GRUPPO ALBATROS IL FILO PRESENTA: Misteri della vita – Mario Mocci

Parlare di poesia è approfondire gli aspetti più intimi e personali dell’animo umano: svelarli metterebbe da parte tutto l’incanto, ma suggerirli con parole dense ed evocative permette di creare un legame inscindibile tra le corde interiori del poeta e del lettore. Di questa levità si compone la raccolta poetica “Misteri della vita” e pubblicata per il Gruppo Albatros Il Filo. Ne abbiamo parlato direttamente con l’autore della silloge Mario Mocci.

Quali sono i messaggi o le riflessioni che desidera trasmettere ai lettori attraverso le poesie di Misteri    della vita?

Gli inutili rancori per torti ricevuti e l’assoluta mancanza di dialogo, soprattutto dopo una lite per futili motivi, fa sì che le parti in disaccordo mantengano un atteggiamento di distacco, vuoi per orgoglio, vuoi per timore di una reazione brutale, entrambe le parti spesso attendono che l’una si faccia avanti con l’altra. Questo accade tra persone note o meno note e pure tra amici. Non è possibile scordare un’amicizia per un disaccordo, se di amicizia si è trattato, sia se essa è stata di lunga durata e troncata a causa di quell’evento. Il messaggio dell’autore, è quello di voler far intendere al lettore, o meglio ricordare, l’effimera durata della vita, che sprecata nel serbare rancori ed orgogli personali non avrebbe alcun senso. Molti giovani spesso non comprendono, che un approccio diverso permetterebbe sicuramente dei benefici con il prossimo. Poi molto spesso bisogna fare molta attenzione a ciò che si dice, evitando di creare fraintendimenti, che possono sfociare in un alterco, non voluto. Da qui la seguente frase, che per molti versi può far sorridere ed invece è molto profonda: “C’è gente arrabbiata con me per i torti che mi hanno fatto!”

Come ha scelto di strutturare la raccolta nel suo complesso per trasmettere l’idea dei Misteri della vita?

Innanzitutto non si è trattato di un’idea, ma è diretta volontà dell’autore il voler rimarcare gli errori che continuamente noi comuni mortali facciamo. Ho iniziato la stesura della silloge esaminando i sette peccati capitali che si riferiscono ad un raggruppamento e classificazione dei vizi all’interno degli insegnamenti cristiani, nonostante essi non siano nominati all’interno della Bibbia. Successivamente, ho elencato, sempre senza voler decretare od imporre giudizi, semplicemente enunciando pareri personali, sull’immoralità e virtù dell’Umanità, ammonendone le prime ed esaltandone le altre. Purtroppo sappiamo bene che se esiste il bene, esiste anche il male. La silloge, nel suo complesso, tende a suscitare emozioni e riflessioni sulla vita personale dell’autore, spesso cercando d’immaginare i pensieri altrui, a volte palesemente decifrabili da espressioni provocate da situazioni, e frequentemente decifrabili dalle circostanze successive.

Come ha affrontato l’aspetto dell’amore all’interno delle sue poesie? In che modo ha esplorato sia l’amore personale che quello verso il prossimo?

Principalmente esponendo i miei sentimenti nei confronti della mia compagna di vita, che sono sinceri e non inattesi, ed è Lei, la fonte delle mie ispirazioni. La descrizione dell’amore personale non sfocia mai nel volgare, ma vi è un’unica poesia che marca un po’ più delle altre, ipotetici sentimenti in “AMOR NON CORRISPOSTO” a pag. 64, di un ipotetico personaggio che ha subìto un rifiuto dalla sua amata, e dove tal respingimento ha accresciuto in lui una sorta di dipendenza di un amore palesemente irraggiungibile. Si tratta di una poesia di fantasia, dove l’attore espone i propri sentimenti ma non viene corrisposto, e lotta fino all’esasperazione, tanto che tale rifiuto infiamma il proprio ardore nei confronti della sua irraggiungibile amata, che totalmente ed inevitabilmente lo respinge. L’amore personale e quello per il prossimo, sono sicuramente due concetti diversi, il primo quello con il quale ci s’innamora insieme, si crea una famiglia, si hanno dei figli e si vive per loro. L’amore per il prossimo significa rispetto per coloro che sono diversi da noi, che si tratti di una diversità culturale, per via di tradizioni e costumi lontani, del colore della pelle, più scuro del nostro, oppure che si tratti della nazionalità, senza fare eccezioni per coloro che, venendo dall’est o dal sud del mondo, spesso sono considerati negativamente. L’amore personale sia quello verso il prossimo, sono sostenuti dal rispetto reciproco e sentimenti di umiltà ed empatia.

