GRUPPO ALBATROS IL FILO PRESENTA: L’ambiente secondo Me – Giovanni Romeo

Benvenuti lettori del Blog del Gruppo Albatros. Oggi siamo felici di avere con noi l’autore del libro “L’ambiente secondo Me”, Giovanni Romeo. Attraverso le pagine di questa opera, Giovanni Romeo ci conduce in un viaggio attraverso una profonda riflessione sulla necessaria tutela dell’ambiente, sui valori autentici che guidano una vita dignitosa sulla nostra terra, e sulla frenetica corsa al consumismo che minaccia l’equilibrio naturale. L’autore ci invita a una vita in armonia con l’ambiente che ci circonda, adottando uno stile di vita che rispetti il ciclo naturale delle giornate e restituisca alla Terra ciò che essa ci offre.

La tua opera, “L’ambiente secondo Me”, offre una visione profonda sulla tutela dell’ambiente e sui valori fondamentali per una vita equilibrata. Cosa ti ha ispirato a scrivere questo libro e quali messaggi desideri trasmettere ai lettori attraverso le tue parole?

“L’Ambiente secondo Me” è un componimento ispirato dai miei trent’anni da imprenditore e specialista del settore delle bonifiche ambientali di terreni e falde di siti contaminati, eseguiti nel tempo in tutta la nazione. Ho trasformato in una professione ciò che sin da bambino era una ispirazione, stare immerso nella natura, difenderla, toccarla, respirarla, sentirla, viverla. Ma non quella natura di plastica che i nostri ragazzi vedono solo attraverso lo schermo di un computer, asettica, coccolosa e morbidosa. La natura vera, quella natura sporca, scomoda, difficile, a volte crudele nelle sue regole, quella che noi abbiamo dimenticato essere la nostra origine, nostra vera madre e che ci ricorda che siamo animali, prima che uomini. L’ispirazione è stata la certezza, consolidata negli anni lavorativi per tutte le situazioni emergenziali ambientali che ho toccato con mano, che le emergenze ambientali, sono state tutte figlie dell’ignoranza di chi vedeva e non capiva, di chi ignaro ha agito su comando o di propria iniziativa, ma senza sapere, di chi senza capire si è voltato dall’altra parte perché pensava che non lo riguardasse. Sapere di essere uomini di questo mondo, impone di avere la consapevolezza che il nostro stile di vita inquina, che noi come esseri anche solo vivendo, inquiniamo, involontariamente, secondo le regole del sistema, ma inquiniamo. Dobbiamo farlo in modo contenuto, in equilibrio con la natura, sapendo che gli eccessi della nostra esistenza sono danni senza soluzione. Riscaldare troppo una casa, così come rinfrescarla troppo in estate, usare troppa acqua sprecandola, usare troppi detergenti e detersivi, usare troppa energia elettrica, cambiare l’auto spesso, come computer e cellulari, tutto questo inquina tanto!! Viviamo in stati che misurano la loro agiatezza e competitività con la misura del PIL, che è legato intimamente alla logica capitalistica del consumismo e della produzione ossessiva. Mai nessuna nazione ha misurato il proprio stato di inquinamento e di invivibilità come segnale di una povertà, nessuno misura il depauperamento delle proprie risorse ambientali e naturali come inizio del declino di quei territori o, meglio, nessuna nazione dice mai quanto quel PIL costa in termini di vita e ambientali, presenti e futuri, ai cittadini di questa o quella società. Questa l’ispirazione, iniziare ad innescare il fuoco di una rivolta planetaria alle logiche del capitalismo, che da animali liberi di questo mondo ci ha trasformato in consumatori ingabbiati dal mercato mondiale e che dalle gabbie virtuali dei social in internet, ci impongono, per essere accettati e vincenti, stili di vita idioti e irraggiungibili, dove i mentori della nostra civiltà, sono due coniugi che speculano sul pandoro del Natale e ci insegnano a vivere. So che è una utopia, ne sono conscio, ma non smetterò mai di insistere, non smetterò mai nella mia vita di fare il mio mestiere, con eticità e serietà, mestiere che è anche una missione, tenere il mondo pulito, per tutti. E mentre vivrò cercherò di trasferire questi concetti in ogni luogo e contesto.

