Benvenuti al blog del Gruppo Albatros. Oggi siamo felici di avere con noi Claudia Angelini, autrice del libro autobiografico “Solo un caffè il lunedì”. Questo libro ci porta in un viaggio introspettivo durato nove anni, una metamorfosi lenta all’interno di una spirale in movimento lungo un sentiero senza segnaletica. Con il cuore come unica guida nell’oceano dei sentimenti, Claudia Angelini ci racconta un amore pieno di incertezze e oscurità, tra due persone divise da generazioni diverse, ma unite da un coraggio ciclopico e un’incoscienza ostinata. È una storia in cui i protagonisti non hanno bisogno di un nome, perché è l’amore stesso a parlare per loro: un amore tagliente, irrazionale, dai tratti quasi patologici, costretto a misurarsi anche con le lacerazioni di uno scenario pandemico. È un libro che affonda le sue radici nell’istinto, scritto in meno di un mese dalla convinzione che dietro ogni immagine c’è una storia da raccontare, densa di rumore e conversazioni speciali.
Claudia, raccontaci del processo di scrittura di “Solo un caffè il lunedì”. Come hai trovato l’ispirazione per questo viaggio introspettivo così intenso?
Io credo che ognuno di noi, e non mi riferisco soltanto all’universo degli scrittori, proprio come si fa quando si affronta un lungo viaggio, debba fare una serie di soste strategiche. Per poi riprendere e completare tutte le stazioni incluse nella sua road map. Ecco, noi siamo quella sosta, quella chiacchierata esplorativa con noi stessi che, spesso, sacrifichiamo in nome di una società anoressico-emotiva che, appunto, non ci lascia nemmeno il tempo di “viaggiare” dentro i canali delle nostre consapevolezze. Nel qui ed ora, senza nemmeno dover andare troppo lontano. L’ispirazione nasce proprio in questo modo. Dal prendersi tempo. Dentro un’introspezione che serve a ognuno per arrivare lì dove il futuro è soltanto il coraggio del presente.
Questo libro è autobiografico? Qual è stata la tua esperienza nel trasformare momenti della tua vita in una storia condivisibile con il pubblico?
Il romanzo non è autobiografico. Mi spiego meglio. Ci sono dentro anche io ma è, soprattutto, la voce narrante delle biografie di molte anime che si sono confessate per condividere le dinamiche di un fenomeno così attuale, come la dipendenza affettiva, allo scopo di cercare delle risposte o, semplicemente, per porsi delle domande che potessero essere messe a capo di quei comportamenti tra soggetto dominante e dominato. Chi scrive sa di avere un grande dono, quello di riuscire a condividere, responsabilmente, delle emozioni e, soprattutto, quello, in un certo senso, di poterle conservare in un tempo che diventa immortale. Un tempo che supera il silenzio. Oltre quelle pagine, oltre quelle circonduzioni emotive e quelle corrosive paure ancestrali che si sono trasformate in emozioni consolidate e, dunque, diventano patrimonio da salvaguardare. In fondo, la scrittura è proprio questo. Una bellissima galleria d’arte accessibile a tutti, per una contaminazione sana e pedagogica.
L’amore è un tema centrale nel tuo libro. Come hai affrontato la sfida di descrivere un sentimento così complesso e spesso contraddittorio?
L’amore è il motore che muove ognuno di noi. È il primo battito. Il primo vagito. È energia totalizzante. Un sentimento strutturato e complesso e, proprio per questo, spesso confuso e destinato ad annebbiare le relazioni. La metafora con cui ho pensato di poterne rappresentare al meglio la forza straordinaria è proprio quella del buco nero. Quel pozzo senza luce dove, spesso, immaginiamo di cadere pensando di non poterci salvare dal macroscopico vuoto di tante relazioni asfittiche, scarnificate. Eppure, è proprio quell’energia, l’amore, che, come nella famosa radiazione di Hawking, ci spinge fuori dal buco senza trascinarci giù. Oltre ogni aspettativa. È amore, in primo luogo, per sé stessi. Per una vita che merita pienezza, fierezza e, soprattutto, coscienza. Per maturare in un sentimento strutturato. Finalmente pronto per essere condiviso con altri battiti. Perché la felicità si nasconde dentro un piccolo muscolo a forma di cuore.
La tua narrazione si svolge anche durante un periodo pandemico. Come ha influenzato la tua scrittura e la percezione dei tuoi personaggi?
La pandemia, nella sua eccezionale risonanza, è stata determinante. Nel silenzio e nell’isolamento mi sono ritrovata. Ho sempre amato scrivere, fin da bambina. Per me, la scrittura è una confessione aperta. Solo che lo scenario apocalittico del Covid ha affinato la punta, virtuale, della mia penna. Dentro un tempo che è divenuto un elastico, allungato senza vedere chi ci fosse all’altro capo del filo, ho metabolizzato le emozioni. Tutte. La paura. La solitudine. Il silenzio. La morte. E, soprattutto, la vita. Che scorreva dentro pagine fitte di pensieri. Fatti per restare. Fino a diventare una storia tra due personaggi, senza nome, che travolti anche loro dallo scenario della pandemia, si sono misurati con una situazione dalla portata eccezionale. Imparando a silenziare i propri sentimenti o, meglio, a “freezarli”. Per parlare con loro. Per ascoltarne la voce spezzata.
Una cosa ho capito durante la pandemia. Dentro quella bolla in cui tutti ci siamo ritrovati “sospesi”, ho imparato che scrivere, per me, significa utilizzare una lente d’ingrandimento speciale con cui posso cogliere anche quelle sfumature sepolte sotto qualche granello di polvere o che, più semplicemente, vorrebbero restarsene nascoste.
Qual è il messaggio principale che vorresti che i lettori traggano da “Solo un caffè il lunedì”?
Il messaggio che mi ha guidato durante tutto il viaggio nel romanzo è sempre stato chiaro, univoco e assordante. Imparare a concedersi tempo. È l’augurio per tutti i miei lettori. Riuscire a cogliere l’importanza di avere tempo. In ogni momento. Tempo per prendere la decisione migliore, accarezzando, una ad una, le cicatrici della vita. Tempo per amare. Per capire. Per cambiare idea. Per restare. Per andare via. Per fare passi avanti, fino a diventare salti, oltre le pozzanghere della vita. Imparare a combattere con il tempo e mai contro. Per crescere insieme e perfezionarsi, come dentro un romanzo di formazione. Tra spirali di fallimenti, fino alla maturazione finale. Fino a prendere la migliore decisione possibile. E, infine, di avere sempre tempo per sorseggiare un buon caffè con qualcuno che allunga la curva dei nostri sorrisi.
Grazie mille, Claudia Angelini, per aver condiviso con noi la tua esperienza e la tua visione unica attraverso le pagine di “Solo un caffè il lunedì”. Questo libro è sicuramente un viaggio emozionante e intenso che ha toccato il cuore di molti lettori. Non vediamo l’ora di seguire il tuo percorso e scoprire quali altre storie avrai da raccontarci in futuro.
