GRUPPO ALBATROS IL FILO PRESENTA: Una vita a metà – Giulio Nicchi

Benvenuti a questa nuova intervista per il nostro blog. Oggi abbiamo il piacere di fare una chiacchierata con Giulio Nicchi. Siamo certi che questa intervista vi aiuterà a conoscere meglio questo talentuoso scrittore e a capire cosa c’è dietro alla sua ultima opera “Una vita a metà”. Benvenuti, dunque, a questa nuova avventura letteraria!

Qual è stata l’ispirazione dietro il personaggio di Giulio?

L’ispirazione nasce dal bisogno di scrivere per la prima volta qualcosa che attraverso la scrittura mi permettesse di immortalare la lunga serie di ricordi della mia infanzia e adolescenza che rischiavano di perdersi a causa del passare del tempo. Non avendo mai scritto un diario di ciò che mi capitava ho voluto rimediare in extremis simulando di riscrivere in “bella copia” con un libro il diario che non è mai esistito. Volevo lasciare così un ricordo a tutti gli amici che ho avuto e conosciuto e che purtroppo oggi ho perso di vista nella speranza che in questo modo avessero potuto sapere dopo tanti anni che io c’ero ancora e che mi ricordassi perfettamente di loro, nella speranza che avessero potuto leggere tutte quelle vicende ed avventure che a poco a poco emergevano in me con qualche sforzo di memoria.

Qual è il ruolo dell’ambiente geografico, passando da Palermo al Nord, nel plasmare la storia di Giulio e le sue aspirazioni?

Descrivo la mia vita – almeno una parte della mia vita – e l’Italia che parimenti cresceva assieme a me; gli anni ’60,’70,’80 per me gli anni più belli. Essere figlio unico, prima bambino poi studente di architettura con la mamma casalinga ed il babbo gravemente malato in quegli anni ’70 in quella città bellissima ma al tempo stesso povera come povero mi sentivo anch’io mi impauriva molto. La decisione di abbandonare gli studi almeno momentaneamente e cercare altre soluzioni nasce proprio da questa paura. Volevo guarire mio padre, unica figura di riferimento, ma non ci riuscivo; volevo riuscire in qualche cosa ma non era per me sufficiente superare qualche esame, allora decisi di vincere un concorso magari in una città del Nord, trovare un lavoro e un guadagno mi sembrava la cosa migliore per liberarmi da quell’angoscia che mi attanagliava e mi toglieva il respiro. Roma, Milano, Torino, Bologna, Firenze erano città che amavo senza sapere perché’. Così mi ritrovai a Torino, città bellissima, e un bel lavoro alle ferrovie, i treni fin da piccolo erano la mia passione come l’architettura e i monumenti.

La natura poetica del desiderio di sé che Giulio sente all’interno, come viene esplorata nel libro? In che modo questo desiderio influisce sulle sue scelte e azioni?

Tutte le sensazioni, gli stati d’animo, i ricordi sono tornati nella mia mente in quegli anni di pandemia mentre scrivevo “Una vita a metà”; le poesie che avevo scritto da giovane nel giardino o su di un treno le volevo rendere immortali, quale cosa migliore riunirle in un testo, in un libro unico, strumento che rimane nel tempo, nei secoli, sempre consultabile? Pensiamo alla Bibbia. Un libro rimane, non ci lascia mai, mai ci abbandona, ci aiuta come un amico nei momenti difficili.

Come si rapporta il titolo del libro, “Una vita a metà”, alla storia di Giulio?

Ho scritto questo racconto per lasciare un ricordo di me, per essere rintracciato. Poi tutto si interrompe, il sogno svanisce e mi fermo qui a Firenze dove adesso vivo, ed il racconto della mia vita rimane una vita a metà che spero di potere continuare a scrivere in un nuovo libro dal titolo “La fabbrica dei rubinetti”. In conclusione il mio è un inno, una celebrazione ai libri e agli amici, la nostra salvezza!

Desideriamo ringraziare Giulio Nicchi per averci svelato alcuni dettagli inediti sul suo percorso di scrittura. Siamo sicuri che “Una vita a metà” saprà incuriosirvi proprio come ha fatto con noi. Buona lettura e alla prossima intervista.

 

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