GRUPPO ALBATROS IL FILO PRESENTA: Jodie – Elena Martini

Benvenuti al blog del Gruppo Albatros! Oggi abbiamo con noi l’autrice del libro “Jodie”, Elena Martini. Il suo romanzo ci trasporta in un viaggio avventuroso nel cuore del Far West, seguendo le gesta coraggiose e indomabili di Jodie e della sua compagna a quattro zampe, Lola. Attraverso le pagine di questo libro, esploriamo non solo il paesaggio aspro e torrido dell’ovest americano, ma anche i confini dell’animo femminile, la sua forza e la sua determinazione nell’affrontare le sfide di un’epoca intrisa di maschilismo e convenzioni sociali. Benvenuta, Elena Martini!

Il tuo romanzo “Jodie” ci porta in un viaggio avventuroso nel Far West, seguendo le gesta coraggiose di una giovane donna determinata a raggiungere l’oceano Pacifico. Cosa ti ha ispirato a scrivere questa storia?

L’idea di scrivere questo romanzo o, meglio, di iniziare a scrivere questa storia, che mai mi sarei aspettata diventasse un libro pubblicato, mi è balenata in mente una notte del Marzo 2021. Era un momento complicato della mia vita, un momento di difficoltà, di cambiamento e di voglia di rinascita. Eravamo inoltre in piena epoca Covid e questo mi ha permesso (nella sfortuna di essere ferma col lavoro e con la vita sociale -cosa che, a dire la verità, non ho sofferto-), di potermi prendere del tempo per pensare, per ragionare su tante cose e quindi anche di dedicarmi a questo progetto. Così, l’indomani mattina, mi misi a scrivere, di getto. Volevo immaginare e vivere con la fantasia la storia di una giovane donna che decide di fuggire dalla sua noiosa e preimpostata condizione di vita, per intraprendere un viaggio pericoloso, ricco di eccitanti avventure, libera dagli oneri e dagli onori di quelle che per lei erano solo inutili sovrastrutture sociali dell’epoca. Amo da sempre i cavalli, come amo da sempre i grandi film di Hollywood, e il mio sogno nel cassetto è ormai da tempo fare un viaggio (che non ho ancora fatto) nei territori del Vecchio West, per poter vedere i paesaggi unici e mozzafiato di quell’angolo d’America e conoscere da vicino quel che rimane della cultura dei nativi. Va da sé che si capisce come mai ho voluto ambientare il libro in questo contesto geografico e storico. Ci tengo a dire che questo romanzo non è da leggersi con connotazioni femministe, politicizzate o quant’altro (non sono una ragazza che cavalca ideologie politiche o mode sociali, non mi interessa, e preferisco di gran lunga cavalcare i cavalli!), ma è un libro che parla semplicemente di Libertà e della sua ricerca più spasmodica e intima, scevra da qualsiasi altro concetto. E chissà che in questa ricerca non ci si possano ritrovare in molti!

Jodie rappresenta un’icona di ribellione e determinazione nell’affrontare le sfide e i pregiudizi della sua epoca. Quali elementi della sua personalità hai trovato più affascinanti da esplorare durante la scrittura del romanzo?

Scrivere di Jodie è stato scrivere di me. Grazie a lei sono andata nel profondo delle mie idee, delle mie cicatrici e del mio carattere e questo ha sortito in me un effetto terapeutico, facendo in modo di lasciar andare il passato, migliorarmi e darmi nuova linfa vitale. Questa personificazione non è stata assolutamente voluta, tant’è che me ne sono resa conto solo a testo compiuto. Credo che gli aspetti più affascinanti della personalità della protagonista siano la sua libertà, la sua vitalità e la sua indipendenza: il coraggio di mollare la sua realtà pur di sentirsi viva perché è sicura che là fuori c’è un mondo bellissimo e tutto da scoprire, e la volontà di farlo completamente da sola. La forza di rialzarsi, di non darsi mai per vinta perché ha fame di vita e bisogno di emozioni forti. L’intelligenza di comprendere dai suoi errori e la furbizia, talvolta, di rigirare le situazioni in suo favore, perché vuole proseguire il suo viaggio a tutti i costi. Jodie è comunque un personaggio a tutto tondo, è dinamica e a volte imprevedibile, ha molte sfaccettature e si evolve durante il suo viaggio. Non ha la pretesa di avere una connotazione positiva o negativa, è semplicemente la descrizione di un carattere, di una personalità: ha i suoi umori, le sue prese di posizione, il suo orgoglio, le sue paure e i suoi limiti, ma è, a parer mio, un personaggio del tutto realistico.

Nel tuo libro, delinei varie tipologie di donna attraverso personaggi come Evelyn Olivia Rose, Mercy, Mary, Angela e Rebecca. Come hai sviluppato queste diverse caratterizzazioni e quali messaggi volevi trasmettere attraverso di esse?

