GRUPPO ALBATROS IL FILO PRESENTA: Pax tibi Marce – Nello Ballarin

Benvenuti al blog del Gruppo Albatros, dove oggi ci immergeremo nel mistero e nell’intrigo della Venezia dell’anno 1040, attraverso le parole di Nello Ballarin, autore del libro “Pax tibi Marce”. Ballarin ci conduce in un viaggio avvincente e misterioso nel cuore del canale della Giudecca, dove un traghetto in fiamme segna l’inizio di una serie di eventi enigmatici destinati a sconvolgere la vita degli abitanti delle insulae venetorum. La storia segue le vicende di Iacomo, mastro squerariol con bottega a San Trovaso, e suo figlio inviati dallo stesso abate di San Zorzi a indagare sul commercio illegale del sale, una pratica diffusa oltre i confini del dogado. Ciò che non sanno è che il loro coinvolgimento svelerà segreti e intrighi che agiteranno le Venezie, portandole verso un destino segnato da un’acqua granda devastante.

“Pax tibi Marce” ci trasporta nell’affascinante scenario delle Venezie dell’anno 1040, attraverso un intreccio di misteri e intrighi. Da cosa ha tratto ispirazione per questa storia e per l’ambientazione così ricca di dettagli storici?

Premessa: in generale il medioevo è il periodo storico che per la sua fascinosa complessità mi ha sempre attratto e spinto a rimestarci dentro. Un mio vecchio progetto, iniziato con la pubblicazione di “In nome di Benedetto” (Albatros 2010), prevedeva tre manoscritti che indagassero il cuore del medioevo dal punto di vista ‘religioso’, ‘politico’ e ‘scientifico’. ‘Pax tibi Marce’ ha come scenario una Venezia in cerca di una collocazione identitaria nel variegato e confuso humus politico intorno all’anno mille. Il terzo libro, semmai vedrà la luce, avrà come sfondo la Scuola di medicina salernitana (Trotula e dintorni). Tutti e tre hanno la loro collocazione temporale nei primi decenni dell’anno mille. Che dire di intrighi e misteri: Venezia ne è sempre stata zeppa. I fatti ‘politici’ raccontati sono storicamente documentati, mentre le vicende umane restano legate ad una Venezia minore immaginata da chi in Laguna è nato e vissuto sino alla maggior età. Le figure di collegamento tra le due Venezie, la maggiore e la minore, hanno l’impronta di una veridicità storica giustificata dal periodo stesso. Delitti, spie e trame scorrevano nei canali veneziani di allora come l’acqua in sevente o dosana (montante o calante).

La sua formazione accademica in scenografia sembra aver influito sulla sua capacità di dipingere immagini vive e suggestive nelle pagine del libro. In che modo la sua esperienza nel mondo delle arti sceniche ha influenzato la sua scrittura?

Venezia stessa è una quinta spettacolare: c’è poco da inventarsi, basta guardarsi attorno con gli occhi da innamorato come lo sono io. Certo un’educazione scolastica aiuta, ma mai come l’andar in barca tra le secche della barena da ragazzo e in piena estate, girar per le calli della cosiddetta “Venezia minore”, soppesare e tradurre emozioni in dialetto antico (i richiami del Boerio), entrare in un vecchio squero o spiare attraverso i quadri dei grandi pittori veneziani. Poi ci sono gli odori delle alghe marcite al sole e il salso pungente che ti obbligano a veleggiare. Pensi alla lettera di Cassiodoro ai veneziani e sorridi alla barca ormeggiata davanti alla porta di casa.

La trama del libro ruota attorno a segreti e intrighi legati al commercio del sale. Qual è stato il processo di ricerca storica e di costruzione della trama per rappresentare accuratamente questo aspetto della vita veneziana medievale?

Jean-Claude Hocquet, “Il sale e la fortuna di Venezia”, è stato il testo base orientativo. Leggi dogali ad hoc, tecniche di produzione e commercio sono facilmente reperibili in numerosi testi dedicati all’argomento. Le saline di Venezia erano le legate alle origini della Serenissima e indispensabili alla sopravvivenza della gente dei luoghi; mezza laguna era adibita a questa produzione, perlopiù gestita da conventi benedettini. Gli antichi veneziani lottarono con Chioggia e Comacchio per ottenere il monopolio dell’oro bianco. Tuttora, non lontano da Torcello, esiste un’isola superstite chiamata “la Salina”. Per tornare a “Pax tibi Marce”, nello sviluppo ideale del manoscritto mi occorreva un motivo per poter vagare in laguna all’inseguimento di isole, luoghi abitati e personaggi perduti nel tempo. Il sale con le sue implicazioni, produzione e smercio, monopolio e gabelle, mi è parso da subito il pretesto giusto cui affidarmi.

