Benvenuti lettori del Gruppo Albatros! Oggi siamo entusiasti di accogliere Iolanda Cosentino Florio, autrice del libro avvincente “Le novelle del Sette e Mezzo”. Un viaggio coinvolgente nel cuore della Sicilia, un tuffo nella storia travagliata della Rivolta del Sette e Mezzo del 1866, che ha scosso le fondamenta della monarchia sabauda.
Iolanda, inizia condividendo con noi cosa ti ha ispirato a scrivere “Le novelle del Sette e Mezzo”. Qual è stata la scintilla che ha dato vita a questa affascinante esplorazione storica?
mi ha spinto l’indignazione quando ho scoperto di non sapere niente della Rivolta del Sette e Mezzo di Palermo, dopo aver conseguito un Diploma di Laurea in Filosofia e Storia presso l’Università di Palermo. Un cupo sentimento di indignazione che mi segue sempre anche quando, da docente di Storia, leggo i manuali scolastici che non parlano affatto del Sette e Mezzo o dedicano qualche rigo in modo poco approfondito e inadeguato. La cupa indignazione nasce anche dalla mancanza di rispetto per gli esiti che la vicenda italiana ha avuto sulla storia della mia Palermo.
Il tuo libro offre uno sguardo approfondito sulla Rivolta del Sette e Mezzo, evidenziando sofferenze, ingiustizie e coraggio. Quali sono gli elementi della storia che ritieni fondamentali per il pubblico moderno, e come si collegano alle sfide attuali?
Per il pubblico contemporaneo sarebbe sicuramente importante comprendere e penetrare il dolore di chi è senza voce, dei deboli, di quanti non sono amici degli amici, di coloro che vengono violati e distrutti dalla Ragion di Stato cieca e disattenta alle ragioni di chi non ha nulla. Penso a Elena e Rosalia, donne stuprate e uccise senza pietà da oscuri personaggi che però riescono a ucciderle rimanendo impuniti. Il loro dolore mi ricorda il dolore di tutte le donne, anche al giorno d’oggi, che sono state vittime di violenza nelle varie stagioni della Storia e il destino dei più deboli, per l’appunto, che non possono difendersi e avranno sempre la peggio. I soldi che ho fin qui ricavato dalla vendita del libro, e sono davvero pochi, desidero donarli ad Associazioni / Comunità che difendono i più deboli, che curano le loro ferite, il loro dolore.
Parlando dei tuoi personaggi, come hai sviluppato i protagonisti come Tancredi, Elena dei Principi di Lagoscuro e il Prefetto Luigi Torelli? Ci puoi raccontare il processo creativo dietro la caratterizzazione di queste figure?
Antonio Tabucchi riferiva di essere stato visitato dai suoi personaggi, questa cosa è capitata anche a me. Amo molto l’asse viario che da Porta Nuova di Palermo corre verso Piazza Marina ed è lì che ho visto Elena. A Piazza della Vergogna ho incontrato la cara Rosalia e i suoi bambini, insieme con le sue amiche siamo andate a passeggiare al Foro Italico verso Villa Giulia. Ho pianto con loro amaramente. Tancredi ha raccolto tutta la mia indignazione, mi ha visitato lui, quando ho cominciato a capire che il mio percorso formativo non era stato adeguato. Luigi Torelli nasce, invece, dai miei studi che hanno seguito una linea di sviluppo fortunata. Ho cercato di esplorare i sentimenti del Prefetto patriota, seguace di Cavour, ma addolorato perché comprende bene la sua solitudine dinanzi allo strazio di un’intera città che muore. Sono sempre stata guidata dall’idea che solo la creazione letteraria può cogliere quanto di universale si cela tra le pieghe della Storia e regalarlo a chi avrà la fortuna di essere un buon lettore.
La tua narrazione si snoda attraverso una tela intricata di miseria, inganni e opprimenti massacri. Qual è il messaggio principale che speravi di trasmettere ai lettori attraverso le vite dei tuoi personaggi?
Penso di aver già risposto a questa domanda, comunque continuo a ripetere: 1) Una nuova coscienza storica del processo che portò all’Unità d’Italia, alla nascita della Questione meridionale e delle mafie; 2) Acquisire un nuovo senso civico che porti a considerare se stessi come cittadini attivi e responsabili, pronti a lottare per il Bene Comune contro ogni forma di violenza.
“Le novelle del Sette e Mezzo” sembra offrire un tributo sentito alle voci silenziate della storia siciliana. Qual è il ruolo, secondo te, della letteratura nel preservare e diffondere la memoria di eventi cruciali come la Rivolta del Sette e Mezzo?
Il Ruolo della Letteratura è stato e sarà cruciale. Purtroppo, oggi domina una lettura essenzialmente economica dell’Esistente e questo umilia la Letteratura e i veri scrittori, togliendo ancora voce a chi voce non ha mai avuto e mai avrà, ancora una volta vittima di logiche banalmente commerciali. Non so quale futuro sarà riservato alle mie novelle, io cercherò di farle conoscere ai giovani e, ripeto, utilizzerò il ricavato del mio libro per aiutare gli Ultimi.
Ringraziamo Iolanda Cosentino Florio per aver condiviso con noi la sua ispirazione dietro “Le novelle del Sette e Mezzo” e per averci condotto attraverso il caotico scenario della Rivolta del 1866. Questo libro ci offre un’opportunità unica di esplorare le radici della storia, riscattando le voci dimenticate di un popolo eroico. Non vediamo l’ora di continuare a seguire le tue opere e di approfondire ulteriormente le pagine avvincenti della storia siciliana. Grazie per essere con noi oggi!
