GRUPPO ALBATROS IL FILO PRESENTA: Lud e Angela. Le indagini dell’ingegnere-detective Vito Cianciotta – Riccardo Giorgi

Benvenuti cari lettori del blog del Gruppo Albatros! Oggi abbiamo il piacere di ospitare Riccardo Giorgi, autore del libro “Lud e Angela. Le indagini dell’ingegnere-detective Vito Cianciotta”. Un romanzo avvincente e pieno di misteri, che intreccia passato e presente, luci e ombre. Il protagonista, Vito Cianciotta, è un ingegnere-detective dalla curiosità innata, che grazie all’aiuto di fidati e preziosi amici riesce a scoperchiare il vaso di Pandora e far emergere segreti inconfessabili risalenti all’occupazione tedesca durante la Seconda guerra mondiale. Questi segreti, ancora oggi, continuano ad avere effetti nefasti. A rendere il tutto ancora più intrigante, vi è una suggestione mistica che accompagna le indagini del nostro protagonista nella sua incessante ricerca della verità. E ora, senza ulteriori indugi, diamo il benvenuto a Riccardo Giorgi.

Cosa ti ha ispirato a creare il personaggio di Vito Cianciotta, e come si è sviluppato nel corso della stesura del libro?

Il personaggio di Vito Cianciotta viene un po’ da lontano! Nel mio primo libro (LUD e ANGELA è il terzo da me scritto e pubblicato ed è il secondo pubblicato con la casa Editrice Albatros IL FILO) il suo nome viene citato solo una volta. La mia esperienza di scrittore nasce per caso; all’inizio non vi era nulla di preordinato né tantomeno avevo in animo la reiterazione di tale esperienza né la creazione di un personaggio che fosse il protagonista di tutte le mie opere. Con la seconda opera invece la sua figura viene fuori in maniera chiara e distinta ma senza irruenza consentendo al lettore di seguire le indagini da lui condotte e non lasciarsi coinvolgere dal personaggio in sé. Pur facendo riferimento a vicende che hanno segnato la vita di Vito Cianciotta, in alcuni passaggi dei miei libri, dell’investigatore-ingegnere non si ha contezza delle sue fattezze. È una figura quasi eterea senza una connotazione fisica ben definita, però ha un’anima, manifesta sentimenti, emozioni e concezioni della vita molto profondi legati a valori saldi della sua esistenza. In questo romanzo poi la sua figura assume una connotazione un po’ più fragile in quanto viene a trovarsi di fronte a temi che vanno al di là della conoscenza e del sapere umano; nello stesso tempo mostra la sua grinta di uomo che viene da umili origini e che conosce le sofferenze della vita che lo hanno sempre accompagnato in ogni sua esperienza. Quella sofferenza che non lo abbandona mai. In questa nuova indagine le prove a cui è sottoposto sono ben maggiori e dure da superare rispetto alle precedenti.

Il tuo romanzo intreccia eventi storici con la narrativa contemporanea. Come sei riuscito a bilanciare questi due elementi per mantenere alta la tensione e l’interesse del lettore?