Qual è il ruolo dei luoghi all’interno della sua raccolta? In che modo i luoghi influenzano le tematiche trattate e come vengono rappresentati nelle sue poesie?

Il ruolo dei luoghi è dettato dal fatto che, la silloge è incentrata soprattutto sull’amore e sui sentimenti che ognuno di noi prova nei confronti del prossimo. Spesso il dover cambiare abitazione o luogo di lavoro, provoca nell’essere umano un cambiamento molto importante, non si ha amici, i colleghi di lavoro non sono più gli stessi, insomma si ha un cambiamento netto ed io, come tante altre persone, li ho provati entrambi sulla mia pelle, per svariate volte. Come sapete sono un ex dipendente Ministeriale, ora in pensione ed in passato per motivi di lavoro, ho dovuto cambiare spesso città conoscendo e lasciando diverse persone. Ogni città è legata ad una mia esperienza personale diretta, quali la città all’inizio del mio lavoro, il matrimonio, la nascita di nostra figlia Valentina, la missione diplomatica in Iran, l’avvicendamento a Bologna per seguire un trasferimento lavorativo di mia moglie ed infine l’incidente stradale, che ha posto fine mio malgrado, alla mia esperienza professionale lavorativa. Ogni luogo ha lasciato in me, un sentimento di nostalgia, molto spesso evidenziato nel libro. Gli amici conosciuti, con i quali ci s’incontrava quasi quotidianamente ed ora, invece, ci si sente solo saltuariamente. Tutto ciò ha trasmesso in me momenti di solitudine. Tutto dovuto ad un distacco obbligato, per svariati motivi e quando la vita, si è data per scontata, ecco arrivare “gli imprevisti”, siano essi buoni o meno buoni. L’invito esplicito e non meno importante infine, è quello di voler invitare il lettore ad assaporare la vita istante per istante per quello che è, rendendo importanti tutte le sue fasi, anche quando ci convinciamo che in un dato momento, non stiamo concludendo nulla, invece poi le cose cambiano.  Il senso della vita? Potrebbe essere quello di voler migliorare la razza umana attraverso le esperienze e gli errori fatti. Nonostante tutto, continuiamo a commettere gli stessi errori, sperando che porti a qualcosa. Una domanda me la pongo anch’io: “Il progresso, ha portato solo miglioramenti?” Non ne sono certo.

A chi è rivolto il suo libro?

“Misteri della vita Immoralità e virtù dell’Umanità – Luoghi” è rivolto a tutti. È un’esperienza di vita, e sono certo che possa essere letto dai ragazzi/e dagli adulti ai quali intende trasmettere i sentimenti dell’autore. Un libro poi, scritto sulle esperienze del suo autore, può rendere più morbida la vita, perché quando vengono descritti i propri errori commessi, che poi a mente fredda si sarebbero potuti evitare, mette in guardia il lettore affinché possa evitarli, non ha prezzo. Questo vale per tutte le esperienze dirette e non, dalle quali quotidianamente ne traiamo vantaggio.

Avere l’occasione di sbirciare nell’universo poetico di “Misteri della vita” è stata per noi un’esperienza piacevole e suggestiva, desideriamo quindi ringraziare Mario Mocci per il confronto che ci ha concesso e per aver condiviso altri frammenti di sé con il lettore. Grazie anche a voi lettori di essere giunti fin qui: buona lettura e alla prossima intervista.

Lascia un commento