Benvenuti al blog del Gruppo Albatros! Oggi abbiamo il piacere di ospitare Alessia Venturi, autrice del nuovo libro “La gita in montagna”. Un romanzo che ci porta a riflettere sulle emozioni, le scelte di vita e le connessioni umane attraverso le storie intrecciate di cinque personaggi diversi. Carla, Marco, Mirko, Filippo e Diana si rincontrano anni dopo una vacanza a Cortina D’Ampezzo per completare una gita rimasta incompiuta, riscoprendo sentimenti e legami che il tempo aveva lasciato in sospeso. Alessia, grazie per essere qui con noi oggi.
Alessia, il tuo libro “La gita in montagna” racconta di cinque personaggi molto diversi tra loro. Cosa ti ha ispirato a creare questi profili così distinti e come li hai sviluppati?
È vero. I cinque personaggi sono fortemente caratterizzati, ognuno da una personalità diversa. Carla, l’avvocato di Torino è diligente e molto concentrata sul suo lavoro, ma volutamente nasconde agli altri, ed in primis a sé stessa, i suoi sentimenti. Ha paura che l’amore la possa ferie, quindi, cerca di stargli distante e di compensare gettandosi in una relazione che le dia tranquillità. Marco, il maestro di sci di Courmayer, è un bel ragazzo, un conquistatore di cuori, ma anche un eterno Peter Pan. Non vuole crescere e per questo non si lega a nessuna donna. Mirko, Poliziotto a Firenze e migliore amico di Marco, è un ragazzo simpatico e realizzato per avere raggiunto il suo traguardo professionale di entrare in Polizia come suo nonno. Gli piace ridere e divertirsi e non ha nessuna intenzione di impegnarsi sentimentalmente. Filippo, è un professore ed insegna in un liceo di Bologna. È il fratello minore di Mirko e, assieme a lui e a Marco forma un trio che li ha uniti fin dall’infanzia. Filippo amo definirlo come “l’intellettuale figo” del gruppo, quello letterato che ama il vino, ama parlare e ascoltare, è corretto e leale, è l’uomo perfetto, insomma. Diana, infine, è il personaggio più drammatico del gruppo. Fa la cameriera a Cortina d’Ampezzo, dove è nata e cresciuta e da dove non si è mai spostata. La sua esistenza si trova in pericolo ed è quella che più di tutti gli altri, sta rischiando di smarrirsi durante il passaggio all’età adulta. Nello sviluppare il testo mi sono divertita ed emozionata a dare personalità diverse ai vari personaggi del libro, anche perché in ognuno di essi ho messo una parte di me: Carla è la mia parte incompiuta e insoddisfatta. Marco è la mia parte irrequieta e ribelle, Mirko quella più spensierata, Filippo incarna l’uomo che ho sempre voluto incontrare e Diana è la mia parte più insicura che ha bisogno di protezione. Inventare questi personaggi è stato davvero bello e quando sono arrivata a tirare le conclusioni della storia, mi è dispiaciuto separarmene. Ormai, Carla, Marco, Mirko, Filippo e Diana erano diventati i miei amici, ognuno con le sue caratteristiche, i suoi sentimenti e le sue difficoltà. L’ispirazione sul come caratterizzarli mi è venuta man mano che scrivevo, ovviamente, volevo dei personaggi con cui la maggior parte delle persone potessero empatizzare e sorridere di situazioni in cui magari si ritrovavano, associando una propria esperienza con quanto leggevano. Una delle soddisfazioni più grandi che ho, infatti, è quando qualcuno che ha letto il mio libro mi avvicina e mi dice, oltre al fatto che il romanzo gli è piaciuto, che in qualche circostanza si è riconosciuto o che gli è venuta in mente una situazione simile da lui o lei vissuta. Arrivare a colpire le persone e a far vivere loro un’avventura spensierata è quello a cui ho puntato sin dalla stesura del primo capitolo. Immedesimarmi nei personaggi mentre scrivevo sicuramente ha aiutato questo processo.
La gita incompiuta è un elemento centrale del tuo romanzo. Puoi raccontarci come questo evento simbolico si lega alla crescita personale e alle relazioni dei protagonisti?