Il romanzo è ambientato nel mio paese di origine, Bitetto, e nello specifico fisso la base operativa di Vito Cianciotta proprio nel centro storico di questa cittadina a pochi chilometri da Bari. Essa ha una storia, lunga più di un millennio, con evidenze del passato sul territorio ancora riconoscibili ad un occhio attento soprattutto quando si percorrono le sue antiche e strette stradine lastricate in pietra calcarea. Spesso i racconti su ciò che riguarda il passato si fondono con la credenza popolare e con la fantasia ed è ciò che ho fatto nel raccontare la storia di questi due innamorati perseguitati dall’uomo riportandoli ad un passato non molto remoto in cui si trovano coinvolti i loro nonni. Ho cercato di accompagnare il lettore in quello che ritengo sia una delle aspettative di molti: scoprire qualcosa di cui se ne è perduto il ricordo e non ha importanza se questo abbia un valore venale o meno. Il percepire la sensazione che ti trovi sulla strada giusta e magari subito dopo ti rendi conto che hai fatto un buco nell’acqua, trovandoti a mani vuote, e devi ricominciare a cercare dà irrequietezza ma nello stesso tempo ti fa crescere la curiosità e la voglia di continuare. Mantenere alta la barriera che ti impedisce di vedere il traguardo finale portandoti a capirci qualcosa solo alla fine è ciò che ho sempre desiderato sentire nella mia vita quotidiana ed è ciò che ho voluto traferire al lettore. Quando, dopo un po’ di tempo, mi ritrovo a rileggere le mie opere mi capita sovente di immaginare ciò che sta accadendo e magari lasciarmi trasportare nell’esporre alcuni concetti anticipando così di poco alcuni passaggi e battute che subito dopo ritrovo puntualmente scritte. Questo per me significa che quanto ho scritto continua a stimolare la fantasia, coinvolgendomi emotivamente, e spero che questo sia l’effetto che ottengo sui miei lettori. Anzi posso affermare senza presunzione che è uno dei feedback che ricevo con maggiore frequenza da chi ha già letto l’opera e con cui a volte ho il piacere di confrontarmi. Espressioni come scorre con facilità; non vorresti mai smettere di leggerlo; non vedo l’ora di arrivare alla fine per capire cosa accade o ancora la lettura del libro mi ha tenuto con il fiato sospeso sino all’ultima pagina sono quelle che ricorrentemente mi sento dire. Sono convinto che siano affermazioni sincere e non frutto di mera piaggeria. Frequentemente alcuni mi hanno confidato che durante la lettura si sono come sentiti presi per mano e pian piano condotti verso la comprensione di ogni perché il che avviene solo alle battute finali.

La suggestione mistica che accompagna le indagini di Vito Cianciotta è un elemento molto affascinante del libro. Puoi raccontarci di più su come hai integrato questo aspetto nella trama?

Sono sempre stato affascinato dai racconti del passato in cui si parlava di streghe, fantasmi, magie, sortilegi. Racconti tramandati dai più anziani, senz’altro più navigati e più scaltri di giovani ragazzotti che ascoltavano a bocca aperta e con i pugni stretti per la paura come lo sono stato anch’io ai miei tempi. Ho inserito nel mio romanzo un personaggio, Nunziatina, realmente esistito che ho conosciuto molto bene in quanto amica di famiglia e che ha sortito proprio questo effetto in me, allora ragazzo con l’ingenuità tipica di quell’età. Devo a lei alcuni aspetti raccontati nel mio romanzo quali “la processione delle anime dannate” ed altro ancora. Sono temi verso cui si nutre tanto scettiscismo e tanta negazione né io so dire se e quanto essi siano veri o meno. Proprio questo però è stato il senso che ho voluto riportare nel romanzo. Un senso di mistero a cui non esiste risposta: ci credi o non ci credi. Ho voluto portare il lettore a chiedersi quanto ci possa essere di vero nell’esperienza vissuta da Vito Cianciotta e quanto sia frutto di semplice fantasia. Quanti possono negare di essersi chiesti se questi “avvenimenti” possano accadere o siano accaduti realmente e quanto sia invece frutto di fervida fantasia? Ed ancora, quanti di noi dopo aver sognato si ritrovano a cercare a tutti i costi un riscontro con la vita reale e non trovarlo. A volte, a qualcuno ciò accade e ad altri no! Sarà un caso, una mera coincidenza o evento riservato a predestinati?  Chi potrà mai dirlo!

I segreti che Vito scopre risalgono all’occupazione tedesca durante la Seconda guerra mondiale. Quanto è stato importante per te la ricerca storica per rendere questi dettagli accurati e realistici?

