GRUPPO ALBATROS IL FILO PRESENTA: Madre della famiglia. Ha parlato la fede – Maria Sonia Merelli

Il Gruppo Albatros è lieto di presentare un’intervista esclusiva con Maria Sonia Merelli, autrice del libro che ha affascinato e ispirato molti, “Madre della famiglia. Ha parlato la fede”. Attraverso il suo sguardo penetrante sulla fede e la sua profonda comprensione della figura di Maria, Maria Sonia Merelli ci offre un’opportunità unica per riflettere sul ruolo dell’amore e dell’accettazione nelle nostre vite, così come nella dimensione della Chiesa. Prepariamoci ad immergerci nell’universo di Maria Sonia Merelli e ad esplorare le profonde verità e i messaggi di speranza che il suo libro ha da offrire, esploreremo il suo lavoro e il suo impatto sulla nostra comprensione della fede e dell’amore.

Da sempre l’uomo è guidato dall’amore: in esso si sente protetto e agisce amorevolmente verso il prossimo per sentirsi accettato. Maria Sonia, potresti condividere con noi il tuo pensiero su questa affermazione e su come essa si intreccia con il tuo lavoro e il tuo messaggio?

La domanda più bella è più importante: l’amore che guida l’uomo è la donna, che si sentono protetti eccitati e amando si sentono di appartenere, nella relazione anche a Dio. e nello scambio è nel dono con gli altri uomini e altre donne, il loro cuore che non riesce a stare chiuso, diventa medicina e cura per i fratelli. Parlo, di un amore fatto di corpo e di anima, come la Santa famiglia nazarena ci ha insegnato. È una scuola di vita è una scuola di silenzio e di umiltà dove la testimonianza più vera è l’unione dell’uomo e della donna nel vero significato dell’amore, del dono di sé e della fede in Dio creatore come quando Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden vivevano, in unicità, nei due ruoli differenti ma che si compensano e si completano. Questo è l’amore universale, che porta l’uomo è la donna ad oltrepassare i loro confini, a scambiarsi dolcezza e tenerezza per loro e per gli altri con segni di affetto, nell’abbraccio è nel conforto con ì propri simili. È la lingua che parlano tutti gli uomini, tutte le nazioni del mondo, dove il cuore compie gesti di gioia, di fede, di dono, di carità; in casa. nel lavoro, nello studio, nella società, negli ospedali dove ci sono tante persone malate e dove il rispetto e la cura dell’altro, anche dei giovani, oltrepassa il nostro individualismo: la nostra solitudine, il nostro dolore; per farsi carico della sofferenza, della tribolazione delle necessità e priorità dell’altro; diverso da noi, che ha più bisogno di Dio, ma che lo riconosce in un altro uomo, creato a sua immagine in corpo e anima, è così che l’amore guarisce, e che fa guarire. Perché DIO si è fatto uomo nel grembo di una donna, proprio per questo, proprio come fa ogni uomo con ogni donna mettendo al mondo una vita, una creatura umana.

Così come Gesù e Maria Vergine, che anche nel dolore hanno sopportato, allo stesso modo la Chiesa deve aprirsi a una nuova dimensione: dare alle donne ruoli più centrali e unire insieme uomini e donne nella fede in Cristo. Questa è una prospettiva interessante che sollevi nel tuo libro. Quali sono, secondo te, i passi concreti che la Chiesa potrebbe intraprendere per realizzare questa visione?

La forza delle donne e da riconsiderare come una priorità, come un filo rosso che le lega le une con le altre, come una rete centrale, dove la dignità e l’uguaglianza, regalano a tutte le donne di ogni cultura, religione, fede: la libertà di vivere la loro vita di amore, di lavoro nel sociale. L’uomo è la donna insieme, nello scambio reciproco dei loro doni, si devono aprire alle nuove sfide della vita, con relazioni tra fratelli e sorelle, nella parola di Dio, come nella laicità quotidiana, nella trasmissione dei valori universali e della spirito, nella dare fondo alla dignità e alla religione altrui: secondo ognuno come la vive, nella libertà di fede e di spirito, dove Dio amore: genera e cura sante persone, nei vari ambienti :sanitari, lavorativi, educativi, sportivi istruttivi e istituzionali, contribuendo ad un aiuto soprattutto nelle nuove generazioni e al nuovo mondo. Fondamentale e nella chiesa, dove in un contesto così importante, sono chiamati a dare testimonianza e ad avere uguali ruoli, anche interscambiabili, dove non c’è più distinzione sui doveri per la casa, la scuola, l’educazione è insegnamento. Mi permetto di aggiungere che serve più formazione più dialogo e confronto e la presenza reale e concreta della donna nella chiesa dove il suo ruolo è sempre stato limitato alla pulizia e alla cuor della prole. La donna colta che vive la realtà dinamica della fede e dello spirito sicuramente è una forma di indirizzo e di privilegio per consegnare alla chiesa la vera essenza che, Maria madre della chiesa e dell’amore, vive e testimonia dopo ancora duemila anni. Purtroppo, è la donna che continua anche nella chiesa: a soffrire la solitudine del suo pensiero e della sua fede e a vivere: quando esce fuori dagli schemi mentali imposti per la crescita della chiesa, solo nel ruolo maschile, all’emarginazione e a ruolo secondario e di sottomissione. Siamo ben lontani dal famoso libro del cantico dei cantici, della Bibbia, dove l’uomo è la donna vivono in simbiosi e in interscambio reciproco e di fiducia, il perdono è l’amore di Dio.