“Pax tibi Marce” descrive anche eventi drammatici come “l’acqua granda”. Come ha lavorato sulla rappresentazione di queste situazioni di crisi nella storia e qual è stata la sua intenzione nel farle emergere nel racconto?

Le cronache veneziane dell’epoca (archivi storici civili e religiosi) riportano spesso eventi naturali che hanno condizionato gli albori delle genti lagunari, rafforzandone la caparbia determinazione. Personalmente ho sperimentato in gioventù le ‘buriane da tramonte e l’aqua granda’. Timore misto a reverenziale stupore sono emozioni che appartengono all’animo umano in tutte le epoche. La paura per una sorte incerta ha spinto i primi abitanti delle isole lagunari a combattere ‘mala aria’, pellagra, acque alte, interramento delle barene, inondazioni fluviali, ma anche pirati sui mari, invadenti potentati e religiosi avidi. I bizantini erano ormai in ritirata. Con materiale del genere, perché non incrociare e far interagire le disgrazie naturali con quelle prettamente umane? Poppone non è stato forse una calamità per Grado, e Iacomo un’inconsapevole vittima delle brame di potere altrui? Ma pensiamo a Berto il salinaro, un lagunare il cui ‘stampo’ si è tramandato nelle isole e del quale qualche traccia, perlomeno nel ricordo, conserviamo ancora. Vedi breve apertura ‘Pax tibi Marce’.

“Pax tibi Marce” offre un’avvincente immersione nella Venezia del 1040, ricca di misteri e intrighi. Qual è stato il suo approccio nel bilanciare la precisione storica con la trama avvincente e nell’intrecciare elementi di finzione con dettagli storici per creare un’esperienza coinvolgente per i lettori?

Come ho già detto, la Venezia medioevale offre un calendario di eventi da imbarazzarti nella scelta. Capitò così dappertutto in quel periodo. Io però la stima di un periodo storico l’avevo già fatta in precedenza quindi, non mi restava che setacciare tra le offerte e cogliere ciò che meglio collimava con il precetto narrativo prestabilito: le “insulae venetorum” coincidenti almeno in parte con il mio sentire, un itinerario vagheggiato tra canali e barene lontani nel tempo, ma fantasmi presenti nel mio bagaglio di ricordi giovanili. Naturalmente, approfondendo la ricerca ho incontrato quello che tutti i setacciatori di archivi trovano: disparità nelle date, citazione degli stessi luoghi con nomi diversi, scarsa attendibilità di talune fonti, smaccata parzialità nel redigere resoconti. Per non parlare dei gustosi contagi tra latino e dialetto embrionale. Il dialetto veneziano è una lingua ‘grassa’. Costruito un ordito storico con certezze documentali, vi ho inserito la trama narrativa che mi stava a cuore, popolandola di personaggi che in qualche modo rispecchiassero l’idea che avevo io sul substrato reggente i grandi attori (doge, imperatore, vescovi con potere temporale, mercanti ambiziosi, abati attenti alle vicende mondane). Berto, Iacomo, Iani e tanti altri, tutti popolani, risultano veri quanto il vescovo di Torcello Orseolo o Flabanico il doge, sono figure reali semplicemente perché quest’ultimi ne giustificano l’esistenza portandoli in primo piano. Ordito e trama sono inseparabili nella tessitura del racconto. In “Pax tibi Marce” dettagli storici e vicende collaterali, finzioni, si integrano a vicenda accanto alle venerabili e discusse spoglie del santo Marco. Egli, pur di starsene in pace, giustifica e parteggia per tutti. Anche per il presuntuoso autore che lo ha tirato in ballo.

Concludiamo questa coinvolgente conversazione con Nello Ballarin, l’autore di “Pax tibi Marce”, una storia che ci trasporta nel cuore delle Venezie medievali, ricche di intrighi e segreti che catturano l’immaginazione del lettore. Grazie, Nello, per aver condiviso con noi la sua ispirazione, il suo processo creativo e l’immersione nelle sfumature storiche di questa affascinante ambientazione. Non vediamo l’ora di seguire i suoi futuri progetti letterari e di esplorare nuove avventure attraverso la sua narrativa ricca di dettagli e mistero.

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