo ingerente può tramite una sorta di effetto Pigmalione, ossia una profezia che si autorealizza, modellare le persone che la compongono. Il pericolo è di non far emergere il vero potenziale degli individui, ma di valorizzare solo quegli aspetti ritenuti interessanti dalla società stessa con un definitivo impoverimento complessivo. Il mondo in cui viviamo è sempre più connesso, eppure le relazioni interpersonali sono diventate spesso più povere; da questi elementi deriva una sempre maggiore esigenza di attenzioni… ne sono esempi la spasmodica ricerca di like o di followers, di cui tutti siamo vittime in qualche misura. Tramite questi meccanismi diventiamo sempre più influenzabili dalla società che premierà maggiormente i prodotti di massa, limitando invece quelli di nicchia che riceveranno meno apprezzamenti. L’emancipazione da queste dinamiche è essenziale per una vera crescita personale che non porti all’omologazione ma alla massima espressione dell’individuo. Altri due punti che ritengo fondamentali per la maturazione individuale sono il sostegno psicologico e la spiritualità. Per sostegno psicologico intendo sia il supporto garantito da relazioni sane su vari livelli (amicizia, amore, famiglia, scuola, lavoro) sia, quando necessario, quello fornito da parte di specialisti; trovo che la società odierna abbia una maggiore attenzione riguardo a questo aspetto rispetto al passato e, sebbene non ancora capillare quanto dovrebbe, fortunatamente la richiesta di aiuto psicologico è sempre più diffusa e accettata. Sovente deficitaria invece la società rispetto al tema della spiritualità, non intesa esclusivamente come religiosità (quest’ultima ne rappresenta solo una possibile forma di espressione), ma più in generale come l’interesse verso ciò che non appartiene al mondo fisico. “L’essenziale è invisibile agli occhi” scriveva Saint-Exupéry ne “Il Piccolo Principe” eppure la società odierna, pragmatica e iperrealista, sembra voler quasi negare o persino deridere il bisogno di porsi interrogativi su quanto non possa essere misurato o dimostrato.
La storia tocca temi come il rapporto tra uomo e Natura. Qual è, secondo te, il messaggio più importante che il romanzo vuole trasmettere su questo argomento?
Grazie alla sua particolare capacità di osservazione ed interpretazione del mondo l’uomo ha da sempre la tentazione di sentirsi separato dalla Natura, ma questa non è che una mera illusione. Immerso in un contesto cittadino sempre più artificiale e artificioso quasi si dimentica della reale potenza della Natura, apparentemente addomesticata e ingabbiata in ambienti protetti, per poi purtroppo riscoprirla soprattutto quando si manifesta in tutta la sua maestosità e brutalità come nei cataclismi o nelle malattie. In una visione assolutamente antropocentrica, infatti, l’uomo si è appropriato delle principali virtù lasciando le bruttezze alla Natura: per questo riteniamo un complimento essere definiti “umani” e un’offesa essere “bestiali”. Con la storia degli Ibridantidi mi piacerebbe trasmettere l’idea di una profonda relazione e di un accurato equilibrio esistente in Natura tra tutti gli esseri viventi, uomo compreso. L’uomo dovrebbe cercare di togliere i filtri che ha nei propri occhi imparando di ammirare la Natura senza giudizi e con rispetto. Le incredibili abilità che l’uomo ha sviluppato non dovrebbero rappresentare un ostacolo nel suo rapporto con la Natura, ma piuttosto significare una maggiore responsabilità nei suoi confronti.
Hai scelto la fantascienza per raccontare una storia che parla di ricerca d’identità e battaglie interiori. Cosa ti ha portato a utilizzare questo genere?
Ammetto che la scelta del genere fantascientifico mi è risultata piuttosto naturale per una passione personale. Trovo che la fantascienza, come il fantasy, sia particolarmente idoneo nel conferire un tono epico alla narrazione: e cosa c’è di più eroico che affrontare le proprie battaglie interiori? L’elemento fantastico permette di poter astrarre maggiormente le tematiche che volevo affrontare; trasforma il testo in un racconto allegorico consentendo potenzialmente ad ogni lettore di riconoscersi nelle dinamiche descritte. Infine, ambientare il racconto in una realtà alternativa, sebbene simile sotto molti aspetti, dà l’opportunità di parlare di questioni serie e delicate senza risultare eccessivamente pesante grazie al distacco che chi legge può recuperare in qualsiasi momento.
Guardando al futuro, hai in mente altri progetti di scrittura o temi che vorresti esplorare nei tuoi prossimi lavori?
Sinceramente al momento mi piacerebbe esplorare ancora un po’ il mondo degli Ibridantidi perché credo possano offrire diversi spunti di riflessione. In particolare, le sottotrame di alcuni personaggi non sono ancora state svelate o sono state appena accennate e meriterebbero maggiore spazio. Alcune tematiche già affrontate potranno ritornare magari cambiando la prospettiva da cui vengono osservate, mentre altre saranno del tutto nuove. Ad esempio, in considerazione degli eventi di cronaca a cui stiamo tristemente assistendo, vorrei espandere la narrazione degli Ibridantidi in un’ottica più globale, andando a trattare delle divisioni che gli uomini hanno creato anche tra loro stessi.
Grazie, Andrea, per averci accompagnato in questo viaggio dentro “Ibridantidi” e per aver condiviso con noi i pensieri e le riflessioni che hanno ispirato il tuo lavoro. La tua storia ci ricorda quanto sia complesso, ma anche affascinante, esplorare i confini dell’identità e del cambiamento. Invitiamo tutti i nostri lettori a immergersi in questa avventura coinvolgente e a riflettere sul significato della propria esistenza, tra scelte quotidiane e grandi aspirazioni.