I cinque ragazzi si sono conosciuti a Cortina d’Ampezzo quando avevano vent’anni, ai tempi dell’università. Durante quell’estate erano diventati amici ed avevano formato un gruppo, scorrazzando per le montagne tutti assieme. Intrecci sentimentali e grandi progetti erano all’ordine del giorno. Avevano creato una lista di buoni propositi e di cose da fare. Uno dei punti che era stato scritto era quello di andare in gita alle Cinque Torri, punto però rimasto incompiuto. Con il passare degli anni, i cinque amici, pur mantenendo qualche contatto, si sono separati, ritrovandosi a vivere ognuno in una città differente, ognuno preso dai suoi problemi e col grande dilemma su come affrontare il passaggio all’età adulta. Il mio romanzo racconta le vite dei ragazzi, ormai trentenni, i quali stanno affrontando, ciascuno a modo suo, un certo senso di responsabilità che segnala loro il fatto che stanno crescendo, che stanno abbandonando la “comfort zone” dell’età della spensieratezza per andare verso l’età della responsabilità ed il mondo dei grandi. C’è un momento della vita, infatti, in cui tutti si trovano a dover fare i conti con il fatto di avere un lavoro a tempo indeterminato e un compagno, a tempo indeterminato anche quello! È questo il momento che fa paura e in cui non si sa bene come comportarsi: le cose a cui abbiamo sempre puntato si realizzano, e quindi? C’è ancora qualcosa da scoprire? C’è forse qualcosa che ci sfugge? Tutti i protagonisti del mio libro sono coinvolti in questa situazione e, proprio tramite la proposta di uno di loro, di andare finalmente a fare “La Gita in Montagna” programmata ma rimasta incompiuta, riusciranno a risolvere il proprio destino. La gita sarà “Galeotta” e farà imboccare ad ogni ragazzo la sua strada. In alcuni casi ciò avverrà in modo naturale, in altri dovranno compiersi delle scelte sofferte ma, forti della loro amicizia e del loro legame, i cinque riusciranno a sbrogliare la matassa ingarbugliata delle loro vite. In un certo senso la salita verso le Cinque Torri, che troveremo nell’ultimo capitolo, può essere vista come un cammino che condurrà all’ascesa dei personaggi verso la vita da adulti che li aspetta.
Ogni personaggio sembra rappresentare un diverso approccio alla vita e all’amore. Come hai bilanciato queste diverse prospettive per creare una narrazione armoniosa e coinvolgente?
Secondo me è proprio questa la forza del libro. Amici con caratteristiche diverse, idee diverse, ognuno con la sua personalità e le sue convinzioni. Chi, almeno una volta nella vita, ha avuto la fortuna di relazionarsi con un gruppo di amici, sicuramente ne avrà colto le varie sfaccettature. C’è l’amico più festaiolo, quello più introverso, c’è l’intellettuale, quello a cui piace fare discorsi seri e anche quello che sdrammatizza tutto, c’è il latin lover, il sentimentale, c’è quello corretto e c’è il trasgressivo. Questa è la bellezza dei rapporti umani e del confronto con gli amici. Io ritengo che il valore alto dell’amicizia sia indispensabile nelle nostre vite. Avere un amico che ti spalleggia e che sai che ti è vicino è una sensazione impagabile. Dagli altri si impara e dal confronto si può crescere: si può capire cosa ci fa stare bene, ma anche cosa non ci piace e che vogliamo evitare. Lo stesso vale per l’amore. Anche in questo caso viviamo delle esperienze che ci fanno crescere. Ho sempre sostenuto che conoscere persone e rapportarsi con loro arricchisca molto e che sia fondamentale per determinarci e per diventare le persone che vogliamo poi essere. Dunque, amici diversi, con idee, diverse è una cosa naturale! E, consapevoli di questo, dobbiamo prendere il meglio da ogni relazione, amicale o sentimentale. Non è stato difficile bilanciare le diverse prospettive che hanno i personaggi: mi sono semplicemente divertita a immedesimarmi e a raccontare varie sfaccettature delle personalità che ho incontrato.
Il romanzo è ambientato tra località montane e città italiane come Torino, Courmayeur, Firenze e Bologna. Quanto è stato importante per te il contesto geografico nella costruzione della storia e delle atmosfere?