I riferimenti storici sull’occupazione tedesca rinvengono senz’altro da ricerca accurata svolta sull’argomento attingendo soprattutto dalla conoscenza diretta di quei cittadini bitettesi che hanno vissuto la Seconda guerra mondiale trovandosi a contatto con le milizie tedesche. Nel romanzo faccio riferimento ad un evento realmente accaduto nel mio paese i cui abitanti si opposero all’occupazione tedesca con gravi perdite umane ma con la soddisfazione di veder andar via gli usurpatori. Ho volutamente inserito questo avvenimento nel mio racconto per un senso di orgoglio cittadino e voglia di far conoscere, nel mio piccolo, quanto valore ci sia stata in questa azione. D’altronde i tedeschi sono stati artefici di tante angherie e brutalità, in quel contesto, e quindi anche autori, nel mio romanzo, di quanto accaduto alla nonna di Angela. Come in tutte le vicende non mi piace generalizzare tanto è vero che costei riesce a sfuggire alle grinfie ed alla ferocia di alcuni tedeschi proprio grazie ad un soldato, anche lui, tedesco. Uno di quelli, come tanti altri, che ha subito la guerra non volendola e non credendo ad essa come la soluzione a controversie di sorta. Soprattutto uomini che non condividevano anzi rifiutavano certe azioni che poi con la guerra comunque non c’entravano proprio nulla mentre traevano origine dalla cattiveria insita in alcuni individui.

Senza svelare troppo, quale messaggio speri che i lettori traggano dalla lettura di “Lud e Angela”?

Voglio confessarti un mio pensiero. Sin dall’inizio della mia attività di scrittore il mio intento era semplicemente quello di rappresentare una storia con delle sfaccettature che andavano nella direzione del giallo, del poliziesco o del thriller. Di fatto però nella piacevole fase di stesura ed organizzazione di ogni romanzo mi è venuto spontaneo, direi quasi scontato, inserire alcuni pensieri e considerazioni su temi ed argomenti sociali del sentire comune ed ovviamente insiti nel mio modo di concepire questi aspetti della vita. Li ho fatti quindi diventare propri del protagonista, Vito Cianciotta, facendoli emergere nella narrazione con l’intento di dare una connotazione specifica al personaggio volendolo e vedendolo sensibile ed attento all’altro più che a se stesso. Questo mio modo di narrare le cose, inconsapevolmente, ha portato il lettore a meditare su tali temi e non nascondo che ciò è diventano motivo di raffronto dialettico nelle varie presentazioni dei miei romanzi. Spesso la trama lascia spazio all’analisi ed alle valutazioni soggettive su tali argomenti così come percepiti da ogni lettore. È capitato, per esempio, che alcuni lettori abbiano visto o inteso dare un senso, una interpretazione propria a quanto da me scritto. L’aspetto curioso è che, nel momento in cui l’ho scritto, non era proprio quella la chiave di lettura che avevo voluto dare. Ancora più singolare è il fatto che questo diverso modo di intendere non è risultato affatto fuori luogo o privo di senso o logica ma una visone diversa e personale del singolo individuo. Ciò mi ha portato a riflettere quanto sia reale e veritiero il detto secondo cui quando fai leggere un tuo scritto ad un’altra persona esso non è più solo tuo; figuriamoci cosa accade quando viene letto da diverse persone con una propria sensibilità e capacità di intendere le cose. Bene io non sento più mia l’opera che ho scritto quando ho la riprova che qualcuno trovi in essa qualcosa di diverso e di nuovo e che ciò sia frutto delle sensazioni che provengono dal proprio intimo. Nel caso specifico di LUD e Angela posso dire che viene trattato il valore della condizione umana dell’essere anziano, dell’amicizia, dell’amore che non muore mai anche quando non si è più in vita. Quell’amore che ti porta a cercare e cercare sino al punto di perdere la vita nella speranza di trovare delle risposte che nessuno ti ha mai dato o che alcuni ti hanno negato. Però lascio spazio anche all’amore che nasce, come spesso accade, dalla casualità di un incontro e che pian piano si infonde nel cuore di chi lo coltiva.

Grazie mille, Riccardo, per aver condiviso con noi i retroscena del tuo avvincente romanzo. È stato davvero interessante scoprire di più sul mondo di Vito Cianciotta e sulle complesse trame che hai intrecciato in “Lud e Angela”. Invitiamo tutti i nostri lettori a immergersi in questo affascinante viaggio tra misteri storici e suggestioni mistiche. Non vediamo l’ora di leggere il tuo prossimo lavoro!

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