Cari lettori del blog del Gruppo Albatros, oggi abbiamo il piacere di ospitare un autore che ha saputo dare voce alle sue emozioni più profonde attraverso la poesia. Gabriele Belli ci presenta il suo libro “Nel buio dei miei occhi”, una raccolta che esplora la complessità dell’esistenza e il mistero del divino, offrendo un viaggio intimista e toccante. In questo dialogo, scopriremo i retroscena della sua ispirazione, le tematiche affrontate nelle sue opere e il significato di alcuni passaggi chiave del suo libro. Prepariamoci a immergerci nel mondo poetico di Gabriele Belli.
Gabriele, nel tuo libro “Nel buio dei miei occhi” parli di un Dio creatore e operatore, ma affermi anche che ogni cosa ti rimane inconcepibile. Puoi spiegare cosa intendi con questa affermazione e come si riflette nella tua poesia?
Eh, niente, da quel che mi risulta Dio non ha né principio né termine e oltretutto penso che non abbia a cuore il destino dell’uomo. Dio è proprio fatto alla sua maniera. Vivo in un mondo di cui forse è meglio non farsi un’idea, soprattutto guardando da un punto di vista complessivo. E non riesco nemmeno a farmi un’idea della mentalità di Dio. Pulci, zecche, cimici, zanzare, mosche, e chi più ne ha più ne metta, servono a completare la sua opera incomprensibile? Comunque io cerco di non far riflettere il mio pensiero a riguardo sulla mia, chiamiamola, poesia, o come dir si voglia.
C’è una poesia in questo libro che la rappresenta maggiormente? Perché?
Sì, ma non è una poesia. È solo un pensiero. “E Dio concepì distese di un assolato nulla per muovere i suoi sconfinati passi”. Perché penso che il nulla possa riempire l’infinito, ma ciò che appare deve separarsi dal nulla per poter apparire. “Cui prodest?” A chi giova tutto ciò? A chi non è vittima di sé stesso, a chi crede a ciò che gli fa comodo, a chi distoglie lo sguardo, a chi riesce a difendersi da surrealismo?! Praticamente anche a me in questo momento. Devo essere razionale, devo volare basso e schivare il sasso. Applausi, applausi, applausi per Fibra. Ormai penso perfino che ai pianeti in orbita ci girino le palle, e che non sia mai troppo presto per prendere il volo tra quelle orbite.
Descrivi il desiderio di lasciarti la tua vecchia città alle spalle e partire verso Yengisar. Che cosa rappresenta questa città immaginaria per te e come viene utilizzata nella tua poesia?
Da quel che so io, Yengisar esiste veramente. È una città del nord-ovest della Cina, vicino al monte Kungur, da dove si può ammirare il più alto dislivello al mondo. È famosa per la coltelleria e ci si può arrivare in ferrovia. Se esistesse veramente sto posto, vorrei se non viverci, almeno visitarlo.
Nel tuo libro parli di un amico immaginario che ti tiene compagnia nel tuo viaggio. Che ruolo ha questo personaggio nel contesto delle tue poesie e cosa rappresenta per te personalmente?
Ma, secondo voi, io a 51 anni, dopo una vita passata nel controspionaggio spirituale, credo ancora agli amici immaginari, all’immortalità dell’anima, che io sono un prescelto, destinato ad essere mutato in uno spirito immortale per vivere nella dimensione parallela partecipe dell’amore di Dio? Io credo che ciò che mi fa vivere sia uno spirito impersonale e che alla morte questo spirito venga disperso non so dove. Per spiegarmi meglio, come fa un frullatore a frullare senza energia elettrica? Ho certi grilli che mi frullano per la testa ma è meglio che non vi parli di cose a cui è meglio non fare caso. In realtà avevo un amico immaginario, verso i 5/6 anni, ma si chiamava Warsen.
La tua dedica a Gianorazio Beccaparte sembra molto sentita e personale. Puoi raccontarci di più su questa figura e su come ha influenzato la tua vita e la tua poesia?
Gianorazio Beccaparte l’ho inventato nel 2012, perché ho ritagliato dall’enciclopedia Motta la foto di un dipinto del ‘500 raffigurante un sarto che con le forbici tagliava la stoffa. Siccome mi piaceva, l’ho attaccato in camera e sopra ho scritto “Gianorazio Beccaparte, 1512”. Se son di buon umore mi piace scherzare quindi ho scherzato con voi su di lui.
Gabriele, ti ringraziamo per aver condiviso con noi il tuo mondo poetico e per averci offerto uno sguardo più profondo sulle tematiche e le ispirazioni che animano “Nel buio dei miei occhi”. È stato un piacere esplorare insieme a te il mistero della vita e della creatività. Invitiamo tutti i nostri lettori a scoprire questa raccolta di poesie, che sicuramente saprà toccare le corde più intime del cuore. Grazie ancora per essere stato con noi e auguriamo a te e al tuo libro il massimo successo.