Io sono nata in un paesino circondato da montagne, ma in me c’è anche sangue di città. Ho sempre amato la grandezza dei centri cittadini, i negozi, i bar, le mille persone da incontrare. Mi piace molto anche la montagna, tant’è che della gita alle Cinque Torri ne ho fatto il fulcro del romanzo. Non avrei però rinunciato alla città, che rende tutto più accattivante. Il fatto che alcuni personaggi si trovino in ambienti a loro non familiari o nei quali non si sentano a loro agio è un altro dei temi che ho voluto evidenziare, sempre in relazione alla crescita e alla maturazione dei cinque giovani. Avere un buon lavoro in una località in cui non si sta bene crea disagio. Avere avuto il sogno di vivere in una certa città piuttosto che in un’altra e non avere mai avuto il coraggio di provare a farlo, crea insoddisfazione. Amare la propria città, ma amare qualcuno che sta in un’altra crea incertezza. Bologna e Cortina sono due città a cui sono legatissima, pur essendo l’una diversissima dall’altra. Le frequento sin da quando sono bambina e descrivere questi posti mi è venuto naturale, ambientarci poi la mia storia è stato davvero bello per me: ho tessuto io la trama di un romanzo inventato, destreggiandomi tra luoghi a me familiari e nei quali mi piace sempre tornare. Torino, Courmayeur e Firenze sono luoghi che mi piacciono, non mi sento intimamente legata agli stessi come per Cortina e Bologna, però, li ho ritenuti adatti per contestualizzare le storie rispettivamente di Carla, Marco e Mirko. Probabilmente, constatazione che posso fare col senno di poi, ho tenuto Bologna e Cortina per ultime e come città cardine per lo svolgimento delle vicende – come la classica ciliegina sulla torta – proprio per il senso di appartenenza che provo io nei confronti delle stesse.
Infine, quali emozioni o riflessioni speri che i lettori portino con sé dopo aver letto “La gita in montagna”?
Sin dalla prima apparizione de “La gita in montagna”, io ho iniziato a definirlo come “il romanzo dell’estate”. Lo penso tutt’ora e vorrei che per i lettori fosse così. Ho pensato a questo libro come ad un qualcosa di spensierato, che sia divertente da leggere, che venga voglia di continuare nella storia, ma che faccia anche pensare. Quando i lettori mi dicono che l’hanno letto d’un fiato perché non riuscivano a staccarsi, oppure che alla fine si sono commossi, mi sento appagata e capisco che il mio romanzo è arrivato dove volevo. Seppure in modo rilassante, il lettore si troverà ad affrontare dei temi in cui, almeno una volta nella vita gli sarà capitato – o gli capiterà – di incappare. Scegliere di crescere e di diventare adulti tocca a tutti: anche gli eterni Peter Pan hanno affrontato questo momento, seppur connotato da un epilogo differente rispetto agli altri che hanno lasciato L’Isola che non c’è. Nel testo cito James Mattew Barrie, autore di Peter Pan, il quale definisce il suo personaggio come “spensierato, innocente e senza cuore”. Quando una di queste variabili inizia a barcollare o a venire meno è segno che si sta cambiando, si sta crescendo, e a quel punto non ci sono tante alternative: o cresci o resti Peter. La simpatica e accattivante avventura dei cinque amici fa da sfondo a temi importanti, quali il conforto e l’essenzialità dell’amicizia, la scoperta dell’amore vero e l’abbandono allo stesso, e il passaggio all’età adulta. Leggere il mio libro durante una vacanza al mare o una villeggiatura in montagna, potrà essere un bel momento per evadere dalla quotidianità e per sorridere, riflettendo su una delle età più belle della vita.
Grazie mille, Alessia, per aver condiviso con noi i retroscena e le ispirazioni dietro “La gita in montagna”. È stato un piacere scoprire di più sui tuoi personaggi e sul processo creativo che ha dato vita a questa emozionante storia. Invitiamo tutti i nostri lettori a immergersi in questo affascinante romanzo e a lasciarsi trasportare dalle emozioni e dalle riflessioni che offre. Buona lettura a tutti e alla prossima intervista sul blog del Gruppo Albatros!