Parli della necessità di vivere in armonia con l’ambiente, seguendo il ciclo naturale delle giornate. Quali sono, secondo te, i principi chiave per adottare uno stile di vita sostenibile e rispettoso dell’ecosistema che ci circonda?

I principi chiave per una vita sostenibile sono quindi la percezione di se stessi come soggetti inquinanti, che attraverso la cultura e l’informazione specifica sugli argomenti, devono ridurre il proprio impatto ambientale nel mondo e al contempo essere ferrei oppositori di tutte quelle pratiche e cattive abitudini, quando non veri e propri illeciti ambientali, che vediamo perpetrare da altri sui nostri territori. La logica che l’azienda produce e dà lo stipendio per vivere e quindi anche se inquina giriamoci dall’altra parte… è finita! Abbiamo capito tutti che non può più accadere, perché si paga con la vita di oggi e dei figli di domani! Nelle terre dei fuochi come a Montichiari. Vogliamo davvero credere che nessuno abbia mai visto migliaia di bilici transitare e scaricare rifiuti nelle cave e nei campi?? Non è più tempo di pensare che tanto a me non tocca e non interessa. E forse dopo tutti i morti, lo stiamo capendo. SOSTENIBILITA’ partendo dalla nostra Vita personale, il resto verrà da sé.

Nel tuo libro, critichi la cultura del consumismo e l’uso distorto del denaro come strumento di dominio anziché di evoluzione. Come possiamo contrastare questa tendenza e promuovere una visione più consapevole dell’economia e delle risorse?

Il denaro che ogni privato, azienda, stato produce viene raccolto e gestito per produrre ulteriore denaro per aumentare la ricchezza attraverso l’accumulo, sfrenato e smodato, deregolamentato e illusoriamente tendente all’infinito. Denaro che produce denaro e nessuna regola per limitare il possesso e l’accumulo. Capitalismo che tende alla Oligarchia definitiva, dove una vita non varrà più niente, se non è quella di uno di quegli oligarchi mondiali che nel caso della propria morte darà uno scossone agli equilibri inalterabili di un mondo potente e ricchissimo che decide degli esiti di una popolazione mondiale intera. Il famigerato 2% che governa la restante parte del mondo. Ma vogliamo credere, ad esempio, che a qualcuno di loro possano interessare le sorti del territorio afghano quando i cinesi lo avranno sfruttato per l’estrazione delle terre rare ed avranno abbandonato su quei territori devastati i rifiuti tossici di produzione industriale? Cinesi che in ossequio alle logiche del mondo capitalistico e del mercato mondiale, stanno facendo vivere i propri cittadini in città tossiche e inquinate e che a latere delle grandi zone industriali stanno facendo lagunaggi di rifiuti e melme industriali, che ci vorranno secoli per decontaminare. Gli stessi arabi, negli anni, hanno contaminato i deserti dei fanghi idrocarburici delle raffinerie, formando laghi grandi ettari che chiederanno miliardi di euro di interventi, ma che non restituiranno quei posti alla loro originale condizione. Il Capitalismo dovrà soccombere a quello che definisco il Conservatorismo Ambientale. Qualcuno dovrà arrendersi al fatto che aldilà dei costi industriali per la produzione, ciascuna azienda dovrà accantonare obbligatoriamente fondi che dovrà devolvere ai comuni per risanare il consumo ambientale fatto durante il periodo di permanenza su quei territori. Il consumo del territorio andrà compensato e ripristinato, allora sì, si potrà parlare di sostenibilità, altrimenti sono solo chiacchiere e i SIN (aree inquinate definiti siti di interesse nazionale) e le migliaia di siti orfani inquinati, (siti in cui le proprietà hanno lasciato i terreni e il relativo danno ambientale in capo ai comuni), lo testimoniano. Questi siti in Italia sono l’eredità di chi si è, negli anni, girato dall’altra parte e rappresentano un danno grave e l’impoverimento della nostra Nazione che nessuno imprenditore ha pagato! Questi sono i primi piccoli passi, ma fondamentali. Il Capitalismo non è ambientalista. E non confondiamo le iniziative dell’automotive elettrica come sostenibili, perché sinché le fonti di produzione, (centrali elettriche), non saranno totalmente da energie rinnovabili, l’auto elettrica è stata solo una grandissima operazione di marketing.

