GRUPPO ALBATROS IL FILO PRESENTA: 10 pomodorini al giorno. Come la musica mi ha salvato la vita – Lucia Brunialti

Benvenuti al blog del Gruppo Albatros, dove oggi abbiamo il piacere di intervistare Lucia Brunialti, autrice del libro autobiografico “10 pomodorini al giorno: Come la musica mi ha salvato la vita”. La storia di Lucia è un viaggio toccante attraverso il dolore e la resilienza, un racconto di come la musica abbia avuto il potere di trasformare la sua vita in un’opera d’arte. Dopo la perdita del padre, Lucia ha affrontato una serie di sfide che avrebbero potuto spezzare chiunque, ma ha trovato la forza di risalire grazie alla musica e al suo straordinario talento. Oggi siamo qui per scoprire di più sulla sua ispiratrice storia e sulla sua straordinaria capacità di trasformare il dolore in speranza.

Lucia, il tuo libro racconta un viaggio emozionante attraverso il dolore e la guarigione. Come hai deciso di condividere la tua storia con il mondo?

Quella di scrivere “10 pomodorini al giorno” non è stata proprio una scelta, ma più una necessità. I contenuti sono nati nel periodo della malattia (a 16 anni ho sofferto di anoressia nervosa): la scrittura è stata un’ancora di salvezza nelle mie giornate sole. Le pagine erano come un’amica cui affidarmi; Circa dieci anni dopo ho deciso, invece, di prendere in mano tutto il materiale che conservavo gelosamente e assemblarlo fino a comporre il libro che vedo più come un atto di coraggio e un “trofeo” rappresentativo della fine di un percorso intenso.

La musica ha svolto un ruolo fondamentale nella tua vita e nel tuo percorso di guarigione. Puoi condividere con noi un momento particolarmente significativo in cui hai sentito che la musica ti stava salvando?

La musica mi ha aiutata molto, mi ha tenuto compagnia permettendomi di sfogare la mia creatività e mi ha tirata fuori da quella che credevo essere una tana ma che, invece, stava diventando un buco nero. È stata anche rivelatrice: ho sentito che poteva essere la fune a cui aggrapparmi per uscire da questa voragine che mi stava inghiottendo quando la magrezza e la denutrizione mi avevano tolto anche le forze che servivano per riuscire a far uscire suoni dal mio corno francese. In quel periodo continuavo ad andare a lezione dal mio maestro ma trascorrevo tutto il tempo parlando… di musica soprattutto. Non mancare “all’appuntamento” mi permetteva di cambiare aria e non perdere la speranza nel fatto che sarei tornata ad avere l’energia che mi avrebbe permesso di suonare. 

Affrontare la depressione e i disturbi alimentari può essere estremamente difficile. Come hai trovato la forza di superare questi ostacoli e quale ruolo ha avuto la musica in questo processo?

Anche nel periodo più duro della malattia ero molto consapevole delle mie condizioni e me ne vergognavo pesantemente. Non avendo più le energie per poter suonare ascoltavo tantissima musica esplorando una vasta varietà di generi. In quella fase di apparente apatia, di distacco dagli aspetti emotivi, di difesa da qualsiasi parola/frase/situazione che avrebbe potuto ledere la mia corazza, le canzoni – i suoni, le parole, le sensazioni – erano l’unico mezzo con cui mi lasciavo veramente andare. Il guscio si scioglieva e riuscivo ancora ad emozionarmi, a cantare e sapere che, in qualche modo, ero viva. La voglia di tornare a “produrre musica” suonando uno strumento mi dava speranza. 

Nel tuo libro, parli della tua esperienza di isolamento e solitudine. Come hai trovato il coraggio di condividere i tuoi pensieri più intimi con il mondo attraverso la scrittura?

Riempivo la mia solitudine e le mie giornate interminabili non solo con la musica ma anche con la lettura. Nei libri cercavo una risposta, qualcosa nel quale riconoscermi, qualcuno che aveva vissuto una storia simile alla mia con cui confrontarmi e attraverso la quale sentirmi meno sola. Non l’ho trovata e ho deciso di scrivere per mettere luce su delle tematiche, spesso stereotipate, di cui si parla ancora poco e, soprattutto, fornire una testimonianza a chi sta vestendo i panni che ho vestito anche io e sta cercando disperatamente quella storia. 

Oltre alla musica, quali altri strumenti o risorse ti hanno aiutato nel tuo percorso di guarigione e crescita personale?

Sono da sempre una persona creativa, curiosa, “affamata” di novità e stimoli per crescere. Il mio percorso di formazione è stato pieno di “bivi” che però mi hanno portata ad essere professionalmente piuttosto completa. Amo le arti, la musica mi “ha salvato la vita” ma sul retro della copertina ho voluto sottolineare che credo fermamente nel potere delle parole e dei libri. Questi, anche oggi, dopo la malattia, sono ancora capaci di donarmi quello di cui ho realmente bisogno. Per anni se mi avessero chiesto “Qual è la tua passione più grande?” avrei avuto difficoltà a rispondere con certezza senza temere di trascurare nulla. La musica? La bicicletta? Il caffè? La fotografia? La lettura? L’arte? La scrittura? La grafica? Le automobili? Impastare? I tatuaggi? Gli albi illustrati? Tutte queste cose che mi attraggono, in realtà, sono soltanto forme di espressione dell’unica vera grande cosa che mi fa stare bene e alla quale, oggi, sono riuscita a dare un nome. Infatti, sono una bibliotecaria e amo, più che le parole, le storie. Sono la mia più grande passione. Sostengo che ci sono due modi principali per vivere la lettura: quello più legato allo “svago” che serve al lettore per staccare dalla quotidianità e quello più legato alla “crescita”. Quest’ultimo è il mio preferito, amo i saggi e le biografie perché credo che dalle storie degli altri che suscitano riflessioni e spunti di confronto possiamo imparare veramente tantissimo. Quello che vorrei trasmettere con questo mio primo libro è l’importanza della condivisione e dell’ascolto. Dico sempre che “Un macigno se portato da soli ci schiaccia. Se, invece, siamo in due a trasportarlo pesa meno e riusciremo a fare un po’ di strada…”. Quindi la mia vuole solo essere una delle tante storie che incontrerete nella vostra vita, spero che possa lasciarvi quello che deve.

Ringraziamo Lucia Brunialti per la sua sincera condivisione e per averci ispirato con la sua storia di resilienza e speranza. Il suo libro è un testimone potente del potere trasformativo della musica e della forza interiore dell’essere umano. Continuiamo a seguire il suo viaggio con interesse e speriamo che la sua testimonianza possa continuare a ispirare e illuminare le vite di coloro che affrontano le proprie sfide personali. Grazie ancora, Lucia, per averci donato un pezzo del tuo cuore attraverso le pagine del tuo libro “10 pomodorini al giorno: Come la musica mi ha salvato la vita”.

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