Maria è madre della famiglia, animata dall’amore per tutti noi: insieme possiamo aprirci a una nuova società di inclusione nella fede in Cristo. Queste parole sono un richiamo potente all’unità e alla compassione. Puoi condividere con noi un momento personale in cui hai sperimentato l’importanza di questa unità nella tua vita?

La famiglia: a cui ho dedicato il mio libro, rimane e sarà sempre il fulcro; l’esperienza più vera: dov’è l’uomo è la donna possono essere il volto e lo spirito, per cui Dio Padre, ci ha creati è da cui ritornare, per vivere in pienezza la vita sulla terra. La nuova società si fa carico delle fragilità che questa realtà così bella, ma anche così complessa, tutti i giorni vive; nell’affrontare dinamiche sempre più complesse, realtà sempre più culturalmente diverse, e con fratture che vivono uomini e donne soprattutto nel dialogo e nella relazione con se stessi e con i propri figli A mamma e papà ho dedicato questo libro, perché dopo aver vissuto il loro lutto, ho capito il dono d’amore che hanno lasciato a me è alle mie carissime figlie.Maria Sonia Merelli

La tua esperienza personale e professionale sembra intrecciarsi perfettamente con il tema del tuo libro. Puoi raccontarci un po’ di più su come sei arrivata a scrivere “Madre della famiglia” e quali sfide hai incontrato lungo il cammino?

Lo studio della teologia fondamentale e spirituale, che ho affrontato in questi cinque anni: nel seminario vescovile di Bergamo, dedicato a papa Giovanni XXIII, mi ha aperto la mente e il cuore ad una realtà spesso confusa è dimenticata. La relazione tra Dio e l’uomo, il vivere la fede è la presenza realtà di due grandi amici, compagni di viaggio: Maria e Gesù. È stato non solo una sfida a anche un sacrificio, un avere fede e fiducia in due persone reali, che vogliono il mio bene e che mi amano per quello che sono, e che malgrado i tanti problemi e difetti mi donano sempre il loro perdono e mi regalano ogni giorno la loro misericordia per affrontare quotidianamente la vita.

In conclusione, Maria Sonia, cosa ti auguri che i lettori portino con sé dopo aver letto il tuo libro? Qual è il messaggio fondamentale che speravi di trasmettere attraverso le tue parole?

L’augurio che offro a me, perché è per me che ho scritto questo libro, e che offro al lettore, chiunque esso sia, è quello di vivere nella Preghiera e nel dialogo di fede e di speranza con Dio. Nell’ ultima preghiera che ho scritto c’è l’essenza di questo libro, per me, e la cura per ogni persona, perché solo il medico celeste, Dio, può guarire le nostre ferite interiori ed esteriori.

Concludiamo questa intervista con un profondo ringraziamento a Maria Sonia Merelli per aver condiviso con noi le sue riflessioni e la sua ispirazione attraverso il libro “Madre della famiglia. Ha parlato la fede”. Attraverso le sue parole, siamo stati invitati a guardare oltre i confini convenzionali della fede e ad abbracciare un’idea di amore e accettazione che abbraccia tutti noi. Ci lasciamo con la consapevolezza che, come Maria è stata madre della famiglia, siamo tutti chiamati a essere custodi di un amore che abbraccia, accoglie e unisce. Che le sue parole continuino a risuonare nei nostri cuori e ci ispirino a vivere con compassione e unità, portando luce e speranza nelle nostre vite e nelle comunità che ci circondano. Grazie ancora a Maria Sonia Merelli per la sua gentilezza e il suo impegno nel condividere la sua visione con noi. Continuate a seguire il Gruppo Albatros per ulteriori interviste ed esplorazioni di temi significativi che ci guidano nella nostra ricerca di comprensione e spiritualità.

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