Uno dei concetti centrali che emergono dalle tue pagine è il concetto di restituire all’ambiente ciò che sfruttiamo, per essere reinseriti nel ciclo naturale. Quali azioni concrete possiamo intraprendere, a livello individuale e collettivo, per promuovere questa idea di reciproco rispetto tra uomo e natura?

L’Uomo di questo pianeta deve comprendere che la fraternità mondiale esiste perché la Terra che stiamo vivendo è su tutta la sua superficie è intimamente collegata in tutti i suoi spazi e microclimi; pertanto, ogni gesto contro la natura verrà pagato anche a distanza da un nostro simile. Le immense isole di plastiche galleggianti alle Maldive, non le hanno create i maldiviani, sono state create dagli scarichi industriali dei paesi occidentali. Il problema degli antiparassitari e anticrittogamici, abusati negli anni in ogni angolo del pianeta, sono figli della nostra abitudine a mangiare con gli occhi la frutta e la verdura. Nel senso che la verdura segnata, un po’ danneggiata dai parassiti o semplicemente non perfetta, non l’abbiamo mai comprata e voluta, perché siamo ignoranti, non siamo mai andati in campagna a vedere come cresce la frutta su un albero in modo naturale. Ma per la logica capitalistica mondiale, in Europa ci diamo, giustamente, le regole per l’uso quasi a zero di prodotti pesticidi e anticrittogamici, ma per la stessa logica capitalistica, apriamo il mercato europeo all’ingresso dei grani messicani e canadesi, che cresciuti e trattati con il glifosate, vietato in Europa, vengono importati e lavorati nelle aziende alimentari produttrici della UE, perché a minor costo di quelli europei ovviamente più bio ma troppo cari. Tutto questo dovrà essere cambiato, dovrà essere dirottato, da NOI.

Infine, guardando al futuro, quali sono le tue speranze e le tue prospettive per un mondo in cui l’umanità viva in armonia con l’ambiente, seguendo i principi che hai illustrato nel tuo libro?

Nessuno di noi da solo può nulla, ma insieme. Noi, siamo il mercato e se il mercato dice NO il mondo capitalistico deve cambiare, altrimenti crolla! Questa in cuor mio è l’ispirazione, far scattare la scintilla della consapevolezza ambientale nelle persone, che le persone capiscano che non siamo solo fratelli nel mondo, ma siamo tutti figli della madre terra e dobbiamo difenderla. Noi dobbiamo farlo, partendo da noi stessi, ogni giorno, con diligenza attenzione e consapevolezza. Come per il razzismo, nemico della fratellanza dei popoli, esiste ciò che chiamo disfattismo ambientalista, ed è pilotato da speculazione e sfruttamento ed è il vero nemico della sostenibilità e della Vita e Noi consumatori del mercato dobbiamo affrontarlo e sconfiggerlo, educandolo. Non smetterò mai di credere che NOI siamo meglio di ciò che siamo ora.

Concludiamo questa stimolante intervista con Giovanni Romeo, autore di “L’ambiente secondo Me”, con una riflessione sulla straordinaria connessione tra l’uomo e la natura. Attraverso le sue parole, ci invita a riconsiderare il nostro rapporto con l’ambiente circostante, adottando uno stile di vita che rispetti e preservi la bellezza e l’equilibrio del nostro pianeta. Speriamo che le sue idee e i suoi ideali continuino a ispirare azioni concrete e positive verso un futuro più sostenibile e consapevole. Grazie, Giovanni, per la tua visione illuminante e per aver condiviso con noi la tua saggezza e la tua passione per la tutela dell’ambiente.

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