Quasi tutti i personaggi che descrivo nel romanzo sono stati ispirati, sia per carattere che per aspetto fisico, da persone che mi circondano nella vita reale. L’incontro forse più importante per Jodie è la Sig.ra Redmayne, una sorta di guaritrice che unisce tecniche di medicina europea con quelle di medicina dei nativi (e quindi rappresenta anche un punto d’incontro tra le due culture) e che guarisce Jodie dopo la sua prima disavventura. La donna ha la funzione di dare coraggio alla protagonista e di spronarla con pugno di ferro per il raggiungimento dei suoi obbiettivi. La Sig.ra Redmayne, che vive emarginata dalla società e ha un passato di enorme sofferenza, per me rappresenta la forza, l’orgoglio e il credere in sé stessi, che ognuno di noi dovrebbe avere in cuor proprio. Poi c’è il personaggio di Mercy, una donna anche lei forte, sicura di sé e di cui non importa nulla del pregiudizio altrui. Nel libro è importante perché aiuta Jodie dopo un disastroso avvenimento, il più nefasto di tutto il viaggio. Mercy rappresenta quindi la solidarietà femminile, nella sua forma più disinteressata e sincera. Dopodiché la protagonista troverà lungo la sua strada un’altra donna, che diventerà anche un’amica, Angela. Angela rappresenta il riscatto: è una ragazza con un passato duro, che ha sempre messo davanti il bene degli altri rispetto al suo ma che, all’improvviso, per lo sconvolgersi inaspettato degli eventi, prende in mano il suo coraggio e manda all’aria i suoi piani per lanciarsi in questa avventura a fianco di Jodie e i tre fratelli Kirsch.  Oltre a figure ispirate da un coraggio e da una forza romantiche, ci sono però anche quelle più razionali: Mary Bee, la proprietaria di un hotel in cui Jodie alloggerà per qualche giorno e Rebecca, anche lei proprietaria di un alloggio e un ristorante. La prima ha la funzione di ricordare la parte più pragmatica e meno romantica della vita alla protagonista: le dice di restare coi piedi per terra, di non esagerare coi suoi sogni di gloria perché la vita la scotterà. La seconda invece ha fatto delle scelte che sono proprio quelle da cui Jodie sfugge all’inizio del romanzo, ovvero una famiglia, la dedizione a un figlio e ad un marito, con tutte le sue conseguenze, ma che poi, una volta conosciuta bene e vissuta fianco a fianco per qualche giorno la realtà di Rebecca, farà ragionare Jodie su quanto possa essere bello anche questo tipo di vita: un marito, dei figli e una stabilità e una sicurezza che però non sono scelte di comodo o imposte, ma volute, perché frutto dell’amore.

Il tema della libertà personale e della ricerca di sé stessi è centrale nel tuo romanzo. Come hai visto il personaggio di Jodie crescere e cambiare lungo il suo viaggio attraverso il Far West?

Esatto. La libertà personale e la ricerca di sé stessi sono decisamente i temi principali del romanzo. Jodie, lo dice più volte all’inizio, non è consapevole realmente delle motivazioni che la spingono ad andarsene da Whiteriver, la sua città natia, e forse non se lo chiede più di tanto. Si sente irrequieta, sa solo che non vuole sposare alcun uomo, che non ha nessun piacere nell’imbellettarsi, che non vuole annoiarsi con una vita scontata e immobile; allo stesso tempo vuole cavalcare quando le pare, stare sveglia la notte a guardare le stelle, non dovere niente a nessuno e men che meno stare sotto ad alcuno. Questo non perché sia una ribelle o una pianta grane, ma semplicemente perché non può essere diversa da quella che è, non conosce altro modo di essere, lei è libera, in una società che, al contrario, ha tutt’altre regole. Solo dopo splendide avventure e spaventose disavventure, solo dopo tanta positiva solitudine e utili confronti con alcuni personaggi, Jodie comincerà a farsi le domande giuste su sé stessa e su cosa vuole dalla vita. Comincerà a capire il perché del suo viaggio, che dietro alla sua voglia di libertà e di avventura, c’è anche un forte bisogno di scoprirsi, conoscersi in tutte le proprie sfaccettature, dalle più positive alle più negative, di autoaffermarsi per riuscire ad essere la versione più forte e positiva di sé.

Il tuo libro è anche arricchito dalla presenza dei tre fratelli Kirsch. Qual è stato il ruolo di questi personaggi nella storia di Jodie e quali elementi aggiuntivi hanno portato alla narrazione?

Il ruolo dei fratelli Kirsch è stato sicuramente quello di rappresentare l’Amicizia, la fiducia, l’importanza di poter contare su qualcuno, esperienza che Jodie non aveva mai provato prima. David, Simon e Josh sono tre fratelli di origine ebraica, provenienti dal Michigan: musicanti, girovaghi, un po’ fuori legge un po’ bravi ragazzi, che vivono liberi e senza regole, dei veri outlaw nel senso più letterale del termine, e che rappresentano tre diverse personalità maschili. David rappresenta il maschio chiuso, burbero, incapace di esprimere le proprie emozioni, imprigionato nell’idea che per essere uomini bisogna essere così. Simon invece è la spensieratezza, dovuta alla sua giovane età, è un personaggio simpatico, allegro, sempre di buon umore e con la battuta pronta. Josh invece, che incuriosisce molto Jodie, è un carattere più complesso. È intelligente e ha una sua curiosità che lo porta a voler conoscere tutto ciò che lo circonda con uno studio da autodidatta, un ragazzo dalla mente aperta e dai larghi orizzonti. È sicuro, coraggioso, audace, capace di reagire anche con violenza davanti alle situazioni difficili come allo stesso tempo di fermarsi e ragionare per rimettersi in discussione. Questi tre rocamboleschi e discutibili personaggi, insieme ai loro tre magnifici cavalli, hanno dato sicuramente colore alla mia storia colore, ironia, divertimento e tanta avventura.

Grazie infinite, Elena Martini, per aver condiviso con noi i tuoi pensieri e le tue ispirazioni dietro il tuo romanzo “Jodie”. Con le sue avventure e le sue sfide, Jodie ci ricorda la forza e la determinazione delle donne nel conquistare la propria libertà e identità, anche in contesti ostili e avversi. Non vediamo l’ora di leggere ancora di più sul tuo lavoro e di essere trasportati in altri mondi attraverso le tue storie. Grazie ancora per essere stata con noi oggi!

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